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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Leggete…leggete…


05 Sempre E Solo Io E Te
05 Sempre E Solo Io E Te

Sempre e solo io e te

Al Teatro Anfitrione di Roma, Guido Del Vento il 29 e 30 marzo ha portato in scena il suo Sempre e solo io e te con la complicità di Barbara Bricca e Gabriele Planamente. Uno spettacolo che pone la donna al centro in un girotondo di sentimenti.

Quando il numeroso pubblico si appresta a prendere posto in sala, i protagonisti di Sempre e solo io e te sono già presenti sul palcoscenico del Teatro Anfitrione (dedicato ora a Patrizia Parisi dopo l’improvvisa scomparsa della nota attrice avvenuta nel settembre scorso). Al centro della scena c’è un grande letto con un baldacchino di tessuto bianco e tante grucce appese qui e là, a vista, impreziosite per lo più da lingerie. Tutto il resto è spoglio, come quasi lo sono i due attori Guido Del Vento, regista anche della pièce, e Gabriele Planamente, con indosso solo i pantaloni. Scalzi e a torso nudo, insieme all’altra procace protagonista Barbara Bricca, il complice trio, come fosse un insolito dietro le quinte, si scalda prima di entrare nel vivo della storia. Un racconto che ha il sapore di un tempo ormai trascorso, essendo ambientato nella Roma dei primi anni ’50, ma che benissimo può adattarsi a una delle tante vicende moderne, che vedono i sentimenti vacillare di fronte a una prova d’amore ricca di poesia.
Ecco dunque che pian pianino, concluso il riscaldamento che ha visto i due personaggi maschili danzare, in modo speculare, ai piedi del letto come di fronte a uno specchio immaginario, fino a vestirsi completamente, ci si addentra appieno nello spettacolo, in cui tutti hanno un nome oltre a un corpo. Anche la stanza ha una precisa denominazione, è all’interno di Casa Sibilla, un bordello romano dove Nora esercita il mestiere più antico del mondo.

L’audace prostituta è divisa tra l’amore possessivo di Domenico (Del Vento) e l’ingenua freschezza dell’inesperto Cristiano (Planamente), spinto dal padre a concedersi a una donna di facili costumi.
Il ragazzo ha un cuore puro e nelle sue vene scorre soltanto inchiostro fermato in rima su un taccuino, che porta sempre nella tasca della sua giacca. Il cuore di Domenico è invece indifferente, lui è sanguigno di suo, attaccato unicamente al denaro, che costantemente sottrae dalla borsa di Nora per gestire i suoi affari sporchi.

Tra le note di famose canzoni degli anni ’40 e ’50 e versi di poesie originali scritte da Marco Corsi, Sempre e solo io e te arriva dritto al cuore con semplicità e amarezza, riuscendo però a strappare anche più di una risata, essendo il testo impreziosito di sfumature, che accarezzano l’anima colta in pieno dal pubblico attraverso la bella prova che tutti e tre gli attori hanno saputo dare con rispettivi e genuini personaggi.

«La scena», come ha dichiarato il giovane regista Guido Del Vento, «è uno spaccato di verità e senza questa non c’è teatro». Lasciato il palcoscenico, ecco così, che dopo la sua scelta Barbara si stacca dal personaggio di Nora e scendendo in platea si presenta con il suo vero nome, stringendo la mano al pubblico un po’ smarrito, seduto nelle prime file.

Lo spettacolo, che ha visto solo due repliche il 29 e il 30 marzo, merita sicuramente più spazio all’interno dei cartelloni teatrali, e non mancherà occasione per rivederlo presto in scena, perché – proprio come la speranza che nutre la protagonista di Sempre e solo io e te – in fondo non è mai tardi per ricominciare.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Anfitrione
Via San Saba, 24 – Roma
venerdì 29 e sabato 30 marzo ore 21.00

Sempre e solo io e te
di Bricca, Corsi, Del Vento, Planamente
regia Guido Del Vento
con Guido Del Vento, Barbara Bricca, Gabriele Planamente e Diana Iaconetti
scene e costumi Nicola Civinini
video maker Davide Manfrevola
hair stylist Elisabetta Salvati
photo designer Mario Setter
ufficio stampa Mauro Caldera

Dal sito: teatro.persinsala.it

 

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Non mancate…

….invito rivolto a tutti, ancor di più ai romani…siete nel territorio 😀

 

 

 

“Sempre e Solo Io e Te”: al Teatro Anfitrione di Roma va in scena l’universo di una donna

20 marzo 2018 Redazione Zoom Magazine Teatro Anfitrione

Amore, poesia, limite e viaggio esistenziale: queste le parole chiave di “Sempre e Solo Io e Te”, lo spettacolo che andrà in scena il 29 e 30 marzo al Teatro Anfitrione di Roma.

“Sempre e Solo Io e Te” –  scritto da Barbara Bricca, Marco Corsi, Guido Del Vento e Gabriele Planamente e diretto da Guido Del Vento – è un viaggio, oltre il tempo e lo spazio, attraverso quel legame fra uomo e donna che definiamo Amore. È un’esplorazione del misterioso universo delle donne e della loro capacità di amare oltre ogni limite o confine, perché il loro amore rivela una matrice di valore assoluto. Lo spettacolo ha il ritmo di una commedia dai toni brillanti che smuove gli animi dei personaggi portandoli a confrontarsi con gli aspetti più profondi e drammatici della vita.

 

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Nel lavoro di regia mi è interessato scoprire e far emergere le fragilità personali degli attori, che per mia fortuna hanno accettato la sfida” – racconta il regista Del Vento. “Ho cercato di seguire l’evoluzione personale di ciascuno di loro all’interno della scena. Con la regia ho puntato a eliminare maschere e finzioni esponendo gli attori e le loro naturali fragilità. La scena, per me è uno spaccato di verità e senza questa non c’è teatro…

In scena Barbara Bricca, protagonista assoluta nel ruolo di Nora, prostituta che lavora all’interno di un bordello romano, Casa Sibilla, Guido Del Vento interpreta Domenico, marito spregiudicato e prepotente di Nora e Gabriele Planamente nel ruolo di un poeta alla ricerca di se stesso. Diana Iaconetti ricoprirà un ruolo fondamentale ma… in punta di piedi. Il testo si compone di poesie originali scritte da Marco Corsi che impreziosiscono il testo e la sua struttura drammaturgica.

Quanto una donna per amore è disposta a sopportare? Quanto una donna per amore è disposta a perdersi?
Nora cercherà di far luce nell’animo dei suoi uomini e attraverso loro, in sé stessa e scoprirà il limite oltre il quale ogni donna ma, soprattutto, ogni essere umano non può e non deve andare, inconsapevolmente, accompagnata e sostenuta nel suo viaggio esistenziale dalla presenza di un’altra donna, specchio della sua anima e di tante donne, che hanno imparato che l’amore non basta, che hanno imparato a dire no.
Perché l’Amore è sogno e incanto, è verità e sofferenza e mai finirà d’essere Amore…

Il guardaroba della produzione di “Sempre e solo io e te” è costituito da “abiti-non abiti” con lingerie che spuntano da ogni parte. Nel teatro spoglio, la scenografia si sviluppa attorno a un letto. Le musiche, sono in stile anni ’40 – ’50, tipicamente ispirate all’età in cui i bordelli animavano il piacere.

di Redazione Zoom Magazine

 

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Vi invito a Teatro

Questo post nasce in collaborazione con Barbara Bricca, una delle protagoniste dello spettacolo “SEMPRE E SOLO IO E TE” , insieme a Guido Del Vento e Gabriele Planamente, per la regia di Guido Del  Vento.

 

 

 

L’Amore è un intreccio di anime.
Ma se Amore ha tre anime, potrebbero essere quelle di Nora, donna ironica, maliziosa e seducente, quella di Domenico, prepotente e scanzafatiche, quella di Cristiano, che poeticamente cerca la sua identità…
Tre anime alla ricerca di se stesse, pronte a superare ogni limite o confine pur di amare ed essere amati …
E Amore non disdegna di passare per Casa Sibilla, dove il mestiere più antico del mondo lega le vite e scioglie le catene.

 

“Perchè l’Amore è sogno e incanto, è verità e sofferenza e mai finirà d’essere Amore…”

E questo viaggio vi invito a farlo amici blogger, per raccogliere la magia del Teatro, per inebriarsi dei movimenti palpabili degli attori, per sentire il profumo della vita reale, per gustare chi passione mette nella ricerca di tematiche sempre nuove e attuali, senza dimenticare che recitare è Arte antica e sacra.

Vi aspettiamo !

 

 

 

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Dedicata

DEDICATA

Scarpette di seta rivestite,
di tessuto cremisi e
intrecci di fili dorati
avvolto ha il corpo di
saettanti moine.

 

Risate argentine invadono il
cuore e occhi
vibranti di scaltra furbizia
femminile destreggiano
il palco.

 

Locandiera costruita dalle
magiche parole del Maestro,
incise eterne nell’universo,
non teme il sangue caldo,
la passione che
turbina su assi baciate nel
tempo da chi di teatro ne fece Arte.

 

Locandiera che sfida il tempo
non teme Mirandolina dai
rossi capelli, ne guarda anzi,
ingorda, la nuova vita
che s’offre a incantati corteggiatori,
ad affascinati spettatori,
Mirandolina Mirandolina….

 

Di complessa anima e
orgoglioso potere, di leggiadria,
di parlantina che incanta
Mirandolina si avvinghia
a chi vita gli dona.

 

Di anima la storia ho vissuta
di cuore da te l’ho amata
artista e donna
di vibrante cultura e
passione infinita.

 

A Barbara con immenso affetto e amicizia. Paola.

 

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E che Emozione sia!

Ieri Roma mi ha accolta con un pioggia fredda e insistente.
Il freddo pungente mi fa camminare veloce fino alla porta del Teatro, entro e…ancora freddo, il palco è buio, le poltrone vuote.
Mi siedo e poi inizia la prima magia, i versi francesi di Baudelaire mi avvolgono e incantano, dimensione inaspettata.
Poi la seconda magia, il teatro si muove, prima si provano i movimenti, poi la voce, poi le entrate, poi la musica e le parole….e nasce lo spettacolo.

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Abbiamo portato in scena Ad Lucem (https://tuttolandia1.wordpress.com/2016/11/06/lemozione-e-una-luce/) di Barbara Bricca, e ancora una volta lo spettacolo si presenta forte, intenso, commovente tocca la realtà femminile con decisione ed emozione.
Ogni storia è un frammento di vita reale anche se tu attore, su quel palco, entri in un’altra dimensione.
Prima c’è il timore, ma varcata la soglia del buio dietro le quinte il calore della luce ti scalda, l’anima vola e tu diventi il tramite tra l’Arte e il pubblico.
Doni te stesso alla parola, al movimento, alla rappresentazione e anche a chi ti ha preparato e diretto con passione e amore.
Su quel palco puoi trasformarti o semplicemente restare te stesso, puoi investirti di ciò che diventi o creare una frattura tra te e il personaggio.
Personalmente quel palco è stata l’altra dimensione. La prima fase del monologo che mi è stato assegnato recita “Mia madre…” e da lì in poi non sono stata più Paola, ma la figlia che ricorda una madre provata dalla vita.
Ieri ho dovuto cambiare un po’ la scena d’entrata, ogni luogo ha le sue esigenze, ed è lì che entra in gioco il regista, con la sua visione, passione, professionalità, le sue indicazioni sono il tutto, sono la molla che ti da sicurezza e ti sostiene. L’allestimento di uno spettacolo non è facile, c’è da considerare tanto, a volte lavorare sul filo del tempo.
Lasciatemi dire che lo spettacolo coinvolge, tanto, ma io mi incanto sempre quando osservo, ascolto Barbara nel suo lavoro, nel suo “dirigere”; è forte, passionale, eclettica.
E sul palco è imbattibile, il suo monologo di chiusura la presenta in “forme” diverse: gestualità, voce, espressioni che si adattano ad ogni sfumatura del personaggio o dei personaggi che deve presentare.
L’appalauso è la gratificazione per l’attore, ma a volte non arriva e magari pensi che il pubblico non apprezza o tu non hai “dato”, ma poi scopri che a volte è solo l’emozione a pietrificare quell’attimo, dopo scopri che il pubblico ha pensato di te che sai emozionare. E non c’è applauso che valga.
Ci tengo a dire che per l’impegno speso in questo spettacolo a tema sociale, andato in scena per la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, Barbara Bricca ha ricevuto il premio “Donna nell’arte 2016”.
Non dimentichiamo che il teatro non può scindere dal sociale e che questa Arte apre le menti e la persona alla bellezza culturale, fondamento che dovrebbe essere essenziale nelle società di ogni luogo del mondo.

 

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PS . Ora faccio un appunto personale ma che sento doveroso: ringrazio Barbara per il calore che le sue mani hanno sviluppato sulle mie spalle, donandomi la forza per entrare sul palco. Grazie di cuore per il fondamentale sostegno.
Grazie ai compagni di viaggio che sempre mi accolgono con affetto e con me dividono le loro sensazioni ed emozioni.

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L’emozione è una luce

L’emozione è parte dell’uomo, l’emozione ti attraversa in un attimo o resta con te più a lungo.

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Ad Lucem è l’emozione che dura.
Ad Lucem, spettacolo teatrale di e con Barbara Bricca, presentato ieri sera.
Un tema forte, attualissimo, che non può lascire indifferenti: la violenza sulle donne.
I brani presentati dalla regista, e interpretati dalla Compagnia del Cavaliere e dalle Sibille, ci trasportano nei ricordi che i figli hanno della violenza familiare, nella reale violenza che si perpetra nelle mura domestiche, ci porta a toccare la paura della denuncia, ci fa capire quanto il silenzio delle donne è devastante.
Il silenzio assoluto dei spettatori e l’immobilità di alcuni bambini, hanno dato la misura dell’intensità di ogni brano recitato, parlato; spettatori che hanno scandito con applausi decisi ogni uscita di scena dell’attore; volti attoniti, ma anche commossi.
20161106_131249  Io c’ero, ho visto uomini impietriti e rapiti da quel rito sacro che veniva offerto.
Io c’ero, ma non da spettatrice, da attante, non ho visto lo spettacolo dal basso, ma dall’alto, ho parlato su quelle assi, e di questo ringrazio Barbara per la fiducia che ancora una volta mi ha concesso, per la grande emozione che mi ha permesso di vivere, ringrazio i compagni di viaggio per il loro generoso sostegno.
Questo spettacolo ti trasporta in un mondo che non vorresti conoscere, ma che esiste ed è sempre più prepotentemente alla ribalta delle cronache, potete immaginare per chi ha recitato cosa possa essere stato doversi immedesimare e offrire senza aver paura di mostrare cosa realmente può voler dire subire violenza?
Voglio sottolineare che i testi toccano diverse situazioni, arrivano immediati alla persona e fanno riflettere.
Mi congratulo con Barbara, le sue scenografie scarne, essenziali, lasciano spazio all’attore completandolo con gesti che intensificano la recitazione: i passi calcati dll’uomo che arriva furioso, il giornale lanciato che fa capire la sua rabbia; l’abbraccio ad un manichino che evoca ricordi lontani, d’amore e di pauraimg-20161106-wa0007 l’inginocchiarsi di chi sa che quel coltello la colpirà; il monogolo recitato come fosse una preghiera non salvifica, ma che avvelena l’anima di un gesto violento che è già di per se veleno e follia…e la bambola, quella bambola che gli uomini credono sia la donna, quella bambola a cui le donne si agrappano cercando rifugio forse nell’infanzia, quando una bambola era gioco, era confidennte, era la forza a cui appoggiarsi per non avere paura…

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La regia di Barbara non permette vuoti, non lascia idee in sospeso, non abbandona mai l’attore a se stesso. Non lascia mai lo spettatore solo, spettatore che si sente coinvolto anche dalla colonna sonora sempre impeccabile e mirata.

Pur conoscendola ormai da tempo e avendo avuto modo di assistere a tutti i suoi spettacoli, questa regista mi sorprende e affascina sempre per la capacità che ha di inserire sempre in modo estemporaneo un movimento, un gesto, un particolare  che da nuova forza e perfezione alla rappresentazione,  estemporanee decisioni che i suoi allievi sono pronti a raccogliere. Una stupenda maestra oltre che regista.
Ha recitato Barbara, avreste dovuto vedere e sentire…la donna sul tram dal cappotto verde e dai capelli ondulati era lì sul palco, con lei…la potevate vedere tanta è stata la forza evocativa del suo monologo finale.
Tutti gli attori sono stati perfetti e intensi, il mio stare “dietro” con loro mi ha permesso di vedere ancora qualcosa in più dello spettatore…la loro emozione,  trepidazione e anche l’ansia.

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Voglio complimentarmi con Aurora, la giovanissima new entry, una Maria Goretti perfetta, intensa, e complimenti a Gabriele, la sua parte non è stata facile  per lui, che ha sempre avuto ruoli dove non doveva esprimere rabbia e violenza…è stato forte e questo personaggio ha aggiunto maturità al suo percorso teatrale, tanto che mia figlia ha detto: “E’ una parte che gli sta perfetta! E’ stato bravissimo” dsc08353
Questo spettacolo verrà replicato il 6 Dicembre, se qualcuno desidera vederlo, può ricevere informazioni sul sito https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com.

Lo consiglio, non si esce senza aver portato con se “l’emozione”.

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A teatro

IMG-20160611-WA0000   Le luci si abbassano, scende il silenzio in sala, il palco si illumina e gli attori entrano in scena.

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Uno spettacolo simpatico e brioso, una rivisitazione di alcune novelle del Decamerone ben strutturata; però, però… questa volta la magia che ho sempre percepito quando recitano la Compagnia del Cavaliere e delle Sibille, questa volta non l’ho sentita.
Frastagliate alchimie tra gli attori, una battuta che si sganciava dall’altra senza continuità, qualche immobilità di espressioen hanno penalizzato questa opera che avrebbe dovuto essere il giusto coronamento di una stagione lavorativa e di studio che ha dato precedenti grandi soddisfazioni.
Sono rimasta sconcertata, nel precedente lavoro portato in scena avevo visto un’enorme crescita degli attori, una simbiosi incredibile, qui è mancata la generosità che sempre hanno dimostrato. Le mancanze sono andate a discapito di una regia originale e fantasiosa (Boccaccio si presta) dove 20160609_204522 Barbara Bricca (che è anche scensa in scena) si è impegnata per realizzare un percorso narrativo ben coordinato per quanto riguarda l’interpretazione, la recitazione (con battute in dialetto romanesco, ciociaro e toscano che hanno dato un pizzico di leggerezza senza modificare l’essenza dell’opera) e il movimento scenico degli attori. Se pur vero che la grande responsabilità di uno spettacolo è del regista, va detto che chi interpreta deve dare assolutamente il massimo di se stesso per far si che lo spettatore recepisca tutto il lavoro messo in campo. Nell’insieme il risultato non posso dire che non sia stato positivo, il pubblico ha applaudito, le risate sono state generose, ma…la magia su quelle assi questa volta non c’è stata.

20160609_204827 20160609_205446 20160609_210946 20160609_210555
20160609_211529 Lasciatemi dire che ho trovato una maturità nel lavoro in Gabrile, molto cresciuto, e una piacevole sorpresa nella recitazione di Lucia, forte e decisa, finalmente ho sentito la sua voce, la sua forza e la sua personalità venire fuori recitando in dialetto tursitano che, scusate se è poco, ha sottolineato ancor di più la cultura che la regista dà a tutti i suoi spettacoli e, proprio sulla base della scelta fatta per le citazioni recitate da Copia di 20160609_210555 Lucia, mi riaggancio al discorso iniziale sulla regia, che se anche lascia spazio alla spontaneità, indirizza l’interprete ad identificarsi con il pensiero che ha costruito sul personaggio e che va assolutamente rispettata, quindi un applauso a tutti coloro che si sforzano per portare il miglioramento nello spettacolo e in loro.
Mi scuso con la Regista e gli Attori per questa mia franchezza, ma se mi conoscete bene sapete che mai potrei dire se non quello che veramente provo, l’onestà verso di voi, verso me stessa e questa Arte, me lo impone. Senza verità il commento non sarebbe responsabile, nè costruttivo.

 

(mi scuso per le immagini, posizione non favorevoli, luci e me stessa, non hanno reso)

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Prova(e) aperta(e) al…Decamerone.

Una fresca serata romana (11 Febbraio), il teatro 33, la Compagnia del Cavaliere e Le Sibille.
Copioni alla mano e si prova. Cosa?
La rivisitazione di alcune novelle del Decamerone.
Ma a chi è venuta in mente questa idea della prova aperta? A Barbara Bricca (https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com), che secondo un detto romano “..nun’c’e dorme la notte pè penzà a quello che deve fa er giorno…” La sua mente è una fucina di idee continue.

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Avere un pubblico davanti che ti guarda mentre provi non è cosa facile per l’attore.
La prova, che di solito è celata ai sguardi dei non addetti al lavoro, è un momento di costruzione, di assemblamento, di riflessione, di correzione…e tutto questo è messo in pubblico. E allora c’è un pò di timore, c’è un pò d’imbarazzo, c’è da pensare “ma se sbaglio che diranno …”
Ma proprio il mettersi a nudo nelle proprie insicurezze o errori fa capire dove correggere, dove cambiare, dove migliorare, anche perchè “la regista” non sta li a guardare, fa ripetere, da consigli, corregge, spiega…e ride, perchè accidenti se si ride! Copia di Foto4254
Immaginate gli sfrondoni, immaginate le “caricature” fisiche dei movimenti prima di capire il modo giusto per presentarli; c’è l’accento sbagliato, il vuoto di memoria, la battura cambiata; c’è il dialetto che parte in romano e arriva in toscano, il ciociaro italianizzato, il romano troppo educato…diamine se c’è da ridere!
E se poi il testo è già di per se travolgente e ilare come fai a non sentire lo stomaco che sobbalza e le lacrime che escono dai condotti senza essere un pianto e le labbra che non ne vogliono saperne di stare chiuse. Come fai? Non lo fai, e allora ridi e la gioia e l’allegria pervadono tutti i presenti, attori compresi, e la serata diventa spettacolo e condivisione. Intima, perchè signori, una prova aperta è nudità!

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(mi scuso per la pessima qualità delle foto ma lo strumento usato e la luce non hanno permesso di meglio)

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Una valigia, una vita e uno spettacolo

Con un blogger (http://topperharley.org/2016/01/31/la-valigia-del-viaggiatore/#comment-18961) si parlava di valigie, quelle che ci portiamo dietro nella nostra vita… Cosa mettiamo in quelle valigie? Ecco io ho risposto e ho parlato della mia valigia. Il blogger mi ha chiesto di parlare di quella valigia che qualcuno ha portato sulle assi di un teatro. Un colto e giovane sacerdote ha proposto un tema per uno spettacolo: Partenze e Ritorni. Si poteva scrivre anche una storia vissuta. Io ho voluto farlo, perchè ho viaggiato, e si se ho viaggiato! E con una valigia, anche adesso la porto con me, è piena in modo inverosimile, è un po pesante ma non potrei mai separarmene. E’ la mia valigia.

Barbara Bricca, sensibile e colta regista ha preso la mia storia, l’ha rielaborata per poterla portare a teatro e ha scelto una bravissima attrice della sua Compagnia per rappresentarla, Emanuela, che ringrazio per la passione e la dolcezza e l’intensità con cui l’ha raccontata. Barbara Bricca ha elaborato  spettacolo stupendo ed emozionante (https://tuttolandia1.wordpress.com/2015/11/17/partenze-e-ritorni/) copia-di-dsc07718.

Qui riporto il testo come l’ho scritto io.

“Mi piace viaggiare.
Sono una di quelle persone che ama conoscere nuovi luoghi, cibi, culture…I miei viaggi li ho sempre scelti e organizzato io. Non ne ho fatti molti, ma li ho amati tutti, anche quello, l’unico che non ho scelto e che non avrei voluto fare.
Sono partita in una calda mattinata di fine primavera portando una valigia striminzita, senza il sorriso sulle labbra e con una pietra sul cuore.
Non ho attraversato deserti, nè mari, nè boschi, nè lingue d’asfalto; non ho respirato brezze marine, né gelsomini odorosi, nè aromi speziati; non ho conosciuto culture, abiti, musiche, diverse dalle mie.
Ho attraversato corridoi lunghi, pieni di porte, inondati di luci bianche e senza calore; ho respirato odori pungenti di chimiche essenze e aria fresca generata dal metallo dell’uomo; ho conosciuto uomini e donne vestiti di bianco, di verde, d’azzurro, che indossavano occhiali e mascherine e guanti bianche aderenti come una seconda pelle. Sono arrivata in una stanza enorme dove ho incontrato donne invecchiate perché la tinta dei capelli era sbiadita, donne con la pelle corrosa, madri senza luce negli occhi per il troppo piangere, madri senza voce o logorroiche.
Pensavo di essere arrivata alla meta del viaggio, non avevo capito che ero appena approdata sul molo, che ancora quel viaggio dovevo affrontarlo…Sono salita sulla zattera del dolore, quello che ha accompagnato la mia anima e il mio corpo. Il dolore del corpo l’ho affrontato remando nel mare delle certezze che la medicina mi offriva, il dolore dell’anima l’ho affrontato portando la zattera verso la riva dove vedevo una luce immensa che però più cercavo di avvicinare più si alontanava e, quando ho capito che le correnti contrarie spingevano la zattera sempre più lontana, mi sono tuffata tra onde di preghiere, rosari, dubbi. Nuotavo, ma la riva dorata si allontanava e quando ero allo estremo “Signore dove sei, perché mi hai lasciato” qualcuno mi ha gettato una corda “… i giorni in cui tu hai visto solo un’orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”, e finalmente ho toccato quella riva.
Ecco, il viaggio per me era concluso, potevo tornare a casa.
Ma così non è stato, ancora sono dovuta partire, ancora un viaggio, più avventuroso.
Prendo di nuovo la valigia, più piccola dell’altra, non ho portato che due foto con me…Poi il buio, tutto si spenge, il sole scompare, la luna scompare; non so dove sono, non so dove andare, troppo silenzio, troppo freddo, tanto freddo…Inizio a correre in una landa buia, sotto una pioggia battente, fitta, gelida; vedo una persona correre verso di me, mi dice:”Di la, di la, c’è un’uscita, dopo la grotta…”, corro, sono tutta bagnata, non ho più forze; entro nella grotta, è nera, ho paura, vorrei tornare indietro, ma devo riprendermi, trovare l’uscita. Mi fermo solo un attimo per riprendere fiato e chiudo gli occhi, quando li riapro davanti a me appare una giovane donna dal manto e dall’abito bianco trattenuto in vita da un nastro azzurro, mi fa segno di stare ferma:”Devi tornare indietro, non è qui il tuo posto.” La guardo, mi volto e torno indietro, riprendo la corsa sotto l’acqua. Penso: “Ma che viaggio è mai questo?” e poi mi dico:”Ora mi sdraio e mi addormento, sono troppo stanca…” Appena appoggio il mio corpo sull’erba fradicia qualcuno, che non riesco a veder tanto è nera l’aria, mi accarezza il volto, mi abbraccia, mi incita a non dormire, solo a riposare per poi tornare a camminare, sembra il cullare di una madre…Dormo, tanto e quando mi sveglio c’è il sole, ci sono le voci e i volti conosciuti di sempre, c’è un angelo che pur non avendo le ali ha la forza di sollevarmi dalla stanchezza accumulata il quel lungo viaggio nella terra sconosciuta. E quell’angelo mi dice che è ora di andare via, non per fare un altro viaggio, è ora di andare a casa.
Ho fatto un viaggio lungo, non voluto, ma che oggi posso dire di aver amato, una viaggio che tanto mi ha insegnato.
Ho attraversato il mare in tempesta, ho calpestato la sabbia d’oro, mi sono fermata prima della grotta; ho lottato nel viaggio per tornare qui, dove chi è più in alto di ogni vetta ha deciso che io fossi.” Paola

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29 Ottobre 2015

img_2716  E accade che, quando le luci si abbassano e sulla sala scende il silenzio, sul palcoscenico quel cono di luce illumina le parole…illumina i cantori di tanta meraviglia, i generosi attori della Compagnia del Cavaliere.
E quelle parole infrangono il silenzio portando nel loro suono fantasia, spirito, immaginazione.
E quelle parole sono legate a Louis Aragon, scritte da Andrè Breton, volano sull’espressività pura di Dino Campana, si colorano dei versi di Paul Klee, si avvolgono della meravigliosa prosa di Gerardo Diego..

 

 

Rosa mistica

Era lei
E nessuno lo sapeva
Ma quando passava
Gli alberi s’inginocchiavano
E nei suoi capelli
Si intrecciavano le litanie.
Era lei.
Era lei.
Sono svenuto fra le sue mani
Come una foglia morta.
Le sue mani ogivali
Che davano da mangiare alle stelle
Volavano nell’aria
Romanze senza suono

E sul suo cuscino di passi

Mi sono addormentato.

E poi si chiudono con una tra le più belle poesie che siano mai state scritte, su quell’amore che Jacques Prévert ha reso struggente e passionale, e che la voce di Barbara Bricca ha tessuto come seta preziosa

Questo amore

Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato

Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo

Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio

Tremante di paura come un bambino quando è buio

Così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte

Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire

Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio

Braccato ferito calpestato fatto fuori negato dimenticato
Perché noi lo abbiamo braccato ferito calpestato
fatto fuori Negato cancellato
Questo amore tutto intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole

È il tuo amore

È il mio amore

È quel che è stato

Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata

Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate

Sia tu che io possiamo
Andare e tornare
Possiamo dimenticare
E poi riaddormentarci

Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora

Sognarci della morte
E svegli sorridere ridere
E ringiovanire
Il nostro amore non si muove

Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino

Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando

E grido

Grido per te

Grido per me

Ti supplico

Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati

Oh si gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco

Resta là
Là dove sei
Là dove eri altre volte
Resta là
Non muoverti
Non te ne andare

Noi che ci siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci

Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati

Lontano sempre più lontano
Non importa dove
Dacci un segno di vita

Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo

Ma la magia che quelle parole creano non finisce su quelle assi di legno, non si perde nell’aria carica di emozione, quella magia si avvolge come una carezza alla pittura, e si alla pittura, perchè quando il teatro accarezza la mano a questa forma d’arte, lei non si ritrae, anzi si mostra e il sogno continua.
r319 Volti di donne nascosti tra fiori fulgenti, r320 vette innevate dalla purezza arcaica, r321 angeli di etereo fulgore, r318 profumi che tingono la tela di rosso, di rosa, di azzurro…r322 farfalle tanto delicate che solo la sensibilità di una creatura dolce come Paola Bernardi* può trasformare in emozione. Una creatura che della luna ha saputo catturare l’arcana profondità.

Copia di r321(con questa tua opera omaggio te Paola, figlia della Luna)

Una serata dolce, in una Roma spettinata dalla brezza leggera dell’autunno, dove la Musa Erato, la Musa Talia, la Musa Pictura,  mi hanno regalato bellezza, cultura, emozione, amicizia.
Grazie.

20151029_202128-1-120151029_202316-120151029_202215*Paola Bernardi, artista di estrema delicatezza d’animo, esprime la sua arte con la pittura digitale che implica l’uso di strumenti tecnologici.

(mi scuso per la pessima resa delle fotografie ma sono un pò “negata”…)

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