TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Scrittrice taiwanese

“Una persona che ha
almeno un sogno ha un
motivo per essere forte.”

Sanmao

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Federico Garcia Lorca

“La poesia non cerca seguaci, cerca amanti.”

 

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La poesia c’è

Le immagini distorte dalle gocce d’acqua sui vetri del bus, il vociare dei turisti che invadono una Roma piovigginosa umida e calda, gli odori persistenti di profumi e sudori, non riescono a scalfire quell’intimo senso di pienezza dell’anima che provo dopo aver ascolatato le “parole”.
“Parole” di chi della poesia sa parlare, di chi la sa recitare, ma soprattutto di chi la poesia la incide sul foglio bianco; è perno delle anime che la sanno ascoltare, che ancora ne sanno apprezzare la forza discreta ma penetrante che non può lascire indifferenti.
La parola bella e ricercata che ben si sposa ad una Via Margutta che, se pur scalfita nella sua eterna bellezza da segnali stradali mal posizionati e obsoleti, è poesia lei stessa, con i suoi ciotoli, le sue mura inondate da cascate di verde smeraldo, le gallerie d’arte, piccole ma importanti, che espongono opere di generi diversi.
Nella calda/umida serata romana, Marco Corsi è riuscito a legare la mia anima alla sua poesia, ai ricordi di una Paola giovane incantata da una Roma che era silenzio meraviglioso di anni artisticamente costruttivi, al ciabattare confusionario e superficiale del momento sociale.
Una Roma che è comunque meraviglia.

 

Versi dissennati

 

Seppure avessi bisogno di toccare i tuoi sospiri
avvolti in sogno di cristallo,
chiederei il permesso al consesso delle stelle
amiche delle magie degli uomini,
custodi innammorati
in donna illuminata!

 

Marco Corsi

 

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Volevo scrivere…

…che in Italia niente cambia: soliti intrecci, favoritismi, traffici, missioni di solidarietà che tali non sono, sindaci/che che chiedono trasparenza e che trasparenti non sono, che prendono compensi altissimi (117mila euro annui, ad esempio…), e te credo che “nun se tocca…”;

Vocazione di San Matteo – Hendrick Terbrugghen
(Gesù chiama matteo mentre riscuote le tasse)

volevo scrivere che i romani pagano 162euro l’anno, a Berlino 75….ma la monnezza c’è sempre a dispetto delle tante parole e promesse (false ovvio) fatte; volevo scrivere che alcuni assessori comunali per un part-time prendono 7mila euro, e certo! il problema non c’è visto che gli italiani sono il popolo più tartassato tra imposte e contributi;

“Anche sorgenti e pozzi si esauriscono quando si attinge troppo e troppo spesso da loro.” – Demostene

volevo scrivere che i partiti si ingozzano di contributi parlamentari e rimborsi ma si dichiarano sempre in rosso….; che le pensioni sono sempre più basse e in età sempre più avanzate, che alcuni non le prenderanno mai, volevo scrivere che la forza lavoro invecchia sempre di più mentre i giovani continueranno ad essere immobili, l’Italia rallenta. Volevo scrivere, ma non trovo le parole giuste e siccome, come dice Publio Cornelio Tacito “… le chiacchiere non producono nulla” , o come dice Catone “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”, chiudo qui e vi auguro la buona notte.

 

La Morale

Una bella matina er direttore

d’un Giardino Zoologgico vestì

le scimmie, le scimmiette e li scimmioni

co’ li calzoni de tela cachì.

Una vecchietta disse: – Meno male!

ché armeno nun vedremo certe scene…

Er direttore l’ha pensata bene:

se vede che je preme la morale…. –

Una scimmia che stava ne la gabbia

tutta occupata a rosicà una mela,

intese e disse: – Ammenoché nun ciabbia

un parente che fabbrica la tela…….

Trilussa

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Mrs. Poe – Lynn Cullin

poe   “…Erano solo parole, certo, ma per una poetessa come me le parole sono moneta corrente: conosco il loro valore, la loro potenza. In una poesia so essere assai più audace e appassionata, posso andare oltre i limiti di un garbata conversazione. Poe non doveva fare altro che leggere tra le righe…”

 1845, New YorK, Frances Osgood, poetessa, incontra Edgar Allan Poe.
Frances vive, ospite con le due figlie piccole, a casa dei coniugi Bartlet, dopo che suo marito, il pittore Samuel Osgood, donnaiolo incallito, l’ha abbandonata all’Astor House, lussuoso albergo dove vivevano, per andare a Cincinnati con una ricca ereditiera americana.
Poe e Frances si incontrano spesso in casa di Anne Lynch, dove si tiene il più celebre salotto letterario del tempo. Il salotto è frequentato dai grandi nomi dell’epoca: Margaret Fuller, scrittrice; Walter Whitman, poeta; Audubon, ornitologo e pittore; Stephen Pearl Andrews, fondatore del Movimento per il Libero Amore; il reverendo Griswold…
Poe gode di grande fama soprattutto dopo aver pubblicato Il corvo. lo scrittore è sposato con Virginia, una sua cugina.
Tra Poe e Frances si instaura subito un’attrazione che si trasformerà da amicizia in amore, vissuto con sotterfugi, incontri appassionati e drammaticità.

 

“A colei il cui nome è scritto dentro”

Furono scritti, questi versi. per colei i cui occhi,
brillanti e vivi come le stelle di Leda,
tradurre sapranno il dolce nome che s’annida
qui nella pagina, velato a ogni lettore.
Setaccia bene le parole, che celano un tesoro
immane: un talismano, un amuleto
da indossare sul cuore. Versi,
parole e singole lettere, dovrai cercare, e non scordare
le minuzie o sarà fatica vana.
Che nodo gordiano qui non troverai
da dover slegare con la spada.
Basta seguire la trama sul foglio
che oggi scrutano i suoi occhi dolci
fra i versi vagando sperduti;
un nome forse sentirai,un nome da poeti o…poetesse.
Disposte in giusta sequenza, le lettere mendaci,
danno un suono che ognun conquista…
E se ancor fatichi a scorgerlo, mia cara,
vuol dire che sei un poco somara…
E ora dono questa sciarada a chi sciogliela saprà.

E’ un romanzo storico, stupendo (a me è piaciuto molto), incentrato sul triangolo amoroso (che fece molto discutere all’epoca, non è finzione ma realtà come si evince dalle poesie che Poe e Frances si scambiarono, le lettere invece sono misteriosamente scomparse) in cui Poe si divide tra Frances Osgood e la sua sposa bambina, Virginia.
Scritto senza troppe pretese, in modo semplice e lineare, ma mai banale, in questo romanzo fanno da padrona la trama, la vita di Frances, donna abbandonata che vivrà un grande sconvolgimento nella vita per amore di Poe, un amore molto coinvolgente che nascerà nell’inverno del 1845 e finirà con l’inverno del 1847, e la poesia, padrona dell’animo di entrambi i protagonisti ma che verrà vissuta da entrambi in modo diverso. Superba la descrizione psicologica dei tre protagonisti (Poe, la Osgood, Virginia) che intrecceranno, quasi in un destino assurdo, non solo le loro vite ma anche le loro morti, una parte drammatica di queste vite spezzate ancora giovani. La ricostruzione storica e sociale è perfetta; descritti perfettamente anche tutti i personaggi coinvolti.
Poe e Fraces pagheranno in modo devastante il loro innamoramento, la loro intensa passione.
Un romanzo non moderno se si pensa che non c’è neanche una scena di sesso descritto, ma solo accennato, anche in quella unica notte d’amore che i due vivranno, ma dove l’intensità dell’amore esce alla grande anche solo descrivendo le mani che si sfiorano, gli sguardi, le parole dette…non mancano eventi tenebrosi tanto per non smentire la natura dello scrittore.
Non svelo di più, magari qualcuno volesse leggerlo, e lo consiglio vivamente, accenno solo che una parte importante e inaspettata l’avrà la suocera di Poe, la signora Clemm e incontrerete Fanny Fay….

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Collaborazione….

IO VADO FINO AL CIELO

Sono un porto teso tra terra, questa, e il 933967_191029431051109_540932734_n
mare di domani – pianta salde alle radici –
tra mani materne e confini quotidiani,
l’aria frizzante all’alba mi solletica le narici

che d’incanto annusano ogni odore
come gli occhi sono pronti ad ogni colore
come le mani ad impastare un futuro
che incastonato nel cuore ancora tace.

Mi capita che i passi siano incerti, mi tengo
avvinta a piccoli desideri o mi aggrappo
tutta ai sogni, come quando seduta
all’altalena mi dondolo fino alle stelle…

… e di quelle sono regina
porto il nome della Luna
– bianco latte lei mi illumina –
mi arrampico sui gradini e lenta
…io vado fino al cielo…

componimento di Melissa e Antonia (https://dasemprevibradentroamore.wordpress.com)

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L’ultimo dono – Sándor Márai

dono

-Morte, accoglimi come tuo figlio (Kosztolányi). Forse è meglio in quest’altro modo: Morte, ti accolgo come mio padre (Márai Sándor)

-La nascita non è un’esperienza, giacché è accidentale, – si verifica e basta, senza alcuna intenzione. La morte è un’esperienza, perché si verifica anche andando contro le nostre intenzioni. (Márai Sándor)

-Ho compreso di non averti mai amato, la sola che io abbia amato è la mia passione. (Márai Sándor)
Fra il 1986 e il 1987 Sándor Márai viene colpiti da diversi lutti: due fratelli, la sorella, il quarantaseienne figlio adottivo e la sua adorata moglie Lola, compagna per sessantadue anni.
Lo scrittore ha sempre sognato di poter morire insieme a lei, invece la vede andare via lentamente, l’unica cosa che può fare per lei è mantenere la promessa fattagli: disperdere le ceneri nell’Oceano.
La vita per lui non ha più senso, continua però a scrivere il suo diario dove annota riflessioni e pensieri sulla morte, dopo poco più di un anno dalla morte della moglie si ucciderà sparandosi alla tempia.

Un diario che mi ha commosso e addolorato allo stesso tempo mettendomi davanti ancora una volta come una malattia può devastare la vita. Un diario dove è bellissimo leggere l’amore con cui Márai vede ancora la bellezza dell’ormai ottanteseienne donna che lo ha affiancato tutta la vita. Un diario dove mi è dispiaciuto, io che amo la vita ad oltranza, non veder realizzato “l’ultimo dono“ che l’uomo chiedeva di veder realizzato. Un diario che mi ha fatto scoprire diversi letterati, poeti, romanzieri ungherese a me sconosciuti e dai quale sono affascinata.
Un libro bellissimo che va metabolizzato e assaporato anche se intriso di dolore.

 

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