TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Stromae -Tous les Memes

 

Uomini…donne…non siamo tutti uguali…a volte conviviamo…lasciamo vivere ognuno pe quello che è e non per quello che vorremmo fosse (dedicato ad un amico).

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L’uomo di tutti i cieli

Perché mi domandi
se sono uno dell’Africa,
se sono uno dell’America,
se sono uno dell’Asia,
se sono un europeo?
Aprimi, fratello!
Non sono un nero,
non sono un pellerossa,
non sono un orientale,
non sono un bianco:
sono soltanto un uomo.
Aprimi fratello!
Aprimi la tua porta,
aprimi il tuo cuore,
perché sono un uomo.
L’uomo di tutti i tempi,
l’uomo di tutti i cieli,
l’uomo…
uno come te!

René Philombe

 

 

 

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Lady Anna – Anthony Trollope

Nell’Inghilterra dell’800 una madre e una figlia, Lady Anna, affrontano un processo affinchè venga riconosciuto che siano effettivamente una la moglie e l’altra la figlia del Conte Lovel, se così fosse entrambe potranno usufruire dell’eredità del conte.
Se così non fosse tutto andrebbe al giovane Conte Lovel, a cui comunque aspetta il titolo.
Il giovane Lovel vorrebbe sposare Anna, che invece è innamorata di Daniel Thwaite, sarto, con cui è cresciuta e che ha promesso di sposare.
Il tutto passa attraverso un complicato processo, intrecciate avventure, amori e complotti.

Nobiltà vittoriana, ambienti borghesi, una ragazza determinata anche se inizialmente sembra debole e facilmente plagiabile, una girandola di personaggi.
La lettura scorre piacevolmente, non mi ha deluso questo romanzo, per me tale è in tutte le sue forme: la storia, le descrizioni dettagliate dei personaggi e degli ambienti, la descrizione delle regole dell’epoca,
Avvincente la storia che mette in risalto personalità femminili che devono contrastare la supremazia di quelle maschili.

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Johanna della foresta – Giorgio Scerbanenco

  Immigrati, boscaioli in Svizzera. Uomini di diverse nazionalità, tra cui due italiani: Donato e Francino.
La foresta fa sfondo alla storia di due donne innamorate di Donato.
La fidanzata storica, Maria, e la maestra Gertrude.
Ma Donato s’innamora di Johanna, figlia dell’oste del paese.
E poi c’è il capitano Heinrich Glicken, poliziotto. E il nazismo che è un eco sempre attivo
Johanna scompare, non si trova.
E’ stata uccisa?

Trovo questo libro in uno scaffale del centro commerciale, nell’angolo dei Libri lasciati. Un libro datato, anche come stampa (guardate la copertina).
Scerbanenco…come posso non leggerlo?
Natura, amore, mistero. Un romanzo che sembra “leggero”, ma non lo è, anzi dentro ci ho trovato la violenza dell’uomo sulla donna. Ci sono le donne che sognano un amore che le protegga, un uomo forte e solido. Ma questo amore non può essere tale se vuol dire abbassarsi ai soli piaceri dell’uomo, donne sacrificate per amore.
Certo la collocazione temporale è lontana dal momento che viviamo…uno Scerbanenco del 1955. Forse ancora attualre?
C’è anche la descrizione asciuuta della vita quotidiana dei personaggi. E storie piccole ma significative.
Non è un eccezionale romanzo, ma i personaggi sono fortemente delineati (a me è piaciuto Glicken). E il finale riscatta un po’ l’amore.

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Vi invito a Teatro

Questo post nasce in collaborazione con Barbara Bricca, una delle protagoniste dello spettacolo “SEMPRE E SOLO IO E TE” , insieme a Guido Del Vento e Gabriele Planamente, per la regia di Guido Del  Vento.

 

 

 

L’Amore è un intreccio di anime.
Ma se Amore ha tre anime, potrebbero essere quelle di Nora, donna ironica, maliziosa e seducente, quella di Domenico, prepotente e scanzafatiche, quella di Cristiano, che poeticamente cerca la sua identità…
Tre anime alla ricerca di se stesse, pronte a superare ogni limite o confine pur di amare ed essere amati …
E Amore non disdegna di passare per Casa Sibilla, dove il mestiere più antico del mondo lega le vite e scioglie le catene.

 

“Perchè l’Amore è sogno e incanto, è verità e sofferenza e mai finirà d’essere Amore…”

E questo viaggio vi invito a farlo amici blogger, per raccogliere la magia del Teatro, per inebriarsi dei movimenti palpabili degli attori, per sentire il profumo della vita reale, per gustare chi passione mette nella ricerca di tematiche sempre nuove e attuali, senza dimenticare che recitare è Arte antica e sacra.

Vi aspettiamo !

 

 

 

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Il suo nome è Gesù

Gesù, Figlio di Dio e Dio,
ti vedo nel filo d’erba,
nelle gemme dei fiori,
negli occhi dei bambini,
nel sorriso dell’amicizia.

Mio Gesù, l’uomo cerca
di allontanarti dal mondo
per prendere il tuo posto:
terribile follia,
morte di ogni speranza…
Quando ti sento vicino
il tuo cielo è con me.

 

da Poesie di Paul Contras

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Uomo!

Quando ti ricorderai che i bambini devono sorridere e avere negli occhi il sole e non la guerra?

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L’emozione è una luce

L’emozione è parte dell’uomo, l’emozione ti attraversa in un attimo o resta con te più a lungo.

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Ad Lucem è l’emozione che dura.
Ad Lucem, spettacolo teatrale di e con Barbara Bricca, presentato ieri sera.
Un tema forte, attualissimo, che non può lascire indifferenti: la violenza sulle donne.
I brani presentati dalla regista, e interpretati dalla Compagnia del Cavaliere e dalle Sibille, ci trasportano nei ricordi che i figli hanno della violenza familiare, nella reale violenza che si perpetra nelle mura domestiche, ci porta a toccare la paura della denuncia, ci fa capire quanto il silenzio delle donne è devastante.
Il silenzio assoluto dei spettatori e l’immobilità di alcuni bambini, hanno dato la misura dell’intensità di ogni brano recitato, parlato; spettatori che hanno scandito con applausi decisi ogni uscita di scena dell’attore; volti attoniti, ma anche commossi.
20161106_131249  Io c’ero, ho visto uomini impietriti e rapiti da quel rito sacro che veniva offerto.
Io c’ero, ma non da spettatrice, da attante, non ho visto lo spettacolo dal basso, ma dall’alto, ho parlato su quelle assi, e di questo ringrazio Barbara per la fiducia che ancora una volta mi ha concesso, per la grande emozione che mi ha permesso di vivere, ringrazio i compagni di viaggio per il loro generoso sostegno.
Questo spettacolo ti trasporta in un mondo che non vorresti conoscere, ma che esiste ed è sempre più prepotentemente alla ribalta delle cronache, potete immaginare per chi ha recitato cosa possa essere stato doversi immedesimare e offrire senza aver paura di mostrare cosa realmente può voler dire subire violenza?
Voglio sottolineare che i testi toccano diverse situazioni, arrivano immediati alla persona e fanno riflettere.
Mi congratulo con Barbara, le sue scenografie scarne, essenziali, lasciano spazio all’attore completandolo con gesti che intensificano la recitazione: i passi calcati dll’uomo che arriva furioso, il giornale lanciato che fa capire la sua rabbia; l’abbraccio ad un manichino che evoca ricordi lontani, d’amore e di pauraimg-20161106-wa0007 l’inginocchiarsi di chi sa che quel coltello la colpirà; il monogolo recitato come fosse una preghiera non salvifica, ma che avvelena l’anima di un gesto violento che è già di per se veleno e follia…e la bambola, quella bambola che gli uomini credono sia la donna, quella bambola a cui le donne si agrappano cercando rifugio forse nell’infanzia, quando una bambola era gioco, era confidennte, era la forza a cui appoggiarsi per non avere paura…

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La regia di Barbara non permette vuoti, non lascia idee in sospeso, non abbandona mai l’attore a se stesso. Non lascia mai lo spettatore solo, spettatore che si sente coinvolto anche dalla colonna sonora sempre impeccabile e mirata.

Pur conoscendola ormai da tempo e avendo avuto modo di assistere a tutti i suoi spettacoli, questa regista mi sorprende e affascina sempre per la capacità che ha di inserire sempre in modo estemporaneo un movimento, un gesto, un particolare  che da nuova forza e perfezione alla rappresentazione,  estemporanee decisioni che i suoi allievi sono pronti a raccogliere. Una stupenda maestra oltre che regista.
Ha recitato Barbara, avreste dovuto vedere e sentire…la donna sul tram dal cappotto verde e dai capelli ondulati era lì sul palco, con lei…la potevate vedere tanta è stata la forza evocativa del suo monologo finale.
Tutti gli attori sono stati perfetti e intensi, il mio stare “dietro” con loro mi ha permesso di vedere ancora qualcosa in più dello spettatore…la loro emozione,  trepidazione e anche l’ansia.

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Voglio complimentarmi con Aurora, la giovanissima new entry, una Maria Goretti perfetta, intensa, e complimenti a Gabriele, la sua parte non è stata facile  per lui, che ha sempre avuto ruoli dove non doveva esprimere rabbia e violenza…è stato forte e questo personaggio ha aggiunto maturità al suo percorso teatrale, tanto che mia figlia ha detto: “E’ una parte che gli sta perfetta! E’ stato bravissimo” dsc08353
Questo spettacolo verrà replicato il 6 Dicembre, se qualcuno desidera vederlo, può ricevere informazioni sul sito https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com.

Lo consiglio, non si esce senza aver portato con se “l’emozione”.

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Nel legno e nella pietra – Mauro Corona

ccc Boschi, versanti scoscesi, vette irragiungibili*…e dentro le storie degli uomini di montagna: boscaioli, grandi scalatori, carbonari, bevitori…
Osterie, antichi mestieri, liti, rappacificazioni, rancori, amici…Vipere, cervi, camosci…Estati, inverni, morti, legni.
L’infanzia, la gioventù, la vecchiaia.
Il tempo che passa e non torna più.

 

angelo_dibona Angelo Dibona  attilio-tissi1 Attilio Tissi emil-zsigmondy-1907 Emil Zsigmondy

 

“Storie che vanno via veloci disperdendosi nel vento come fili di fumo. Il fumo è testimone di un fuoco. La legna finisce il fuoco si spegne. Rimane l’odore del fumo, che è ricordo. Del fuoco resta la cenere, che è memoria. Rovistando tra la cenere si pensa al fuoco che fu. Ricordare fa bene, è un buon allenamento per resistere e tirare avanti.” (M. Corona)

 

I libri di Mauro Corona mi catapultano in un mondo che conosco dai racconti che mio nonno e mia nonna mi facevano nelle sere d’inverno, o quando andavamo a spasso per boschi e colline e montagne.
Mi portano in un tempo che sicuramente era duro da vivere, ma che mi sarebbe piaciuto vedere, un tempo che  inevitabilmente non torna più. Mi piace leggere delle leggende che racconta, della bellezza e della potenza della natura, della sconfitta degli uomini davanti ad essa ma anche del loro coraggio nell’affrontarla. Mi piace leggere di come la natura andrebbe accettata e non distrutta, mi piace leggere di chi sudava per lavorare e non rubava lavorando.
Novantatre racconti che scorrono veloci, le parole semplici lo permettono, ma le parole semplici non sono prive di saggezza.
Corona in questo libro si mette abbastanza a nudo, non lesina le sue debolezze e le sue sconfitte, anche quelle scaturite dal suo orgoglio.
Qualcuno mi ha detto che i libri di Corona sono inutili storie e favole, repliche di repliche.
Io non credo, a me piace, nelle sue parole trovo, oltre informazioni sulla natura, di cui sono avida, anche metafore di vita; qualcuno mi ha detto che dovrei leggere cose più “serie”, a loro rispondo con le parole dell’autore

“…chi non è capace di sognare cerca di impedirlo anche agli altri…”

campanile-di-val-montaina-corona  Il Campanile di Val Montaina è stato definito, nel corso degli anni.in vari modi: Il monte più Illogico, Il disperato anelito della terra verso il cielo, L’urlo pietrificato di un dannato.

“Mi consolo pensando che la vita è una lunga serie di traslochi dove molto si perde ma qualcosa anche si trova. E allora tiro avanti, senza speranza e senza disperazione, aspettando serenamente l’ultimo trasloco”

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L’ arcobaleno – D. H. Lawrence

arc Siamo a Nottingham, nell’East Midlands dell’Inghilterra.
Tra l’Ottocento e il Novecento si svolge la vita di una intera dinastia, i Brangwen: Tom, Ursula, Lidya, Anna…in una società in pieno cambiamento sociale e industriale.
E un arcobaleno.

 
Stupendo libro che ho voluto rileggere.
Un libro di donne dai sentimenti forti, dalle passioni contro ogni tabù, come poteva essere all’epoca l’omosessualità. Donne che con la loro forza hanno iniziato a vivere ruoli importanti, moderni, disincantati.
Amore, passione, conformismo, società, tutto raffinatamente raccontato dall’autore, maestro nell’indagare l’animo e i sentimenti degli uomini e delle donne.
Un racconto intenso non privo di romanticismo ma anche di grande libertà nel parlare del rapporto sessuale non solo come relazione fisica ma anche come legame spirituale (per questo fu ritirato, addirittura bruciate più di mille copie, nel 1915 perchè considerato osceno), non c’è volgarità nel linguaggio, ma descrive profondamente le passioni dei protagonisti; le donne dovrebbero leggerlo.
Quando i libri sono capolavori non c’è incendio che tenga, rinascono sempre dalle ceneri.

 

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