TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

L’albero di giuda – A. Joseph Cronin


David Moray, scozzese, studia medicina. Vive una storia d’amore con la giovane Kathy che lascerà per contrarre un matrimonio di convenienza.
Rimasto vedovo, dagli Stati Uniti si trasferisce in Svizzera in una lussuosa villa ricca di opere d’arte e mobili pregiati. Corteggiato da molte donne da una di queste sente parlare della Scozia e in lui riaffiora la memoria del suo giovane amore. Decide così di tornare lì per cercare Kathy, ma scoprirà che la donna è deceduta lasciando una figlia, infermiera, che vive in restrittezze. David decide di occuparsi della giovane. Sarà in grado di farlo?

Romanzo drammatico, triste e bellissimo.
Un intreccio di umanità ed egoismo, di inganni e prove di riscatto, responsabilità e fughe, fino all’ultima, quella estrema.
Come ogni libro di Cronin l’ho letto con fluidità, mi ha coinvolto ed emotivamente scosso. Una vera denuncia verso chi mette il bene materiale davanti a qualsiasi evento che coinvolge la vita, una denuncia a quanto sia fugace e precario il valore dei beni materiali.

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Il primo Re

di Matteo Rovere

Romolo e Remo. La fondazione di Roma.
I due fratelli vengono catturati dalle genti di Alba e costretti a duellare tra di loro fino alla morte; Romolo decide di sfidare Remo; i due, con astuzia, e in accordo con altri prigionieri, riescono a scatenare una rivolta e fuggire portando con loro anche la vestale che custodisce il fuoco sacro. Romolo è ferito gravemente e quindi sarà Remo a guidare il gruppo.
La vestale gli prospetterà il suo destino, ma Remo decide di sfidare gli dei.

Film stupendo da vedere assolutamente se cercate qualcosa di diverso, una reinterpretazione dalla leggenda a cui siamo abituati per quel che riguarda la fondazione di Roma.
Un film forte visivamente, drammatico; c’è amore e conflitto, magia e violenza, dove le genti vivevano come i barbari (ed è assolutamente palusibile), tra pastorizia e agricoltura, in capanne di fango, dove la violenza era una lotta per la sopravvivenza.
Magistrale Alessandro Borghi (Remo), bravissimo Alessio Lapice (Romolo), che hanno dovuto anche interpretare e sostenere la recitazione di una lingua simil/latino inventata dal regista infatti il film è sottotitolato, i dialoghi sono comunque ridotti all’osso, questo mi è piaciuto perchè se trasporto il pensiero all’epoca del fatto credo che si agiva di più e si parlava di meno. Il film è incentrato sul conflitto/amore tra i fratelli (bellissima la scena dell’inondazione…non dico altro se magari qualcuno vorrà vederlo). Ci tengo a dire che il regista mette in evidenza l’amore viscerale tra i due fratelli e il conflitto spezzerà il legame dolorosamente consegnandoli alla leggenda.
Ottima regia, magnifica la fotografia, scenografia accurata, sceneggiatura a mio giudizio intelligente. Qualche effetto speciale ma ben inserito nel contesto.

Origini di Roma secondo la leggenda.
Dopo la distruzione di Troia Enea lascia la sua terra e dopo un lungo peregrinare approda sulle coste del Lazio, fondando la città di Lavini; il re degli Aborigeni, Latino, avrebbe stretto con Enea un’alleanza facendogli sposare la figlia Lavinia; questo scatenò l’ira di Turno, re dei Rutuli, promesso sposo di Lavinia, il quale mosse guerra a Latino e ad Enea. Lo scontro si concluse con la morte di Turno e di Latino. Enea assunse il comando dei popoli che da quel momento si sarebbero chiamati Latini. Alla morte di Enea il trono passaò al figlio Ascanio, che fondò la città di Alba Longa. In seguito il trono passò nelle mani di Numitore, ma il fratello minore di costui, Amulio, desideroso di impossessarsi del trono, ordì un complotto ai danni del re facendo uccidere il figlio e costringendo la figlia Rea Silvia a diventare una vergine vestale, impedendo così di dar vita a una successione legittima. Rea Silvia però rimase incinta per opera del dio Marte che di lei si era incapricciato, allora Amulio la fece rinchiudere; dopo aver partorito due gemelli, essendo considerata sacrilega, fu gettata nel fiume Aniene dallo zio Amulio, della sua sorte non si seppe più nulla (ma secondo alcune versioni della storia fu resuscitata dal fiume); i gemelli (che forse erano fratelli), Romolo e Remo, furono nascosti in una cesta dalle guardie e abbandonati sul fiume Tevere. I gemelli però sopravvisseri grazie all’intervento di una lupa* (più plausibilmente una prostituta), che, udendo i vagiti dei neonati, li avrebbe allattati. Romolo e Remo sarebbero poi stati accuditi da un pastore della zona, Faustolo, che li avrebbe cresciuti insieme alla moglie Acca Larentia. Romolo e Remo una volta raggiunta l’età adulta e scoperta la loro vera identità, avrebbero aiutato il nonno Numitore a ritornare sul trono uccidendo Amulio. I gemelli manifestarono al nonno il desidero di fondare una nuova città nei luoghi in cui avevano trascorso la loro infanzia. Per stabilire a chi sarebbe toccato il governo dela città i due si sarebbero affidati alla volontà divina, manifestata attraverso il volo degli uccelli. Piazzatosi sul colle Aventino, Remo avrebbe per primo avvistato sei avvoltoi, mentre Romolo, attestato sul Palatino, ne avrebbe scorti dodici. A questo punto sarebbe sorta una feroce contesa tra i due fratelli sulla corretta interpretazione da dare ai segni divini: secondo Remo a prevalere doveva essere il momento dell’avvistamento, secondo Romolo, invec, andava dato maggior valore al numero di uccelli riconosciuti. Alla fine la contesa sarebbe degenerata in uno scontro armato in cui Remo avrebbe trovato la morte per mano dello stesso Romolo. Accettato da tutti i presenti, Romolo sarebbe diventato re officiando i riti necessari per ufficializzare la fondazione della città tracciando con un aratro i suoi confini sacri, poi fortificati con l’elevazione di un muro difensivo e organizzando la comunità inizialmente di pastori. Dal sangue nacque Roma, il più grande impero della storia.

*sul colle del Palatino nel 2007 sarebbe stato ritrovato il lupercale: questo santuario, dove i Romani veneravano il Dio Luperco, è collegato al racconto dell’allattamento di Romolo e Remo da parte della leggendaria lupa.

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Il silenzio di Marta – Paola Pioletti

“Il ticchettio non fa l’orologio”

Marta vive a Bibury in una “cucchiaiata di zucchero”, ha un orologio con le lancette ripiegate, non veste alla moda, vive con Miss Nitting e la gallina Autumn, ha due amiche del cuore, Marge e Cloe, svolge un lavoro che le permette di vivere nella natura, il birdwatching. Sogna e forse i sogni non sono poi così irrealizabili.

“…Che strana cosa i sogni vero? Spesso volano liberi e leggeri per poi schiantarsi su una lastra d’acciaio che ghiaccia tutto….”

Un libro dalla scrittura pulita, l’ho letto come se stessi guardando una galleria di quadri, ogni frase è un’immagine, un libro che racconta una favola con dentro la vita reale.
E ci sono immagini, i bellissimi disegni di Paola che, con la sua mano e la sua originalità li ha resi fantastici.

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Sono andata via…

…da questo blog, dalla vita di tutti i giorni.
I dolori troppo grandi, i sogni infranti, i sogni chiusi nel cassetto che ormai so essere impossibili, umani che deludono…dovevo stare sola, sola con me stessa.
Questa mattina mi sono svegliata dal sogno che speravo di vivere e sono uscita, con il naso all’insù, ho visto tutto ciò di cui ho bisogno, il resto non mi occorre, so vivere bene senza orpelli.

E ho visto questo… …con il naso all’insù tutta la strada.
Poi ho guardato in giù, e la vita mi ha sorriso tra le crepe dell’uomo
E poi ho guardato lontano e ho visto la meraviglia della natura.
E ancora, tra i rami ho visto il tetto della mia casa li c’è tutta la mia forza.
E non importa se i sogni sono infranti i dolori non mi faranno dormire per qualche notte, ora so di essere tornata.

Più forte di prima.

Grazie a tutti i blogger che mi hanno letto anche in questa mia assenza.

“La fantasia non ha età e i sogni sono per sempre”
Walt Disney

(ci credo sempre)

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Lo avevo dimenticato…

…il basilisco. L’ho ricordato solo oggi grazie al mio piccolo vicino di casa che me lo ha mostrato su un suo libro.
La leggenda narra che sia nato da un uovo deposto da un rospo o da un gallo, è un animale fantastico, un mostro dal corpo di serpente con la corona su una testa di gallo. Si dice che: intorno a se creava il deserto perché ha la capacità di seccare gli arbusti, gli uccelli cadevano ai suoi piedi morti, i frutti imputridivano, avvelenava le acque dove beveva, uccideva pietrificando o incenerendo con lo sguardo, quello stesso che potrebbe ucciderlo se si guarda riflesso in uno specchio. Si narra che un cavaliere tentò di ucciderlo con la sua lancia, il veleno da lui prodotto vi si infiltrò e uccise cavaliere e cavallo. Nelle antiche leggende cristiane viene citato come il simbolo della Terra dell’Anticristo o del Diavolo.

Lasciando il fantastico mondo della mia infanzia, nella realtà il basilisco è una lucertola di circa 60 cm di lunghezza che vive negli ambienti fluviali delle foreste del Centro/Sud America; non è letale, ma sa correre sull’acqua per sfuggire ai predatori:, per questo è soprannominato la Lucertola di Gesù Cristo!

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La leggenda del cane rosso – Beatrice Fiaschi

Tra le dune che lambiscono la città di Voltunna, l’ispettrice di polizia Cristina Corbe cerca di districare il caso di misteriose apparizioni di uomini incappucciati, cani rossi, sparizioni, morti inaspettate.
La sua mente razionale non può arrendersi alle leggende che aleggiano in paese.
Cristina, pur essendo stata scottata da una precedente storia d’amore, non disdegna l’attrazione, che comunque combatte, per il suo capo, il commissario Valerio Fante.
Tra sogni fantastici, musiche esotiche e suggestive, viaggi della mente, dialoghi interiori, cani magici, campi magnetici, bunker, Cristina riuscirà a risolvere il caso e leggere in se stessa?

 

 

Un libro con una trama che fonde thriller e fantasy.
Un percorso di vita ma anche dell’anima.
Scritto con un italiano ricercato, che non leggevo da molto tempo, con immagini davvero squisite (…mentre i suoi pensieri si affastellavano come formiche all’ingresso di un formicaio….), l’ho trovato dettagliato, con descrizioni di ambienti e  personaggi molto accurate.
Nella parte che descrive l’ambiente marino mi sembrava di percepire l’odore dei pini marittimi, nella descrizione dei cani riuscivo a vedere le loro movenze. Mi ha appassionato la leggenda (che non svelo ovviamente), anche la storia mi è piaciuta, una storia “moderna”,  al passo con i tempi,  che strizza l’occhi anche alla tecnologia….
Dettagliata la personalità dell’ispettrice, una donna apparentemente forte, e nel lavoro lo è, ma fragile nella vita sentimentale, la definirei un’anima razionale e istintiva allo stesso tempo, comunque complessa.
Al di fuori della trama, trovo che questo libro sia un percorso psicologico che mette a nudo molto l’anima della donna nella sua complessità. E punta sull’istinto naturale che noi uomini, purtroppo, abbiamo perso nel tempo.
Qualche dialogo mi ha lasciata perplessa, se potessi suggerirei all’autrice di ampliarli, rendeli più corposi. La cosa che mi è mancata è sapere chi fossero gli uomini incappucciati…svaniscono in una descrizione fantastica senza che ci sia la descrizione reale di cosa poi volessero realmente attuare o per chi lavorassero nell’oscuro, e perchè in quel territorio? Forse lasciare aperta una porta può far aprire la nostra fantasia…
Indubbiamente originale questo libro, di cui penso che forse tutta la trama è un immenso sogno onirico dell’autrice, un viaggio nella psiche, autrice di cui percepisco una importante cultura. E scusate se è poco.
Lo consiglio.

 

Se deciderete di acquistarlo, sappiate che parte dei proventi vanno a favore di associazioni animaliste (e qui scatta il mio immenso applauso).

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Il fiore colorato (e io ne ho tanti)

Ho molti conoscenti, ma pochi amici (maschile/femminile).
Amiche, nel senso di femmine ancor di meno.
Ma quei pochi amano venire a casa mia, per un pranzo (dicono che cucino bene), per un caffè, per essere ascoltati, spesso mi dicono “…chi ti ascolta più, nenache in casa…”. Diciamo che sono una che sa relazionarsi, non con tutti eh! proprio no! Se non mi va a genio qualcuno lo dimostro palesemente, anche se rispetto sempre tutti. A volte casa mia diventa un crocevia…io divento un crocevia. Più di qualcuno mi dice che sicuramente sono così perchè ho avuto una vita da favola….Ora, lo dico senza modestia, come dico sempre me la sono e me la canto, ma io davvero sono amabile, non faccio alcuno sforzo per esserlo a tutti i costi, non mi interessa, io sono quella che sono. (punto), io lo dico sempre che sono stata fortunata: amata da piccola, professori eccellenti nel periodo scolastico, datori di lavoro con cui ancora sono in contatto perchè mi hanno insegnato molto, fortunata in amore…insomma sono fortunata, ma, ma…si domanderà qualcuno se dietro tutto questo non ci sia anche la mia fatica? Se solo sapessero quante volte mi sono messa in gioco, quante volte mi sono sfidata, ho sfidato, ho faticato, ho rischiato, quante volte sono caduta, mi sono fatta male, sono stata ferita…le esperienze amare mi hanno fatto crescere e migliorare. Qualcuno si chiede se la favola a volte non è stata dolorosa? La gente ti guarda e pensa che cammini a tre metri da terra perchè sei fortunata, ed è difficile far capire che proprio così non è, a volte ti senti dire “…che problemi hai tu?” Che espressione stupida! Se sapessero quanto a volte la sera sono sfinita, fisicamente e nell’anima. Ma poi? Non è che semplicemente si nasce così?
Qualcuno mi chiede se ho un segreto per essere sempre così disponibile, non essere mai arrabiata con la vita, per non essere mai acida (espressione che mi fa morir dal ridere), per vedere sempre un lato positivo.
Certo che ce l’ho un segreto, ora lo rivelo: ogni dolore e ogni gioia che ho provato hanno inciso nel mio cuore un fiore colorato che non posso far morire, lo annaffio tutti i giorni perchè possa continuare a creare profumo d’Amore.

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Citta’ di carta – John Green

cart Da bambini Quentin e Margo vivono un’esperienza traumatizzante che li legherà indissolubilmente anche se da adolescenti le loro strade in parte si separano.
Caratterialmente diversi, lui pauroso, lei spavalda (una sorta di leader), si incrociano a scuola ma vivono vite separate fino alla notte in cui Margo coinvolge Quentin in un’avventura rocambolesca, che ha come base la vendetta che la ragazza vuole attuare sul fidanzato e un gruppo di amici che l’hanno tradita.
Quentin, da sempre innamorato della ragazza, accetta, perchè convinto di poter riallacciare un rapporto stabile.
La mattina dopo Quentin viene a sapere che Margo è scomparsa, cosa che ogni tanto la ragazza fa, ma questa volta sembra essersi dissolta nel nulla fino a quando….
Quentin, aiutato dai suoi amici, iniza a cercarla nelle citta di carta…..

 
Non avrei mai comprato e quindi letto questo autore, ma pochi giorni fa mia figlia è entrata in libreria ed ha acquistato sei libri: tre di questo autore, uno lo aveva già letto .
Mi ha chiesto di leggerli e dargli un parere, vuole condividere con me questa esperienza. Posso dirgli di no? Ed allora eccomi alle prese con la gioventù contemporane (letteralmente parlando, ovvio…).
Non ero convinta, ma, sorpresa!
Per me un autore da leggere, questo libro è da leggere, forse proprio dagli “adulti”, dai genitori.
Mi è piaciuto molto, inizialmente coinvolgente, poi lento, ma poi si velocizza, incalza e devi sapere….La storia mi ha appassionato, fatto sorridere e anche commuovere; lo stile è semplice quindi scorre veloce; i personaggi rispecchiano perfettamente molti giovani di oggi, i loro dubbi, le loro incertezze, la loro voglia di fuga soprattutto dal mondo degli adulti, e perchè no, anche dalle loro responsabilità, dal loro non voler guardare la realtà.
Mi sono incuriosita e leggerò tutti i libri di questo autore, sarà anche un modo per parlare con Meli, confrontarci, visto che lei dei miei libri ne ha scelto tre o quatttro (tutti rigorosamente i pilati sul comodino e ancora non aperti) degli altri ha detto:”Troppo pesanti…” e direi che è vero per l’età che ha…Con queso autore sono tornata indietro negli anni, alla mia gioventù, che sicuramente non era simile a quella di oggi, ma sempre gioventù è stata.

 

Meli ha l’abitudine di sottolineare a matita, nei suoi libri, frasi, pensieri, parole…ne riporto alcuni tratte da questo libro:
“…mi sentivo completamente solo, come se fossi sopravvissuto a un’apocalisse e il mondo fosse stato lasciato a me a me solo: l’intero, eccitante e infinito mondo nelle mie mani perchè lo esplorassi.”
“…si era creato una routine per affrontare la perdita che aveva subito, solo che poi quella routine era diventata distruttiva.”
“La routine mi è sempre piaciuta. Non ho mai trovato la noia troppo noiosa.” (direi che questo è ciò che pensa mia figlia…)
“Ragazzi di carta con il loro divertimento di carta.” (e anche qui la vedo perfettamente)
“Fai credere…ti circondi di un’aria di mistero in modo di attirare le attenzioni di tutti.”
“Credo che il futuro meriti la nostra fiducia….”
Le sottolineature mi fanno leggere un libro nel libro…quello scritto da Meli.

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Il mondo di Sofia – Jostein Gaarder

  Chi è e dove vive Sofia Amundsen nata il 15 giugno 1975?
 E Hilde? Anche lei nata il 15 giugno 1975?
 Una ama gli animali, l’altra è figlia di Albert Knag, un Maggiore dell’ONU. Ma cosa    hanno in comune? Perchè le loro vite si intrecciano, tanto che a volte collimano perfettamente?
Albert Knag scrive un libro sulla storia della filosofia, da regalare a sua figlia il giorno del compleanno, nel racconto il Maggiore crea Alberto, insegnante di filosofia, che affascinerà con discorsi ed esempi l’allieva: Sofia.
Hilde è affascinata dal libro che suo padre le ha scritto, ma si domanda chi è Sofia, che tanto le assomiglia?
Sofia anche si chiede chi sia Hilde che tanto le assomiglia, che sembra sempre ad un passo nell’incontrarla, ma che non accade mai. Quando potrà conoscerla?
Sofia capirà chi veramente è solo alla fine dei racconti di Alberto Knox, quando questi riesce a fuggire conquistando la libertà.
Ma fuggire da chi? E da dove?
E chi è in realtà Sofia?

 

Ho letto questo libro sollecitata da un’amica a cui è piaciuto molto.
La lettura mi avvince, ad iniziare dalle lettere misteriose che riceve Sofia, mi avvince la curiosità di sapere chi sia veramente Alberto Knox, certo anche una rispolveratina alla filosofia studiata “molti” anni fa ha fatto la sua parte….
Prevedo un romanzo con un pizzico di giallo e un pò d’avventura.
A fine lettura concludo che ho apprezzato molto come è stata trattata la storia della filosofia (che a me piace tantissimo): chiara e comprensibile. Inizialmente il racconto mi ha appassionata, divertito, coinvolto, ho trovato originale l’intercalare della vita dei personaggi con la filosofia, ma andando avanti ne sono rimasta delusa, ho trovato eccessivo quel fantastico che aleggiava tra i personaggi, oserei dire, a tratti senza senso, tanto da farmi pesare la lunghezza del romanzo, lo aprivo e richiudevo dopo aver letto 5-6 pagine, ci ho messo una vita a finirlo.
I complimenti all’autore vanno per come ha semplicizzato una materia tanto difficile senza renderla banale, ma per il resto….niente entusiasmo, anzi noia.
Il libro è di qualche anno fa, ma qualcuno lo ha letto? Mi da una sua idea?

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