TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Il buio oltre la siepe

  di Robert Mulligan

 

 

Atticus Finch, avvocato, vive in una tranquilla cittadina dell’Alabama.
Vedovo e con due figli, Jem e Scout, che sono accuditi dalla domestica di colore Calpurnia, Atticus Finch accetta di difendere Tom Robinson, uomo di colore, accusato di aver stuprato Mayella, bianca, figlia dell’iroso Bob Ewell; Tom Robinson viene ritenuto colpevole e tentando la fuga viene ucciso.
Finch, durante il processo aveva esplicitamente fatto capire che le violenze subite dalla figlia potessero essere opera del padre, questi per vendicarsi tenta di fare del male a Jem e Scout che vengono salvati da Boo, un giovane con problemi psichici che nessuno aveva mai visto vivendo sempre chiuso in quella che i bambini chiamano la casa maledetta.

 

Film pluripremiato, tratto dal romanzo della scrittrice Harper Lee.
E’ stato girato el 1962, la prima volta che lo vidi avevo 10 anni (1968), mio padre riteneva fosse l’età giusta e di questo l’ho sempre ringraziato, è stato il film che mi ha aperto a tematiche di cui all’epoca si parlava velatamente nelle famiglie, ma a casa nostra erano in primo piano. L’ho visto almeno dieci volte, film drammatico, malinconico, bellissimo. I miei genitori mi preparano per vederlo e tutto ciò che ho visto e assimilito è ben radicato in me. Ingiustizie, razzismo, psiche, bambini, adulti…
Questo film è il primo di una lunga lista di film revaival (così li abbiamo classificati) che io e le mie amiche intendiamo vedere, l’ho proposto io dopo aver letto in collettivo il libro da cui è tratto; abbiamo pensato che non è male guardare indietro.
Quello che mi lascia sempre stupita è come dal profondo Sud di un’epoca dove il “nero” e il “portatore di handicap” erano emarginati (e mi sembra una parola insufficiente per spiegare…) a tutt’oggi ancora persistone le stesse tematiche, che sicuramente non sono mai scomparse ma che anzi tornano a galla prepotentemente.
Ancora ignoranza, inciviltà, pregiudizio sono ordinaria amministrazione.
Magistarale l’interpretazione di Gregory Peck, ma comunque tutti davvero eccellenti gli attori.

  

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ll buio oltre la siepe (Uccidere un passerotto) – Harper Lee

Jean Louise e Jeremy sono figli di Atticus, avvocato vedovo che si prende cura di loro con saggezza, supportato da Calpurnia, domestica di colore.
I due bambini sono vivaci, gioiosi e in estate vengono raggiunti da Dill, nipote di una vicina e inventore di storie.
Sulla stessa strada dove vivono c’è una casa chiamata “la casa misteriosa” dove vive Boo, che non esce mai, il padre non glielo permette. I ragazzi ne hanno paura ma ne sono anche affascinati.
Atticus deve difendere Tom Robinson, bracciante nero, accusato di aver violentato e picchiato una ragazza bianca. Atticus riesce a dimostrare la sua innocenza e a dimostrare che il vero colpevole è il padre della ragazza; malgrado questo, la giuria, composta da bianchi razzisti, giudica Tom colpevole. Tom tenta la fuga e viene ucciso dalle fucilate delle guardie… come un uccellino indifeso. Bob Ewell, padre della ragazza stuprata, odia tanto Atticus che una sera tenta di uccidere Jem e Scout mentre tornano a casa da una festa. In aiuto dei bambini arriva Boo che uccide Ewell, ma non verrà accusato dallo sceriffo, che fa passare l’omicidio per un incidente.

 

L’ho letto a 14 anni, poi a 30 e qualche giorno fa.
Libro scritto benissimo, a me piace molto per la spontaneità di cui è pervarso malgrado la commovente drammaticità dei temi trattati, temi ancora oggi attualissimi: bianchi, neri, poveri, emarginati, bambini, adulti, pregiudizi, diversità…ma il fulcro del libro è senz’altro il razzismo. Una trama coerente e godibile. Anche la figura di Scout è coinvolgente, anticonformista se si pensa al periodo in cui è ambienta la storia. Lo definirei un libro di formazione.

 

 

 

 

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BlacKkKlansman

di Spike Lee

 

Anni 70. Un poliziotto nero riesce ad infiltrasi tra i suprematisti bianchi del Ku Klux Klan di Colorado Springs. Lui è Ron Stallworth, laureato, che ha dovuto inventarsi di essere un bianco razzista.
L’ispirazione per questa idea è scaturita nel poliziotto dopo aver conosciuto Patrice, organizzatrice e sostenitrice del movimento di autoaffermazione black
Ma il colore della pelle è un impedimento, così contatta il presidente del Ku Klux Klan telefonicamente e fa presentare, con il suo nome, Flip Zimmerman, collega bianco, di origine ebraica, pronto per essere scambiato per un membro della razza ariana.

     

 

Film pluricandidato e premiato.
E’ tratto dalla vera storia di Ron Stallworth, poliziotto afro-americano che riuscì a entrare a far parte del Ku Klux Klan.
Potrebbe essere un film drammatico, e per il tema trattato lo è sicuramente (superiorità razziale, appartenenza ad etnie differenti), ma è anche una sorta di ironica cinica commedia.
Non mi sono piaciuti i dialoghi, neanche le voci dei doppiatori rispetto alcuni personaggi, e degli stessi personaggi non ho trovato un’impronta forte nella personalità che sarebbe dovuta emergere…Recitazione troppo naif, troppo ironia.
Buona la sceneggiatura, buona la regia, ma secondo me non all’altezza di Spike Lee.
Bravissimo John David Washington, mi ha convinto (buon sangue non mente? staremo a vedere).
Comunque film da vedere, per aver riportato alla memoria un tema che sembra appartenere al passato, ma che prepotentemente torna alla ribalta.

 

 

 

 

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ll diritto di contare

di Theodore Melfi.

 

Anni Sessanta, ai “neri” non è concesso di vivere i stessi luoghi dei “bianchi”, come gli uffici, i bagni, i mezzi di trasporto…
Questo avviene anche alla NASA dove lavorano tre scienziate afro-americane, Mary Jackson ,informatica, Dorothy Vaughn, ingegnere e Katherine Johnson, genio della matematica.
Combattendo contro ogni discriminazione, con la loro passione, intelligenza, tenacia e competenza, abbatteranno barriere che sembravano insormontabili. E l’uomo arriverà sulla Luna.

Tratto da una storia vera di cui ignoravo l’esistenza.
La storia è decisamente appassionante.
Il film mette in evidenza il razzismo ma anche la grande forza di queste donne dall’intelligenza e dalla personalità brillante, il loro contributo fu fondamentale per il successo della Nasa.
Un ottimo film, piacevole, buona la sceneggiatura bravissime le tre protagoniste. Devo dire che mi ha anche commosso in alcune scene (quella della corsa al bagno mi ha stracciato direi), se penso alle umiliazioni subite, soprattutto in un ambiente a prevalenza maschile. L’aver conosciuto questa storia è positivo, sicuramente queste donne non saranno passate come sconosciute nella mia vita, già sono state un buono spunto di discussione in videochiamata, purtroppo, tra noi amiche, e le racconterò.

 

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