TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

In nome di Dio. La morte di Papa Luciani – David A. Yallop

…Gesù entrò nel cortile del Tempio. Cacciò via tutti quelli che vendevano e compravano, buttò all’aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe. E disse loro: «Nella Bibbia Dio dice: La mia casa sarà casa di preghiera. «Voi invece ne avete fatto un covo di briganti ». (Matteo)

 

“…Il nuovo Papa rappresentava chiaramente una minaccia…e non immaginava quanto arduo fosse il compito che gli era stato assegnato…”

 

 

 

Nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1978 muore improvvisamente papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, dopo solo trentatré giorni dopo la sua elezione, avvenuta anche grazie ai cardinali del terzo mondo. La sua morte ha destato subito molti sospetti. Suicidio? Morte naturale? Omicidio? Congiura?

 

 

Conversazione tra il Papa e il suo Segretario di Stato avvenuta il 19 settembre. Dopo quarantacinque minuti di discussione luciani lo accompagnò alla porta e gli disse: “Eminenza, abbiamo discusso del controllo delle nascite per circa quarantacinque minuti. Se le informazioni statistiche che ho ricevuto sono esatte, allora durante il periodo di tempo in cui abbiamo discusso, più di mille bambini al di sotto dei cinque anni sono morti per malnutrizione. Durante i prossimi quarantacinque minuti, mentre noi aspetteremo di consumare il pasto, un altro migliaio di bambini moriranno di fame. Tra oggi e domani trentamila bambini che in questo momento sono vivi, saranno morti, per malnutrizione. Dio non sempre provvede.”

A noi romani piaceva. Alla Curia un po meno. Si è sempre detto che non fu morte naturale e io ci credo. E poi, chi mi segue forse si è accorto che spesso riporto qualche curiosità sui papi, e alcune sono…diciamo “particolari”. A fronte di ciò figuriamo se credo alla morte naturale.
Qualche giorno fa con Roberta e mia sorella ci è presa la fantasia di ripercorrere la vita di papa Luciani (è così che è spesso nominato) e ho ripreso un libro letto tanti anni fa, ma sempre assolutamente interessante e, per me, pieno di verità. Yallop, giallista, che magari ha anche romanzato alcuni fatti, ma sicuramente ha aperto varchi di verità su questa torbida e orribile storia. Vale la pena leggerlo, illumina le idee, sconcerta, lascia amarezza, ma scuote l’anima. Scritto benissimo. Io ho vissuto quel perioso politico e credo che tutto ciò che è riportato è pura verità.
La corruzione toccava diverse istituzioni: lo IOR (banca vaticana), il Banco Ambrosiano, la Loggia P2, coinvolse figure come Calvi, Marcinkus, l’arcivescovo Cody, Sindona…
Un libro che è una vera e propria inchiesta. La cosa interessante, che tutti ci siamo chiesti, nel libro è ben delineata: perchè non è stata fatta l’autopsia? Anzi, è stata impedita.
Se siete curiosi leggetelo….

 

“…Fu deciso che non ci sarebbe stata autopsia…”

“…Luciani…si autodefiniva – un uomo povero abituato alle piccole cose e al silenzio -, ora si trovava costretto a fronteggiare la grandiosità vaticana e le manovre della Curia…”

“…I sostenitori dell’arcivescovo ribelle Marcel Lefevbre…proclamava…”E’ difficile credere ad una morte naturale pensando a tutte le creature del demonio che allignano nel Vaticano…”

“..In effetti, tutte le prove sono contro una morte naturale di Luciani e suggeriscono fortemente l’assassinio. Per quanto mi riguarda, non ho dubbi…”

 

 

“…Albino Luciani diede poi una straordinaria dimostrazione del suo sentimento di ripugnanza per una Chiesa ricca e materialistica. Esortò ed autorizzò tutti i parroci e i rettori di santuari a vendere il loro oro, le collane e gli oggetti preziosi. Il ricavato doveva andare al “Don Orione”, il centro per handicappati. Informò i suoi lettori che intendeva endere la croce ornata di gioielli e la catena d’oro che erano appartenuti a Pio XII e che Papa Giovanni gli aveva donato quando era stato ordinato vescovo…”

 

 

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Il Corriere – The Mule

di Clint Eastwood.

 

Earl Stone, floricoltore, veterano di guerra, diventa corriere della droga in tarda età, causa un dissesto finanziario
In breve riesce a trasportare grandi quantitativi di droga per i narcotrafficanti messicani con il suo pick-up; guadagna bene e impiega gran parte del denaro per scopi benefici.
La sua età avanzata lo rende un insospettavbile, ma la DEA lo controlla e lo fermerà.

 

 

Film drammatico, pazzesco, da vedere,
Trovo sia un capolavoro, per la storia, la regia e l’interpretazione degli attori, tutti; eccellente Bradley Cooper, ma Clint Eastwood è davvero fantastico, potente, senza trucco mostra tutte le sue rughe, ma anche la sua ancora forte figura.
Il film è tratto da una storia vera (quella di Leo Sharp), Eastwood ha saputo magistralmente dirigerlo mettendo in evidenza l’America dei non-miti, del non-sogno.
Sorprendente e commovente il personaggio da lui interpretato. Un film sul tramonto della vita, che ancora scorre su binari inaspettati.
lo dico senza remore. Ho amato Eastwood dai film di Sergio Leone, mi ha incantato con lo sguardo dell’ispettore Callaghan, e ancora mi affascina.

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La casa dei sette ponti – Mauro Corona

casa  “Lungo una strada tortuosa e stretta, che percorre una valle solitaria, aspra quanto serve per intimorire il viandante, a un certo punto compare una curva.”
Sulla strada c’è una casa con il tetto coperto da teli di plastica colorata, “…Sul tetto il peso degli anni ha premuto come il pugno di un gigante, lasciando orme concave e bugne scomposte…”
I comignoli fumano in ogni stagione anche se la casa sembra disabitata.
Un industriale che passa spesso di la è incuriosito e attratto dalla casa e un giorno decide di fermarsi, entra, ne conosce i misteriosi abitanti e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

 

E’ un libro di poche pagine, una storia che sembra una favola, o forse lo è, una storia diversa da tutte le altre scritte da Corona.
Il  libro è stato duramente criticato, molti si aspettavano il solito Corona, quello delle grandi storie, delle parole crude, delle storie crude, quelle espressioni che usa e che a me piacciono tanto, un Corona etichettato…. Bhe, qui non c’è. Qui c’è una morbidezza che, ripeto, ha il sapore di una favola.
E’ stato criticato perchè troppo breve, si legge con non più di un’ora, forse meno. Ecco questa critica la trovo ridicola, si misura lo scrivere dal tempo che si impiega a leggere? Assurdo. Io ad esempio ci ho messo un paio di ore, perchè l’ho letto con calma, mi sono soffermata su alcune espressioni, sono tornata indietro, ho riletto le parti che mi piacciono. Come faccio sempre.
Una favola, si, voglio definire così questo racconto, una favola dove c’è un valore importante: l’uomo che ritrova se stesso, il valore dell’umanità, ripercorrendo la propria vita, le proprie azioni, “…Ogni tanto rocce verde scuro pencolanti e sgretolate appaiono…incombono…Sembrano sul punto di cadere, ma non cadono….Rimangono lassù, aggrappate al nulla…Forse vogliono ricordare al viandante la precarietà dell’esistenza…”
Io la trovo una storia attualissima e pazienza se Corona ha usato metafore forse anche grottesche, ma al punto è arrivato perfettamente, senza bisogno di scrivere poemi, “…I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze…”
La suggestione delle immagini che Corona spesso descrive qui c’è tutta, e la storia è bella, ti avvolge: c’è la gioia e c’è il dolore, c’è il presente e il passato, c’è un viaggio, che non è quello dei chilometri, c’è una scrittura chiare e semplice.
Un piccolo libro poetico. Ma se non fosse stato così piccolo tanta poesia l’avrebbe persa, un romanzo più lungo sarebbe stato melenso.
Un libro che mi è arrivato al cuore, perchè dentro c’è amore.

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