TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Dedicata

DEDICATA

Scarpette di seta rivestite,
di tessuto cremisi e
intrecci di fili dorati
avvolto ha il corpo di
saettanti moine.

 

Risate argentine invadono il
cuore e occhi
vibranti di scaltra furbizia
femminile destreggiano
il palco.

 

Locandiera costruita dalle
magiche parole del Maestro,
incise eterne nell’universo,
non teme il sangue caldo,
la passione che
turbina su assi baciate nel
tempo da chi di teatro ne fece Arte.

 

Locandiera che sfida il tempo
non teme Mirandolina dai
rossi capelli, ne guarda anzi,
ingorda, la nuova vita
che s’offre a incantati corteggiatori,
ad affascinati spettatori,
Mirandolina Mirandolina….

 

Di complessa anima e
orgoglioso potere, di leggiadria,
di parlantina che incanta
Mirandolina si avvinghia
a chi vita gli dona.

 

Di anima la storia ho vissuta
di cuore da te l’ho amata
artista e donna
di vibrante cultura e
passione infinita.

 

A Barbara con immenso affetto e amicizia. Paola.

 

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E che Emozione sia!

Ieri Roma mi ha accolta con un pioggia fredda e insistente.
Il freddo pungente mi fa camminare veloce fino alla porta del Teatro, entro e…ancora freddo, il palco è buio, le poltrone vuote.
Mi siedo e poi inizia la prima magia, i versi francesi di Baudelaire mi avvolgono e incantano, dimensione inaspettata.
Poi la seconda magia, il teatro si muove, prima si provano i movimenti, poi la voce, poi le entrate, poi la musica e le parole….e nasce lo spettacolo.

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Abbiamo portato in scena Ad Lucem (https://tuttolandia1.wordpress.com/2016/11/06/lemozione-e-una-luce/) di Barbara Bricca, e ancora una volta lo spettacolo si presenta forte, intenso, commovente tocca la realtà femminile con decisione ed emozione.
Ogni storia è un frammento di vita reale anche se tu attore, su quel palco, entri in un’altra dimensione.
Prima c’è il timore, ma varcata la soglia del buio dietro le quinte il calore della luce ti scalda, l’anima vola e tu diventi il tramite tra l’Arte e il pubblico.
Doni te stesso alla parola, al movimento, alla rappresentazione e anche a chi ti ha preparato e diretto con passione e amore.
Su quel palco puoi trasformarti o semplicemente restare te stesso, puoi investirti di ciò che diventi o creare una frattura tra te e il personaggio.
Personalmente quel palco è stata l’altra dimensione. La prima fase del monologo che mi è stato assegnato recita “Mia madre…” e da lì in poi non sono stata più Paola, ma la figlia che ricorda una madre provata dalla vita.
Ieri ho dovuto cambiare un po’ la scena d’entrata, ogni luogo ha le sue esigenze, ed è lì che entra in gioco il regista, con la sua visione, passione, professionalità, le sue indicazioni sono il tutto, sono la molla che ti da sicurezza e ti sostiene. L’allestimento di uno spettacolo non è facile, c’è da considerare tanto, a volte lavorare sul filo del tempo.
Lasciatemi dire che lo spettacolo coinvolge, tanto, ma io mi incanto sempre quando osservo, ascolto Barbara nel suo lavoro, nel suo “dirigere”; è forte, passionale, eclettica.
E sul palco è imbattibile, il suo monologo di chiusura la presenta in “forme” diverse: gestualità, voce, espressioni che si adattano ad ogni sfumatura del personaggio o dei personaggi che deve presentare.
L’appalauso è la gratificazione per l’attore, ma a volte non arriva e magari pensi che il pubblico non apprezza o tu non hai “dato”, ma poi scopri che a volte è solo l’emozione a pietrificare quell’attimo, dopo scopri che il pubblico ha pensato di te che sai emozionare. E non c’è applauso che valga.
Ci tengo a dire che per l’impegno speso in questo spettacolo a tema sociale, andato in scena per la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, Barbara Bricca ha ricevuto il premio “Donna nell’arte 2016”.
Non dimentichiamo che il teatro non può scindere dal sociale e che questa Arte apre le menti e la persona alla bellezza culturale, fondamento che dovrebbe essere essenziale nelle società di ogni luogo del mondo.

 

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PS . Ora faccio un appunto personale ma che sento doveroso: ringrazio Barbara per il calore che le sue mani hanno sviluppato sulle mie spalle, donandomi la forza per entrare sul palco. Grazie di cuore per il fondamentale sostegno.
Grazie ai compagni di viaggio che sempre mi accolgono con affetto e con me dividono le loro sensazioni ed emozioni.

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L’emozione è una luce

L’emozione è parte dell’uomo, l’emozione ti attraversa in un attimo o resta con te più a lungo.

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Ad Lucem è l’emozione che dura.
Ad Lucem, spettacolo teatrale di e con Barbara Bricca, presentato ieri sera.
Un tema forte, attualissimo, che non può lascire indifferenti: la violenza sulle donne.
I brani presentati dalla regista, e interpretati dalla Compagnia del Cavaliere e dalle Sibille, ci trasportano nei ricordi che i figli hanno della violenza familiare, nella reale violenza che si perpetra nelle mura domestiche, ci porta a toccare la paura della denuncia, ci fa capire quanto il silenzio delle donne è devastante.
Il silenzio assoluto dei spettatori e l’immobilità di alcuni bambini, hanno dato la misura dell’intensità di ogni brano recitato, parlato; spettatori che hanno scandito con applausi decisi ogni uscita di scena dell’attore; volti attoniti, ma anche commossi.
20161106_131249  Io c’ero, ho visto uomini impietriti e rapiti da quel rito sacro che veniva offerto.
Io c’ero, ma non da spettatrice, da attante, non ho visto lo spettacolo dal basso, ma dall’alto, ho parlato su quelle assi, e di questo ringrazio Barbara per la fiducia che ancora una volta mi ha concesso, per la grande emozione che mi ha permesso di vivere, ringrazio i compagni di viaggio per il loro generoso sostegno.
Questo spettacolo ti trasporta in un mondo che non vorresti conoscere, ma che esiste ed è sempre più prepotentemente alla ribalta delle cronache, potete immaginare per chi ha recitato cosa possa essere stato doversi immedesimare e offrire senza aver paura di mostrare cosa realmente può voler dire subire violenza?
Voglio sottolineare che i testi toccano diverse situazioni, arrivano immediati alla persona e fanno riflettere.
Mi congratulo con Barbara, le sue scenografie scarne, essenziali, lasciano spazio all’attore completandolo con gesti che intensificano la recitazione: i passi calcati dll’uomo che arriva furioso, il giornale lanciato che fa capire la sua rabbia; l’abbraccio ad un manichino che evoca ricordi lontani, d’amore e di pauraimg-20161106-wa0007 l’inginocchiarsi di chi sa che quel coltello la colpirà; il monogolo recitato come fosse una preghiera non salvifica, ma che avvelena l’anima di un gesto violento che è già di per se veleno e follia…e la bambola, quella bambola che gli uomini credono sia la donna, quella bambola a cui le donne si agrappano cercando rifugio forse nell’infanzia, quando una bambola era gioco, era confidennte, era la forza a cui appoggiarsi per non avere paura…

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La regia di Barbara non permette vuoti, non lascia idee in sospeso, non abbandona mai l’attore a se stesso. Non lascia mai lo spettatore solo, spettatore che si sente coinvolto anche dalla colonna sonora sempre impeccabile e mirata.

Pur conoscendola ormai da tempo e avendo avuto modo di assistere a tutti i suoi spettacoli, questa regista mi sorprende e affascina sempre per la capacità che ha di inserire sempre in modo estemporaneo un movimento, un gesto, un particolare  che da nuova forza e perfezione alla rappresentazione,  estemporanee decisioni che i suoi allievi sono pronti a raccogliere. Una stupenda maestra oltre che regista.
Ha recitato Barbara, avreste dovuto vedere e sentire…la donna sul tram dal cappotto verde e dai capelli ondulati era lì sul palco, con lei…la potevate vedere tanta è stata la forza evocativa del suo monologo finale.
Tutti gli attori sono stati perfetti e intensi, il mio stare “dietro” con loro mi ha permesso di vedere ancora qualcosa in più dello spettatore…la loro emozione,  trepidazione e anche l’ansia.

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Voglio complimentarmi con Aurora, la giovanissima new entry, una Maria Goretti perfetta, intensa, e complimenti a Gabriele, la sua parte non è stata facile  per lui, che ha sempre avuto ruoli dove non doveva esprimere rabbia e violenza…è stato forte e questo personaggio ha aggiunto maturità al suo percorso teatrale, tanto che mia figlia ha detto: “E’ una parte che gli sta perfetta! E’ stato bravissimo” dsc08353
Questo spettacolo verrà replicato il 6 Dicembre, se qualcuno desidera vederlo, può ricevere informazioni sul sito https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com.

Lo consiglio, non si esce senza aver portato con se “l’emozione”.

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A teatro

IMG-20160611-WA0000   Le luci si abbassano, scende il silenzio in sala, il palco si illumina e gli attori entrano in scena.

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Uno spettacolo simpatico e brioso, una rivisitazione di alcune novelle del Decamerone ben strutturata; però, però… questa volta la magia che ho sempre percepito quando recitano la Compagnia del Cavaliere e delle Sibille, questa volta non l’ho sentita.
Frastagliate alchimie tra gli attori, una battuta che si sganciava dall’altra senza continuità, qualche immobilità di espressioen hanno penalizzato questa opera che avrebbe dovuto essere il giusto coronamento di una stagione lavorativa e di studio che ha dato precedenti grandi soddisfazioni.
Sono rimasta sconcertata, nel precedente lavoro portato in scena avevo visto un’enorme crescita degli attori, una simbiosi incredibile, qui è mancata la generosità che sempre hanno dimostrato. Le mancanze sono andate a discapito di una regia originale e fantasiosa (Boccaccio si presta) dove 20160609_204522 Barbara Bricca (che è anche scensa in scena) si è impegnata per realizzare un percorso narrativo ben coordinato per quanto riguarda l’interpretazione, la recitazione (con battute in dialetto romanesco, ciociaro e toscano che hanno dato un pizzico di leggerezza senza modificare l’essenza dell’opera) e il movimento scenico degli attori. Se pur vero che la grande responsabilità di uno spettacolo è del regista, va detto che chi interpreta deve dare assolutamente il massimo di se stesso per far si che lo spettatore recepisca tutto il lavoro messo in campo. Nell’insieme il risultato non posso dire che non sia stato positivo, il pubblico ha applaudito, le risate sono state generose, ma…la magia su quelle assi questa volta non c’è stata.

20160609_204827 20160609_205446 20160609_210946 20160609_210555
20160609_211529 Lasciatemi dire che ho trovato una maturità nel lavoro in Gabrile, molto cresciuto, e una piacevole sorpresa nella recitazione di Lucia, forte e decisa, finalmente ho sentito la sua voce, la sua forza e la sua personalità venire fuori recitando in dialetto tursitano che, scusate se è poco, ha sottolineato ancor di più la cultura che la regista dà a tutti i suoi spettacoli e, proprio sulla base della scelta fatta per le citazioni recitate da Copia di 20160609_210555 Lucia, mi riaggancio al discorso iniziale sulla regia, che se anche lascia spazio alla spontaneità, indirizza l’interprete ad identificarsi con il pensiero che ha costruito sul personaggio e che va assolutamente rispettata, quindi un applauso a tutti coloro che si sforzano per portare il miglioramento nello spettacolo e in loro.
Mi scuso con la Regista e gli Attori per questa mia franchezza, ma se mi conoscete bene sapete che mai potrei dire se non quello che veramente provo, l’onestà verso di voi, verso me stessa e questa Arte, me lo impone. Senza verità il commento non sarebbe responsabile, nè costruttivo.

 

(mi scuso per le immagini, posizione non favorevoli, luci e me stessa, non hanno reso)

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Prova(e) aperta(e) al…Decamerone.

Una fresca serata romana (11 Febbraio), il teatro 33, la Compagnia del Cavaliere e Le Sibille.
Copioni alla mano e si prova. Cosa?
La rivisitazione di alcune novelle del Decamerone.
Ma a chi è venuta in mente questa idea della prova aperta? A Barbara Bricca (https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com), che secondo un detto romano “..nun’c’e dorme la notte pè penzà a quello che deve fa er giorno…” La sua mente è una fucina di idee continue.

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Avere un pubblico davanti che ti guarda mentre provi non è cosa facile per l’attore.
La prova, che di solito è celata ai sguardi dei non addetti al lavoro, è un momento di costruzione, di assemblamento, di riflessione, di correzione…e tutto questo è messo in pubblico. E allora c’è un pò di timore, c’è un pò d’imbarazzo, c’è da pensare “ma se sbaglio che diranno …”
Ma proprio il mettersi a nudo nelle proprie insicurezze o errori fa capire dove correggere, dove cambiare, dove migliorare, anche perchè “la regista” non sta li a guardare, fa ripetere, da consigli, corregge, spiega…e ride, perchè accidenti se si ride! Copia di Foto4254
Immaginate gli sfrondoni, immaginate le “caricature” fisiche dei movimenti prima di capire il modo giusto per presentarli; c’è l’accento sbagliato, il vuoto di memoria, la battura cambiata; c’è il dialetto che parte in romano e arriva in toscano, il ciociaro italianizzato, il romano troppo educato…diamine se c’è da ridere!
E se poi il testo è già di per se travolgente e ilare come fai a non sentire lo stomaco che sobbalza e le lacrime che escono dai condotti senza essere un pianto e le labbra che non ne vogliono saperne di stare chiuse. Come fai? Non lo fai, e allora ridi e la gioia e l’allegria pervadono tutti i presenti, attori compresi, e la serata diventa spettacolo e condivisione. Intima, perchè signori, una prova aperta è nudità!

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(mi scuso per la pessima qualità delle foto ma lo strumento usato e la luce non hanno permesso di meglio)

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Una valigia, una vita e uno spettacolo

Con un blogger (http://topperharley.org/2016/01/31/la-valigia-del-viaggiatore/#comment-18961) si parlava di valigie, quelle che ci portiamo dietro nella nostra vita… Cosa mettiamo in quelle valigie? Ecco io ho risposto e ho parlato della mia valigia. Il blogger mi ha chiesto di parlare di quella valigia che qualcuno ha portato sulle assi di un teatro. Un colto e giovane sacerdote ha proposto un tema per uno spettacolo: Partenze e Ritorni. Si poteva scrivre anche una storia vissuta. Io ho voluto farlo, perchè ho viaggiato, e si se ho viaggiato! E con una valigia, anche adesso la porto con me, è piena in modo inverosimile, è un po pesante ma non potrei mai separarmene. E’ la mia valigia.

Barbara Bricca, sensibile e colta regista ha preso la mia storia, l’ha rielaborata per poterla portare a teatro e ha scelto una bravissima attrice della sua Compagnia per rappresentarla, Emanuela, che ringrazio per la passione e la dolcezza e l’intensità con cui l’ha raccontata. Barbara Bricca ha elaborato  spettacolo stupendo ed emozionante (https://tuttolandia1.wordpress.com/2015/11/17/partenze-e-ritorni/) copia-di-dsc07718.

Qui riporto il testo come l’ho scritto io.

“Mi piace viaggiare.
Sono una di quelle persone che ama conoscere nuovi luoghi, cibi, culture…I miei viaggi li ho sempre scelti e organizzato io. Non ne ho fatti molti, ma li ho amati tutti, anche quello, l’unico che non ho scelto e che non avrei voluto fare.
Sono partita in una calda mattinata di fine primavera portando una valigia striminzita, senza il sorriso sulle labbra e con una pietra sul cuore.
Non ho attraversato deserti, nè mari, nè boschi, nè lingue d’asfalto; non ho respirato brezze marine, né gelsomini odorosi, nè aromi speziati; non ho conosciuto culture, abiti, musiche, diverse dalle mie.
Ho attraversato corridoi lunghi, pieni di porte, inondati di luci bianche e senza calore; ho respirato odori pungenti di chimiche essenze e aria fresca generata dal metallo dell’uomo; ho conosciuto uomini e donne vestiti di bianco, di verde, d’azzurro, che indossavano occhiali e mascherine e guanti bianche aderenti come una seconda pelle. Sono arrivata in una stanza enorme dove ho incontrato donne invecchiate perché la tinta dei capelli era sbiadita, donne con la pelle corrosa, madri senza luce negli occhi per il troppo piangere, madri senza voce o logorroiche.
Pensavo di essere arrivata alla meta del viaggio, non avevo capito che ero appena approdata sul molo, che ancora quel viaggio dovevo affrontarlo…Sono salita sulla zattera del dolore, quello che ha accompagnato la mia anima e il mio corpo. Il dolore del corpo l’ho affrontato remando nel mare delle certezze che la medicina mi offriva, il dolore dell’anima l’ho affrontato portando la zattera verso la riva dove vedevo una luce immensa che però più cercavo di avvicinare più si alontanava e, quando ho capito che le correnti contrarie spingevano la zattera sempre più lontana, mi sono tuffata tra onde di preghiere, rosari, dubbi. Nuotavo, ma la riva dorata si allontanava e quando ero allo estremo “Signore dove sei, perché mi hai lasciato” qualcuno mi ha gettato una corda “… i giorni in cui tu hai visto solo un’orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”, e finalmente ho toccato quella riva.
Ecco, il viaggio per me era concluso, potevo tornare a casa.
Ma così non è stato, ancora sono dovuta partire, ancora un viaggio, più avventuroso.
Prendo di nuovo la valigia, più piccola dell’altra, non ho portato che due foto con me…Poi il buio, tutto si spenge, il sole scompare, la luna scompare; non so dove sono, non so dove andare, troppo silenzio, troppo freddo, tanto freddo…Inizio a correre in una landa buia, sotto una pioggia battente, fitta, gelida; vedo una persona correre verso di me, mi dice:”Di la, di la, c’è un’uscita, dopo la grotta…”, corro, sono tutta bagnata, non ho più forze; entro nella grotta, è nera, ho paura, vorrei tornare indietro, ma devo riprendermi, trovare l’uscita. Mi fermo solo un attimo per riprendere fiato e chiudo gli occhi, quando li riapro davanti a me appare una giovane donna dal manto e dall’abito bianco trattenuto in vita da un nastro azzurro, mi fa segno di stare ferma:”Devi tornare indietro, non è qui il tuo posto.” La guardo, mi volto e torno indietro, riprendo la corsa sotto l’acqua. Penso: “Ma che viaggio è mai questo?” e poi mi dico:”Ora mi sdraio e mi addormento, sono troppo stanca…” Appena appoggio il mio corpo sull’erba fradicia qualcuno, che non riesco a veder tanto è nera l’aria, mi accarezza il volto, mi abbraccia, mi incita a non dormire, solo a riposare per poi tornare a camminare, sembra il cullare di una madre…Dormo, tanto e quando mi sveglio c’è il sole, ci sono le voci e i volti conosciuti di sempre, c’è un angelo che pur non avendo le ali ha la forza di sollevarmi dalla stanchezza accumulata il quel lungo viaggio nella terra sconosciuta. E quell’angelo mi dice che è ora di andare via, non per fare un altro viaggio, è ora di andare a casa.
Ho fatto un viaggio lungo, non voluto, ma che oggi posso dire di aver amato, una viaggio che tanto mi ha insegnato.
Ho attraversato il mare in tempesta, ho calpestato la sabbia d’oro, mi sono fermata prima della grotta; ho lottato nel viaggio per tornare qui, dove chi è più in alto di ogni vetta ha deciso che io fossi.” Paola

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29 Ottobre 2015

img_2716  E accade che, quando le luci si abbassano e sulla sala scende il silenzio, sul palcoscenico quel cono di luce illumina le parole…illumina i cantori di tanta meraviglia, i generosi attori della Compagnia del Cavaliere.
E quelle parole infrangono il silenzio portando nel loro suono fantasia, spirito, immaginazione.
E quelle parole sono legate a Louis Aragon, scritte da Andrè Breton, volano sull’espressività pura di Dino Campana, si colorano dei versi di Paul Klee, si avvolgono della meravigliosa prosa di Gerardo Diego..

 

 

Rosa mistica

Era lei
E nessuno lo sapeva
Ma quando passava
Gli alberi s’inginocchiavano
E nei suoi capelli
Si intrecciavano le litanie.
Era lei.
Era lei.
Sono svenuto fra le sue mani
Come una foglia morta.
Le sue mani ogivali
Che davano da mangiare alle stelle
Volavano nell’aria
Romanze senza suono

E sul suo cuscino di passi

Mi sono addormentato.

E poi si chiudono con una tra le più belle poesie che siano mai state scritte, su quell’amore che Jacques Prévert ha reso struggente e passionale, e che la voce di Barbara Bricca ha tessuto come seta preziosa

Questo amore

Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato

Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo

Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio

Tremante di paura come un bambino quando è buio

Così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte

Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire

Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio

Braccato ferito calpestato fatto fuori negato dimenticato
Perché noi lo abbiamo braccato ferito calpestato
fatto fuori Negato cancellato
Questo amore tutto intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole

È il tuo amore

È il mio amore

È quel che è stato

Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata

Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate

Sia tu che io possiamo
Andare e tornare
Possiamo dimenticare
E poi riaddormentarci

Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora

Sognarci della morte
E svegli sorridere ridere
E ringiovanire
Il nostro amore non si muove

Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino

Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando

E grido

Grido per te

Grido per me

Ti supplico

Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati

Oh si gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco

Resta là
Là dove sei
Là dove eri altre volte
Resta là
Non muoverti
Non te ne andare

Noi che ci siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci

Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati

Lontano sempre più lontano
Non importa dove
Dacci un segno di vita

Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo

Ma la magia che quelle parole creano non finisce su quelle assi di legno, non si perde nell’aria carica di emozione, quella magia si avvolge come una carezza alla pittura, e si alla pittura, perchè quando il teatro accarezza la mano a questa forma d’arte, lei non si ritrae, anzi si mostra e il sogno continua.
r319 Volti di donne nascosti tra fiori fulgenti, r320 vette innevate dalla purezza arcaica, r321 angeli di etereo fulgore, r318 profumi che tingono la tela di rosso, di rosa, di azzurro…r322 farfalle tanto delicate che solo la sensibilità di una creatura dolce come Paola Bernardi* può trasformare in emozione. Una creatura che della luna ha saputo catturare l’arcana profondità.

Copia di r321(con questa tua opera omaggio te Paola, figlia della Luna)

Una serata dolce, in una Roma spettinata dalla brezza leggera dell’autunno, dove la Musa Erato, la Musa Talia, la Musa Pictura,  mi hanno regalato bellezza, cultura, emozione, amicizia.
Grazie.

20151029_202128-1-120151029_202316-120151029_202215*Paola Bernardi, artista di estrema delicatezza d’animo, esprime la sua arte con la pittura digitale che implica l’uso di strumenti tecnologici.

(mi scuso per la pessima resa delle fotografie ma sono un pò “negata”…)

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Una ricetta speciale

Ingredienti:
prendete Aristofane, “originale” drammaturgo, commediografo, dell’antica Grecia;
prendete una sua opera “Le donne al parlamento” (391 a.C.);
prendete il “CineTeatro 33” a Roma;
prendete una giovane e passionale regista, Barbara Bricca;
prendete Ugo De Vita che rielabora l’opera di Aristofane  nella lingua  di Trilussa;
prendete due compagnie d’attori: La Compagnia del Cavaliere e Le Sibille.

Preparazione:
mescolate il tutto e suddividetelo in entità, luci, palcoscenico, musica, recitazione.

Dosi per….e qui non si può fare, perchè le persone erano tante, la dose era abbondante per tutti.
Allegria, simpatia, spigliatezza, voglia di presentare qualcosa del passato ma che risuona incredibilmente attuale. E si, perchè Barbara Bricca ha avuto l’intelligente idea di rispolverare questa commedia greca che provoca in modo ironico, satirico, simpatico, il mondo maschile nel gettare lo sguardo su quello femminile, che non ha mai avuto voglia di discriminazione, di sottomissione e stereotipi.
Seguo il lavoro di questi gruppi da diverso tempo e devo dire che Lunedì sera mi hanno veramente definitivamente conquistato, ci hanno messo grinta, voglia, passione; chi era meno spigliato ha acquistato padronanza e coraggio, tutti migliorati tantissimo e lo dico con immensa gioia perchè conosco il grande lavoro che fanno su loro stessi e il grande lavoro che la loro regista opera affinchè tutti possano avere lo spazio giusto su quelle assi di legno che compongono un palcoscenico, che non sempre è “il teatro” inteso come struttura, ma che è il Teatro come Arte meravigliosa e Sacra.
Questo gruppo viene coinvolto non solo come recitazione, ma cosa ancor più interessante e culturalmente positiva è lo studio che viene a loro proposto di figure storiche, mitologiche, poeti, romanzieri, è la storia del Teatro come aspetto, come radice, come espressione dell’anima e del proprio io (.

Grazie a tutti voi, grazie a Barbara, grazie a chi vi affianca con tanta passione; grazie per tutto quello che mi date ogni volta che vi incontro, quello che mi trasmettete con le vostre rappresentazioni.
Grazie per quest’ultimo lavoro che mi ha fatto dimenticare il trascorrere del tempo, tanto era presa a guardarvi, ascoltarvi, a sorridere per la gioia e la simpatia.

bigllietto759

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24 Marzo – Un pomeriggio di cultura

“Mentre ascolto il silenzio
ricamo versi d’incenso”

Voglio iniziare così questo post; iniziarlo con le parole dolci e potenti di Marco Corsi, che non si definisce un poeta di mestiere e io, incompetente in materia, di questo gliene sono grata, perchè la parola mestiere sulla poesia non mi garba.
DSC06681 La poesia è qualcosa che nasce dal profondo dell’anima, da una scintilla del cuore, da una nota di passione, d’amore, dalla ricerca del sacro, dalla ricerca della parola. E sulla ricerca della parola Corsi ne ha da dire…l’ho amato già dai primi versi recitati da una voce calda e suadente che ha saputo catturare l’ascolto attento di chi era presenta alla presntazione del libro “E ancora leggera la brezza”(Del Manto Editore), avvenuta nella Biblioteca Comunale di Anagni.
Come non ci si può far avvolgere da
“…un muschio salmastro mi inebria
si veste di te poesia della luce.”
E come non si può sciogliere la commozione all’ascolto di
“Dove sei
Eri qui con me…
Mi mancano gli occhi che dicevano amore…
Tutte le mamme attendono i figli
Alle porte del Paradiso

Scusami se ti faccio aspettare”

Ecco la potenza delle parole, per me sono quelle che ti si avvinghiano addosso e non ti lasciano più. Le ascolti, le pesi, le stringi per non farle fuggire. E in questa raccolta ce ne sono da stringere!
Grazie a questo “poeta” che del profumo della carta e degli atavici autori ne ha fatto una ragione di vita.
E grazie per la risposta che ha dato a chi lo ha intervistato, alla domanda che, se apparentemente può sembrare spiazzante se rivolta a chi scrive poesie, se vale ancora la pena scriverle in un mondo che corre sul tecnologico, sulla velocità del pensiero leggero, Corsi ha detto di si e ha spiegato il suo perchè e io gli avrei voluto dire che guai se così non fosse, guai se non ci fossero menti e cuori e mani come le sue, che sono in grado di coprire di miele dolce e ambrato il verde acido e i colori flou di questo mondo mordi e fuggi, tutto tecnolgia, un mondo di parole a volte inutili e senza senso. Grazie a questo poeta che si è emozionato nell’ascoltare le sue poesie velate d’un pizzico di malinconia, ma che evocano immagini come quadri antichi, preziosi. E qui c’è cuore cari miei…ma che, novello Trilussa, ha saputo con un incisivo dialetto romano inserire nel libro una lirica vivace e allegra che con ironia tocca argomenti attualissimi.

DSC06680 Interessante e coinvolgente è stato ascoltare spaccati di vita vissuta su grandi figure come i De Filippo, letture che si trovano sul libro “Il teatro dei De Filippo” (Del Manto Editore), letture, annedoti, poesie, che sanno coinvolgere la tua mente con parole dirette, argomenti intelligenti.

Che dire, momenti positivi, costruttivi e gioiosi che, per chi come me ha sempre sete di sapere, conoscere, ascoltare e perchè no sorridere, hanno il gusto della vita, sono lezione di vita.

E non posso non abbracciare gli attori della Compagnia del Cavaliere che sempre si prestano a nuove esperienze con gioia, slancio e voglia di mettersi alla prova.

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Il profumo delle cose sfuggenti

“Coloro che non hanno mai provato la magia di un campo di gigli e di rose all’alba, possono sapere che cosa è il profumo?”
“Io so che se l’odore fosse visibile come lo è il colore, vedrei un giardino d’estate nelle nubi dell’arcobaleno, perciò io vi dico, siate come una rosa, parlate mediante il vostro profumo.”

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Che cosa è il Teatro, il Teatro è l’idea….e lo spettacolo di domenica 15 è nato dall’idea e dall’impegno di Barbara Bricca, giovane e appassionata regista, che sa scegliere, nel grande mare di parole e testi che vivono nelle pagine di libri e scritti, sempre la particolarità, e che sa accompagnarla con musiche indovinate e coinvolgenti, un grande lavoro..
E l’idea diventa parola, diventa immagine; e l’idea diventa emozione, azione, movimento di mani, di corpi di occhi…e diventa colore, non solo il colore degli abiti, della scenografia, ma il colore che dipinge l’ascolto dello spettatore, che dipinge la sua anima; e se poi lo spettacolo parla di profumi, quelle parole e quei spruzzi che legiadri escono dai cristalli in cui riposano, avvolgono i sensi, il cuore, stordiscono i tuoi pensieri per farsi spazio e in te restare come lettere marchiate a fuoco.
Chi muove le mani? Chi recita parole di sogno, parole che inducono il pensiero a muoversi? Chi trasmette l’emozione dell’attimo? In questo caso i meravigliosi attori della Compagnia del Cavaliere e la debbuttante Compagnia delle Sibille, persone meravigliose, persone comuni che hanno il generoso coraggio di portare se stessi e la loro recitazione davanti al pubblico, che, credetemi, silenzioso e rapito li segue in ogni loro minimo essere. A queste persone va il mio grazie per le tante belle emozioni che mi hanno regalato, per la loro accoglienza e “fratellanza”.
E se poi ci mettete un intelligente sacerdote, che della cultura ne fa un grande mezzo di comunicazione e arricchimento, il gioco è fatto…nasce la magia del Teatro, anche tra le mura di una chiesa, sotto un tetto di vetri che riflettono le terrene menti.

Alcuni brani dello spettacolo :

“Ma quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui, più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore lungo tempo perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla, quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.
“Oggi ti dono il profumo dell’anima,
conservalo non lo svelare,
fa che sia ostello d’amore,
solida roccia al dolore ,
voce al sussurro,
gioia al rimpianto,
mare al deserto,
maestrale alla vela,
sia principio e fine di noi,
quando svanirà la sua essenza,
noi stessi saremo profumo.”
“Bisogna esprimere il profumo racchiuso nelle nostre anime,
bisogna essere tutti canto, luce, bontà, bisogna aprirsi interamente di fronte alla notte nera, per riempici di rugiada immortale”.

Chiudo con i versi di Cesare Pavese che Barbara ha recitato in una sua rielaborazione, inserendo magistralmente parole tratte da un’altra poesia:

“Sovente mi fermo davanti alle vetrine
dei profumieri. E tutti quei colori
disposti in nitide boccette
ornate di bei nastrini,
tra i piumini, le ciprie, gli specchi
e i piccoli strumenti fragili
lucidi lucidi
che passeranno per tenui mani feminee
e pare che nell’attesa ne abbian già assunto l’esilità e
la forma di sogno,
i deliziosi ovali delle saponette,
gli spruzzetti, le reticelle,
ma soprattutto i profumi, i bei profumi gettati
in un ordine strano
sulle scansie di cristallo
dove fondono diafani i colori più belli,
soprattutto i profumi mi prendono l’anima
e costringono gli occhi,
i miei occhi incapaci d’estraneo rozzo,
a fissarsi sospesi
sul prodigio fatto di mille minuscole meraviglie
ed allora un pensiero mi riempie la mente:
pensiero che nessuna fiorita terrestre, vivente nel sole,
palpitante, o agitata dal vento
o umida sotto il cielo;
odorante un suo odore sano e selvaggio;
e non le più belle mescolanze di fiori
accordate da mani leggere,
da cui pure s’esalano stordimenti dall’uomo alla terra,
nulla nulla che abbia nome natura,
stagioni, doni strappati dall’uomo alla terra,
nulla mi può valere il giardino agghiacciato
nitido, immobile sotto i cristalli,
dove le offerte più meravigliose delle stagioni,
i colori e i profumi,
sono raccolte divinamente in piccoli vetri
e han forma del sogno femineo:

Profumo…
quello del mare
quando l’onda batte radiosa sullo scoglio,
e la sua spuma,
aroma salmastro,
profumo misterioso,
profumo di mia madre,
profumo d’amore
che avvolge il cuore
che inebria i sensi
profumo di vita che il cristallo non contiene,
profumo di pianto,
il primo
profumo di tutti i sorrisi,
profumo di donna….

E d’accanto mi passano donne
dall’abito breve sul corpo
talune consunte
altre tutta freschezza,
e tutte , infinite non mai conosciute,
creano un altro meraviglioso giardino
vasto quanto la terra,
e con le stelle in cielo,
l’altissimo giardino intessuto di ombre e di luce,
tanto semplice che fa battere le mani ai bambini,
tanto tremendo che fa rabbrividire i santi,
essi formano il mio grande giardino della vita,
dove soffro e gioisco ininterrottamente
e, dolorando per dare qualche canto ai miei fiori,
attendo la morte, l’ultimo canto, il più bello.

Ed è per questo che avviene che mi fermo
davanti alle fantastiche vetrine dei profumieri.”

Un grazie personale a te cara Barbara, per il tuo lavoro e per quello che ci unisce; ora lo posso dire: mi sono commossa, travolta dall’emozione che tutti i testi mi hanno regalto e per l’ultimo….Mai avrei immaginato.

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