TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La ragazza che guardava il cielo -Alberto Reggiori

“Cominciava a conoscere il cerchio delle stagioni, gli acquazzoni con l’arcobaleno, i cieli solcati dalle andide nubi imponenti come velieri, i campi prosciugati durante la siccità, il sorgere del sole quando accompagnava la madre a prendere l’acqua, i tramonti gialli e caldi mentre si accendevano i primi fuochi per cucinare la cena, le paurose notti nere come la pece ….Epoi i saggi consigli che sua madre le regalava durante il cammino, o le storie spaventose, piene di spiriti e malochio….”

ragazza-guardava-cielo-reggiori_5_1  Zamu nasce in Uganda nel 1962.
Mentre la madre grida di dolore viene sancita l’indipendenza del Paese che però scivolerà nella dittatura.
Zamu è intelligente e forte, vuole studiare, ma ciò non gli impedisce di essere data come sposa, a solo sedici anni, ad un uomo mai visto e tanto più vecchio di lei.
Zamu tra un matrimonio e l’altro avrà dei figli che crescerà da sola, nella disperazione, fino ad arrivare ad una disperazione immensa, quando gli verrà diagnosticata l’Aids.
Zamu conoscerà l’Amore di una forza divina che gli farà comprendere la fede e la porterà a lottare per se ma soprattutto per gli altri. Per questo Amore cambierà il suo nome in Veronica.

 

“Le vie di accesso al continente nero erano costellate di croci piantate su tumuli di terra. L’Africa non si concedeva a buon prezzo e usava le sue invincibili armi per non lasciarsi violare: le malattie, il clima e la natura feroce”

Non è un racconto di fantasia, è una storia vera di una giovane donna malata, che ha conosciuto violenza, dolore, abbandono, miseria, ma anche speranza e riscatto. A raccontarla in questo meraviglioso libro è Alberto Reggiori, il medico italiano che ha curato Zamu a Hoima.
Troveremo tradizioni africane ancestrali, come la sposa bambina, la pratica di fango e cenere che da secoli le levatrici spalmano sulle partorienti durante il travaglio, conosceremo la fuga dalla guerra, il flagello devastante dell’Aids, conosceremo l’Avsi* e il Meeting Point**, conosceremo l’Highly Active Anti-Retroviral Therapy , combinazione di tre farmaci che tiene in vita molti malati di AIDS.
Il libro ha un’impronta cristiano/cattolica, ma è scritto con umiltà e immensa umanità.
Mi ha commosso questo libro, la storia di questa donna è struggente e dolorosa, ma non so perchè mi fa sognare di un’Africa meravigliosa, dove ancora, in alcune zone, le donne non possono frequentare la scuola e sono trattate come merce.
Mi ha affascinato la forza di questa giovane che non ha mai rinunciato a guardare le stelle e pregare (e posso solo immaginare quanto sia bello il cielo stellato in quel travagliato meravigliso continente), che non ha esitato a farsi chiamare Veronica, colei che allevia…

“…una tradizione africana: chi guarda un leone negli occhi e sopravvive sarà invincibile.”

* AVSI: fondazione per uno sviluppo sostenibile e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, impegnata soprattutto alla difesa e valorizzazione della dignità della persona.
** Meeting Point:centro creato da un malato di AIDS per trattare in modo più umano chi è ammalato.

4 commenti »

Bianco su Nero – Ruben Gallego

“…io piangevo sui libri.Come accade anche per gli uomini, ci sono libri e libri…anche i fumetti sono libri…non fanno piangere i bambini. Perchè bambini allegri non hanno alcun bisogno di piangere sui libri…invce io leggevo un libro, e piangevo .Piangevo di impotenza e di invidia…Certi libri ti fanno cambiare il modo in cui vedi il mondo, dopo certi libri vorresti morire, oppure vivere diversamente.
Se vuoi capire qualcosa, o chiedi a qualcuno, o chiedi ad un libro. Anche i libri sono uomini. E come gli uomini, anche i libri ti possono aiutare; e come gli uomini, anche i libri mentono. Io non leggevo tanto per leggere, io volevo capire come era fatto il mondo. volevo sapere come stare al mondo….”

Mosca, 1968,: la figlia del segretario del partito comunista spagnolo in esilio e uno studente venezuelano hanno una relazione, da questa nascono due gemelli, uno muore subito, l’altro, cerebroleso, non usa nè braccia nè gambe; tolto alla madre, viene internato in un orfanotrofio insieme ad altri handicappati. L’altro è Rubén.

 

“Il programma prevedeva che gli studenti ci coinvolgessero in qualche iniziativa, che ci aiutassero a fare i compiti e via discorrendo. la maggior parte di loro, però, ci guardava come se avessimo vauto la lebbra…Come descivere altrimenti i loro occhi strabuzzati e il malcelato disgisto?”
Dopo una serie di trasferimenti, nel 1990, riesce a scappare dall’ultimo ospizio che srebbe stata per lui la soglia della morte.

 

“…L’automobile si allontana a tuta velocità dall’ospizio, dalla prigione e da quel bastardo di guardiamo. Che bellezza.
La libertà.”
 Rubén inizia le ricerche per ritrovare la madre e quando la incontrerà inizierà a scrivere la sua storia.

Un libro autobiografico (il bambino sulla copertina è lui), un romanzo agghiacciante che narra l’orrore con cui ha attraversato l’infanzia.

 

“…per un attimo, un attimo solo, rammentò d’essere stato un uomo…Era finita. prima c’era un uomo, ora non c’è più.”

                                                           

Battendo sul computer con un solo dito, Ruben libera tutti i suoi ricordi e ci racconta di sopravvivenza, infelicità, solitudine, impotenza, umiliazione, fame, freddo…
Non manca l’ironia in questo libro e nenanche la poesia (il cane, la studentessa che danza…), non è un libro patetico, anzi, c’è la forza di vivere. Nonostante tutto.
Vi commuoverete, emozionerete, soffrirete, vi si torcerà lo stomaco nel cercare di immaginare….cercare, perchè è impossibile capire fino in fondo se non si vivono situazioni tragiche come questa, ma vi leggerete anche tanta speranza.
Se non avete paura di “sapere” leggetelo, anche se in modi diversi, l’uomo, in ogni parte del mondo, sa pianificare e creare il male, l’assurda cattiveria.
Non è un capolavoro, la scrittura, anche per ovvi motivi, non è ricercata, ma proprio la sua semplicità, essenzialità vi farà leggere senza intoppi tutto il racconto.
Ho trovato molto toccante il capitolo: La spagnola.

 

“… In russo si può tradurre quasi tutto…Quasi tutto. Quasi..,I go. Una frase intraducibile in russo.”

“Questa è l’America. Qui tutto si compra e tutto si vende. E’ un paese crudele, tremendo. Dove non puoi contare sulla pietà. Ma di pietà ho già fatto indigestione in Russia. Il business mi va più che bene.
Questa è l’America.
-Cosa vende?-
-Un giorno di libertà…-“

2 commenti »

Anna – Niccolò Ammaniti

prossima-uscita-anna-di-niccolo-ammaniti-L-25CHta  Dopo la morte dei genitori, Anna, testarda, coraggiosa, adolescente, deve cimentarsi con tutte le sue forze, e con l’aiuto di suggerimenti scritti su un quaderno lasciatogli dalla mamma, nella lotta per la sopravvivenza sua e del fratello Astor, più piccolo di lei, in una Sicilia diventata un immenso cumolo di rovine: boschi misteriosi, natura arida, centri commerciali e città abbandonate. Una Sicilia dove percorreranno chilometri e chilometri e dove vivranno momenti di pericolo e paura, dove incontreranno strani personaggi. Un virus letale per gli adulti si propaga sulla Terra, lasciando in vita solo bambini e ragazzi che non superano i 13/14 anni.
Riuscirà a salvarsi? E per farlo sarà sufficiente uscire dall’isola dove ha  sempre vissuto?

 
Leggendo questo libro ti viene voglia di non diventare grande, i grandi muoiono.
Ma i giovani hanno speranza, ecco credo che la volontà che c’è nel libro di Ammaniti è dare la speranza, far credere nella speranza. Anche se la speranza passa per la crudezza di questo libro, per le immagini apocalittiche, anche un po’ macabre se vogliamo, per l’ansia che suscita. Anna è una figura forte, che dovrà lottare contro altri bambini, contro un cane, contro se stessa…Ci ho visto diverse metafore nel libro: crescere passando per momenti difficili, si diventa adulti inevitabilmente anche scontrandosi con le tragedie della vita; adulti che muoiono, forse quando non hanno più nessuno stimolo, hanno perso le speranze di ciò che desiderano e non possono avere, il tempo fugge; il mare, l’immensa distesa che da idea di libertà, che accoglie, come la madre quando ti porta in se; e questo progresso che innesca sempre nuove catastrofi….Forse il tema è sfruttato, ma visto con gli occhi dei bambini cambia di molto. Magari domandiamoci se ciò potesse accadere veramente cosa mai lasceremo alle future genererazioni? Solo la speranza, quella che molti di loro stanno già perdendo attualmente, perchè le “catrastofi” non sono solo quelle descritte nel romanzo, ce ne sono di quelle meno eclatanti, più silenti, ma insidiosissime, che possono distruggere davvero. E le regole (il quaderno) a volte bisogna cambiarle e adattarle al momento che si vive, un’altra verità.
Questo romanzo, anche inverosimile se vogliamo, mi è piaciuto, mi ha anche emozionato, è intenso, struggente.

12 commenti »

Un libro per Hanna – Mirjam Pressler

  Hanna, 14 anni, ebrea, tenta di emigrare dalla Germania per andare in Palestina, dove già vive sua sorella; per questo dovrà lascire la madre, con cui vive.
Parte con un gruppo di sei ragazze per la Danimarca, non invasa, all’inizio del conflitto mondiale, da Hitler perchè nazione neutrale.
Quando la ragazza si sente al sicuro avviene l’irreparabile, insieme alle amiche viene deportata nel campo di concentramento di Theresienstadt. Le ragazze si coalizzano per aiutarsi e non arrendersi alla tragedia che le ha travolte. Per non arrendersi alla follia e alla violenza umana, anche se non tutte ce la faranno.
 E’una storia vera, è una narrazione tanto precisa degli eventi che ti ci trovi dentro, vivi la storia, le paure, come se tu fossi la protagonista.
Un romanzo dolorosamente coinvolgente che però lascia spazio alla speranza, all’amicizia, all’amore. Un romanzo dove si evidenzia come è stata rubata la gioventù nel momento in cui era al suo culmine. Quanti sogni frantumati, annullati per volere altrui! Per un volere malato, cattivo, fanatico che ha lasciato segni indelebili nelle persone che sono sopravvissute a tanto orrore.
A me ha toccato il cuore; ancora conoscere l’orrore di uno spaccato terribile della nostra storia che non si può dimenticare, ignorare.

“Ho conosciuto Hanna B. più di trent’anni fa, in un kibbutz nella Galilea superiore, e da allora l’ho incontrata quasi ogni anno. Andavamo d’accordo e spesso facevamo lunghe chiacchierate insieme. Naturalmente mi ha raccontato anche molte cose della sua vita. La sua morte, nel 2006, è stata un duro colpo per me e da quel momento non ho mai smesso di pensare a lei. (…) Non voglio che la storia di Hanna B., per quanto la conosco passi sotto silenzio e venga dimenticata. Non potevo scrivere un libro su Hanna, ormai è troppo tardi, allora ho scritto un libro per Hanna.”

Lascia un commento »

Una notizia…

33824…che trovo estremamente positiva: a Londra, i ricercatori, hanno isolato l’enzima responsabile della diffusione del virus  dell’ AIDS, questo permetterà di creare farmaci antivirali più efficenti di quelli attuali.

12 commenti »

Liberazione – Sàndor Màrai

libSiamo alle soglie del Natale 1944. Uno scienziato, ricercato dai fascisti, viene murato all’interno di una ripostiglio, insieme ad altre cinque persone, al fine di salvargli la vita. Erzsébet, la figlia venticinquenne, vive sotto falsa identità nell’appartamento di un amico, di fronte al palazzo dove è murato suo padre. Erzsébet, sicura che quel nascondiglio salverà il padre, si vede, invece, costretta a scenderà nello scantinato del palazzo dove vive, insieme agli altri inquilini dello stabile. Per quattro settimane dovrà sopportare e condividere promisquità, cattivi odori, sporcizia, mancanza d’acqua, l’uso di un solo bagno, materassi sdraiati uno accanto all’altro, liti, furti e l’arrivo di nuove persone dai stabili vicini.  Erzsébet è stremata ma paziente, perchè sa che l’arrivo dei russi porterà la liberazione. L’incontro tanto sperato con il russo che gli dovrebbe dare la libertà non sarà come lo aveva immaginato.   

Un libro da leggere, un meraviglioso e bruciante romanzo che narra una Budapest bombardata e rastrellata prima dai tedeschi, poi dai russi; Màrai visse in prima persona questo dramma. Finì di scrivere Liberazione nel settembre del 1945. Belle e malinconiche le parole con cui Erzsébet pensa alla vita del padre e al suo lavoro, precisazioni dovute dalla trama del romanzo, ma io ci vedo anche una metafora della vita:  chi è costretto ad abbassare la testa dopo aver perso la libertà di vivere sotto il cielo stellato; bella la descrizione del russo, presentato come un gigante…ancora ci vedo una metafora, l’uomo che dovrebbe essere grande nei sentimenti si rivela essere solo e semplicemente un uomo, la sua “grandezza” si dissolve con le sue azioni; terribilmente reale la descrizione che fa dei bombardamenti, degli orrori compiuti, delle uccisioni, delle devastazioni, mi è sembrato di viverci dentro. Màrai ha saputo trasmettermi emozioni grandi e se credevo che le Braci fosse un capolavoro, questo lo classifico come un capolavoro assoluto. Mi ha stupito come Màrai sia riuscito a mettermi di fronte all’orrore, alla speranza, alla delusione, usando, sicuramente la narrazione sempre perfetta, ma facendomi entrare nei pensieri e nelle disquisizioni della protagonista in modo semplice ma con riflessioni profonde, mai scontate… Ne ho vissuto la paura e l’ansia per quella liberazione tanto desiderata. Il libro lo sento come un inno alla vita, a reagire: anche nelle condizioni più estreme il dolore, la paura, la stanchezza possono portare la speranza: quella di (ri)vivere  quello che si era lasciato per la follia di una, per fortuna, piccola parte di umanità malata di potere. E quello che mi ha affascinato di questo uomo così provato dalla vita, è che nel descrivere gli assediati, gli assediatori, i russi, non ha pensato solo alla componente cattiva dell’uomo, per ognuno di loro ha descritto una caratteristica che può, se non  giustificare, quanto meno tentare di capire : uno dei due tedeschi è smarrito, il russo prova anche dolcezza per Erzsébet, come lei ne proverà per lui..

Lascia un commento »