TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Passaporti

Sono arrabbiata, tanto.
Ma quante volte ancora non potrò sedere tranquilla a mangiare o bere con chi voglio senza pensare che la sera arriverà qualcuno a falciarmi o sgozzarmi in nome di cosa?
Sono arrabbiata, tanto.
C’è un posto sicuro dove posso andare?
Sono arrabbiata, tanto.
Perchè vedo un mondo che sta tornano indietro; perchè il progresso sta rallentando, e non parlo di quello materiale, ma morale e civile. Perchè la libertà per cui ho lavorato, lottato, assorbito me la vogliono togliere e io non ci sto. Perchè sono una che rispetta, che allunga la mano, o meglio lo faceva.
Vi hanno fatto entrare più di 25 anni fa e avete dovuto sudare per prendere passaporti e cittadinanza, oggi la cittadinanza non serve, si entra e basta, da una decina di anni il passaporto per farlo ve lo stanno offrendo su di un piatto d’oro.
E sono satura di sentire giornalisti, opinionisti, sociologi, filosofi, psicanalisti, politici, buonisti (soprattutto) blateare blateare senza che ci sia nei loro discorsi una valore che sia vero.
Vogliamo parlare della paura? Che tutti i chiacchieroni continuano a dire che c’è ma che viene vinta che poi la cittadinanza reagisce e già il giorno dopo torna alla quasi normalità…E quello che è successo ieri a Torino?
Oggi ho aperto il baule, ci ho infilato dentro il mio sogno più grande, quello per cui mi sono sempre battuta, la Pace (e non dovrei essere incazzata? scusate il francesismo). L’ho chiuso per preservarlo, non sporcarlo con tutto quello che provo, lo tirerò fuori quando vedrò la volontà degli uomini provare davvero a fare qualcosa. La mia tolleranza è terminata, e grazie a tutti quello che leggeranno questo post, che vorranno lasciare anche critice (inevitabili suppongo), ma resto su questo piano, non ci sono scuse, non ci sono ragioni storiche, non c’è niente che mi possa far cambiare idea. Mi serpeggiava dentro da un bel po’, anche da un “incidente” che mi è accaduto qualche giorno fa, che mi fa pensare che ho ragione (anche se tutte le ragioni qui non le scrivo, difficile).
Ah! nessuno mi dica per favore che sono la minoranza…le invasioni si preparano con il tempo, si studiano le strategie silenti, oggi è ancora più facile, non sono “la minoranza”, loro “sono” e tanti.
E mi viene in mente Oriana.

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Ancora

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E io pago! diceva Totò

E io lo dico ancora.

Verso i primi di novembre 2015 l’Amministrazione del Comune dove vivo decide di sistemare due varchi elettronici agli ingressi del centro storico. v Ora la domanda che vorrei fare è a cosa servono. Si dice per monitorare gli accessi; diciamo che entrano solo i residenti, mezzi autorizzati…e sono tantissimi, ma neanche un turista. E allora a cosa serve aver speso ben 21.000 euro facendo oltretutto notare che le sanzioni saranno severissime? Bene, i varchi non funzionano, dopo qualche mese di prova si sono resi conto che il funzionamento non era a norma….Una barzelletta su cui piangere, non ridere, visto che quei soldi potevano essere spesi per il rifacimento del manto stradale che versa sempre in pessime condizioni e per altre priorità di sicurezza stradale. Anche se veranno riattivati da me soldi non ne prendono perchè per principio non vado più (anche se sono sempre andata a piedi salvo per esigenze mediche) al centro storico con l’auto per non chiedere il permesso, mi stomaca solo entrare nell’edificio comunale.
Altra spesa: aggiornamento della numerazione civica (si dice sia obbligatoria ma a me non risulta), quindi cambio di tabelle storiche con i nomi di strade e piazze e numeri civici. Per strade e piazze bisognerà scrivere per esteso il nome, esempio Piazza Cavour diverrà Piazza Camillo Benso di Cavour e via a seguire; per i numeri civici si stanno già eliminando quelli storici Anagni-aggiornati-numeri-civici-370x223 per mettere, al centro storico targhe con scritte, numeri e bordi di colore rosso su fondo antichizzato (?), per l’extraurbano (noi) le targhe sono con scritte e numeri in nero, su fondo bianco con bordo azzurro, ora premetto che se si azzardano ad attaccare queste orribili e, udite udite, plastificate targhe sulle colonne di pietra del mio cancello, li faccio correre a più non posso, costi quel che costi. Altra vergognosa spesa inutile e di pessimo gusto. L’Amministrazione ha specificato che il cittadino non dovrà versare nulla (tanto li paghiamo in altro modo, sicuro) come invece accaduto in altre cittadine limitrofe, e ci mancherebbe, visto poi i risultati…da veri ignoranti sottoculturati (non che io sia meglio ma na’ scritta così neanche un bambino delle elmentari…) civico chi trova la magagna non vince niente….

“C’è solo un momento in cui è fondamentale svegliarsi. Quel momento è ora.” (Budda)

Quando lo faranno i miei concittadini?

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22 Marzo

Ieri la primavera nel mio giardino mi ricordava che sempre c’è la vita, che sempre c’è il rinnovamento…che la vita è colore è gioia.

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Oggi questo cielo grigio mi ricorda la morte, il dolore, la rabbia…

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E la morte è arrivata puntuale, programmata. Il mio è un post di dolore, ma anche di rabbia, tanta rabbia. Provo pena per tutte le culture soggette a repressione, ma mi dispiace io “sono” europea, vivo il Europa e non posso permettere che tutte le lotte e le libertà acquisite vengano distrutte. Non credo alla lotta per religione, soldi solo soldi, non credo a chi fa proseliti su retaggi passati, basta, basta. Non si può assistere alla morte di giovani e persone inermi perchè qualcuno ha deciso che  siamo “liberi”, troppo.

Se questi signori pensano che con il terrore possano ridurmi così donne-islam_600X220_90_C, senza identità, si sbagliano di grosso. Non lo permetterò mai. Non sto vaneggiando, sto prendendo una posizione che forse avrei dovuto far nascere prima. Ma ci voglio sempre credere nell’uomo. Non è più tempo. L’uomo si distruggerà, uomo contro uomo, ma sarà la natura a decidere l’atto finale e li l’uomo nulla potrà. Intanto “io” intesa come uomo non posso più aprire le mie braccia, ma creerò un muro, con una piccola porta dove passerà solo chi a mio giudizio lo merita veramente (e questa è Paola).

 

Brutto questo post, bruttissimo, rileggendolo non mi sembro io, ma non posso tornare indietro. Anzi, non è che non posso, non voglio.

 

Intanto porto in questo mio cuore che sempre ho sfruttato nell’amore tutte le vittime degli attentati di oggi.

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Io sono

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PARIGI

Questo blog tacerà per due giorni in segno di rispetto per le vittime e per dare modo alla sua tenutaria di smaltire grande dolore e immensa rabbia.

ANGELI CON VIOLINO

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Teresa – Claudio Fava

teresa Teresa, giovane donna siciliana, vive e lavora a Roma.
Suo padre è stato ucciso dalla mafia a cui aveva osato ribellarsi per non pagare il pizzo.
Il suo lavoro consiste nel tenere compagnia ai malati terminali. Tra quelli assegnatigli c’è Libero Ferrari, ex brigatista condannato all’ergastolo per omicidio.
L’uomo gli parla del suo passato, della sua vita, della sua rabbia…questo rispolvera la sua rabbia, quella che  Teresa ha per la morte del padre, un tarlo soffocato ma mai sopito che riprende vita: vendicarsi del padre. E decide di farlo con la pistola di Libero Ferrari.

Un libro dove prevale la voglia di ritrovare se stessi dopo essersi persi in un dramma tanto forte da sconvolgere vita e sentimenti.
C’è l’odio, c’è la fatica del vivere, c’è la rabbia. C’è il buio dell’anima che smarrita cerca uno sprazzo di sole nell’amore e nel lavoro.
E c’è la morte, quella violenta, inaccettabile, che si vuole far sparire. Ma come? A che prezzo?
Il personaggio femminile di Teresa è forte e debole allo stesso tempo, ispira tenerezza e potenza, vede con occhi spietati la terra siciliana dove il marcio ristagna e prolifera da sempre, vuole un riscatto non solo per lei, ma anche per la bella Sicilia  martoriata, dove il compromesso è duro a morire.
Queasta figura femmenile è il riflesso, a mio parere, di ciò che ha vissuto l’autore, è ciò con cui l’autore ha dovuto confrontarsi, è un gesto d’amore che vuole essere un riscatto sul dolore che gli è stato inflitto.
La storia è bella, la scitttura scarna, descrittiva e scorrevole, ma non sono riuscita a farmi affascinare da questo libro come credevo. Mi è rimasta un’amarezza su un finale che a mio giudizio è svanito nell’aria come il rumore di un colpo di pistola esploso, che arriva a segno, ma riecheggia sapendo che in quell’aria si perderà. O forse non ho capito.

Qualcuno di voi l’ha letto? Se si, datemi un commento. Grazie.

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Sono arrabbiata, delusa e stasera…

…mi lamento.

 

La società italiana è paralizzata, e qualcuno mi venga a dire che non è così, voglio dati alla mano, coerenti, che posso vedere con i miei occhi.
Quello che vedo veramente è che i giovani non hanno un futuro e gli altri vanno sempre più giù, le fabbriche continuano a chiudere, i negozi chiudono…
Qual’è la speranza di lavorare decentemente? Comprare una casa? Formare una famiglia?
L’illusione che si è creta è che il lavoro bisogna inventarlo (chi me ne propone alcuni?), che bisogna sapere le lingue (così puoi andare via più velocemente), rispondere alle inserzioni (tutte abbastanza fasulle), appoggiarsi alle interenali (e qui ne avrei da dire…), navigare sul web (alla ricerca di cosa?), viaggiare all’estero (se hai i soldi…)….
Tutti pronti si parte…per cosa?
Per l’approssimazione, poche idee e non molto originali, questo ha portato l’inventarsi un lavoro; per blog e siti a vendere e proporre, mi chiedo quanto siano controllati (?) e quanto lavoro portino; per partite Iva aperte a iosa, e mai usate…il mercato dell’illusione dove la disoccupazione continua a sguazzare, basta guardare i dati.
Al di sotto dei 24 anni abbiamo un tasso di disoccupazione altissimo, il lavoro per le donne diminuisce, al sud non ne parliamo.
E diminiuscono gli alunni nelle scuole, si abbandona prima del tempo.
E si allunga l’età pensionistica così quando ti tirano su una statistica, l’occupazione tra i 50 e 65 sembra esasere forte. Ma che bella illusione!!!
E ancora al governo blaterano di un “largo ai giovani” ma su cosa ancora lo devo capire.
Figli che si appoggiano ai genitori, ai quali comincia a scricchiolare l’entrata economica.
E allora certo che diventiamo cinici, aggressivi, indifferenti, anche difronte ad un goveno dove la carriera e il potere economico per loro sono la priorità.
Dove sono gli uomini e le donne di parola che poi la cronchetizzano?
Dove sono gli uomini e le donne che sanno essere solidali?
Dove sono gli uomini e le donne che davanti alla critica, alla condanna cercano una soluzione?
Non ci sono, noi non li abbiamo, sul Colle abbiamo le star.
Mi sento triste quando sento i figli di amici dire “finalmente la laurea ora me ne posso andare…”. Che Italia triste.
Un Italia senza una gioventù ottimista, forte, un’Italia dove i servizi pubblici dovrebbero essere orientati verso il lavoro non verso la sua perdita.
Un Italia sempre meno cosmopolita, non propinando tutti i giorni alla tele che “sono arrivati e stati accolti tot migranti di cui tot sono donne, tot sono bambini, siamo l’unico paese che….” non è questo essere cosmopoliti. E’ accettare di inserire e collaborare con regole di lavoro preciso, regole d’accoglienza precise che diano la possibilità ai nostri giovani di uscire, conoscere e poi rientrare, che danno la possibilità ai giovani stranieri di portare un apporto concreto e poi di restre se validi o tornare nelle loro terre se lo desiderano.
E noi popolo dovremmo cominciare a capire che basta con le scorciatoie, che i furbi e i ladri vanno annientati, che la bellezza e la cultura della nostra Terra va rispettata, che le ingiustizie vanno combattute, che è vero che abbiamo dei doveri, ma cavolo i nostri diritti andrebbero tutelati e invece siamo rassegnati, che il benessere non è una busta paga alta, ma ben altro….

Non sono seduta sulla “poltrona”, non ho sconti, precedenze, privilegi, agevolazioni; non rubo, non approfitto, non driblo, non evado; ho una casa, una famiglia, un solo stipendio; non mi lamento della mia vita o di quello che non posso avere, quello che ho mi basta e mi va bene così.
E allora perchè mi lamento?

Perchè a 57 anni sentirsi dire: “Bella mia tu dormi, fatti furba…” bhe, mi ha fatto “rodere” (come si dice a Roma) e se poi a dirlo e chi stà seduto comodo…e se poi per dire quel che penso passo anche i guai, mi faccio “rodere” ancora di più.
E allora non mi va più giù questo Paese meraviglioso, ne sono altamente scontenta e se potessi me ne andrei anche adesso. Dove? Non è importante, perchè ovunque andrò potrei fare sempre la stessa cosa, andarmene.
E qualcuno dirà:”Perchè parli tanto e non combatti?” Perchè la lotta dovrebbe essere di tutti, o almeno di tanti, e siccome è un dato di fatto che spesso lo faccio da sola mi sono stufata, il mio diritto sembra non valere niente se sono una.
Oggi mi lamento, scusatemi e scusami tu Italia, terra stupenda e maltrattata, ti amo da morire ma non mi sento più italiana (lo sono orgogliosa solo geograficamente).

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Già so che domani mi pentirò di questo sfogo e magari non rouscirò a non muovermi ancora perchè in me “il vento soffia ancora”, ahimè -sempre-.

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