TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Uomo!

Quando ti ricorderai che i bambini devono sorridere e avere negli occhi il sole e non la guerra?

1321027773b

8 commenti »

L’emozione è una luce

L’emozione è parte dell’uomo, l’emozione ti attraversa in un attimo o resta con te più a lungo.

ad-lucem
Ad Lucem è l’emozione che dura.
Ad Lucem, spettacolo teatrale di e con Barbara Bricca, presentato ieri sera.
Un tema forte, attualissimo, che non può lascire indifferenti: la violenza sulle donne.
I brani presentati dalla regista, e interpretati dalla Compagnia del Cavaliere e dalle Sibille, ci trasportano nei ricordi che i figli hanno della violenza familiare, nella reale violenza che si perpetra nelle mura domestiche, ci porta a toccare la paura della denuncia, ci fa capire quanto il silenzio delle donne è devastante.
Il silenzio assoluto dei spettatori e l’immobilità di alcuni bambini, hanno dato la misura dell’intensità di ogni brano recitato, parlato; spettatori che hanno scandito con applausi decisi ogni uscita di scena dell’attore; volti attoniti, ma anche commossi.
20161106_131249  Io c’ero, ho visto uomini impietriti e rapiti da quel rito sacro che veniva offerto.
Io c’ero, ma non da spettatrice, da attante, non ho visto lo spettacolo dal basso, ma dall’alto, ho parlato su quelle assi, e di questo ringrazio Barbara per la fiducia che ancora una volta mi ha concesso, per la grande emozione che mi ha permesso di vivere, ringrazio i compagni di viaggio per il loro generoso sostegno.
Questo spettacolo ti trasporta in un mondo che non vorresti conoscere, ma che esiste ed è sempre più prepotentemente alla ribalta delle cronache, potete immaginare per chi ha recitato cosa possa essere stato doversi immedesimare e offrire senza aver paura di mostrare cosa realmente può voler dire subire violenza?
Voglio sottolineare che i testi toccano diverse situazioni, arrivano immediati alla persona e fanno riflettere.
Mi congratulo con Barbara, le sue scenografie scarne, essenziali, lasciano spazio all’attore completandolo con gesti che intensificano la recitazione: i passi calcati dll’uomo che arriva furioso, il giornale lanciato che fa capire la sua rabbia; l’abbraccio ad un manichino che evoca ricordi lontani, d’amore e di pauraimg-20161106-wa0007 l’inginocchiarsi di chi sa che quel coltello la colpirà; il monogolo recitato come fosse una preghiera non salvifica, ma che avvelena l’anima di un gesto violento che è già di per se veleno e follia…e la bambola, quella bambola che gli uomini credono sia la donna, quella bambola a cui le donne si agrappano cercando rifugio forse nell’infanzia, quando una bambola era gioco, era confidennte, era la forza a cui appoggiarsi per non avere paura…

dsc08316
La regia di Barbara non permette vuoti, non lascia idee in sospeso, non abbandona mai l’attore a se stesso. Non lascia mai lo spettatore solo, spettatore che si sente coinvolto anche dalla colonna sonora sempre impeccabile e mirata.

Pur conoscendola ormai da tempo e avendo avuto modo di assistere a tutti i suoi spettacoli, questa regista mi sorprende e affascina sempre per la capacità che ha di inserire sempre in modo estemporaneo un movimento, un gesto, un particolare  che da nuova forza e perfezione alla rappresentazione,  estemporanee decisioni che i suoi allievi sono pronti a raccogliere. Una stupenda maestra oltre che regista.
Ha recitato Barbara, avreste dovuto vedere e sentire…la donna sul tram dal cappotto verde e dai capelli ondulati era lì sul palco, con lei…la potevate vedere tanta è stata la forza evocativa del suo monologo finale.
Tutti gli attori sono stati perfetti e intensi, il mio stare “dietro” con loro mi ha permesso di vedere ancora qualcosa in più dello spettatore…la loro emozione,  trepidazione e anche l’ansia.

dsc08336
Voglio complimentarmi con Aurora, la giovanissima new entry, una Maria Goretti perfetta, intensa, e complimenti a Gabriele, la sua parte non è stata facile  per lui, che ha sempre avuto ruoli dove non doveva esprimere rabbia e violenza…è stato forte e questo personaggio ha aggiunto maturità al suo percorso teatrale, tanto che mia figlia ha detto: “E’ una parte che gli sta perfetta! E’ stato bravissimo” dsc08353
Questo spettacolo verrà replicato il 6 Dicembre, se qualcuno desidera vederlo, può ricevere informazioni sul sito https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com.

Lo consiglio, non si esce senza aver portato con se “l’emozione”.

img-20161105-wa0001

19 commenti »

Nel legno e nella pietra – Mauro Corona

ccc Boschi, versanti scoscesi, vette irragiungibili*…e dentro le storie degli uomini di montagna: boscaioli, grandi scalatori, carbonari, bevitori…
Osterie, antichi mestieri, liti, rappacificazioni, rancori, amici…Vipere, cervi, camosci…Estati, inverni, morti, legni.
L’infanzia, la gioventù, la vecchiaia.
Il tempo che passa e non torna più.

 

angelo_dibona Angelo Dibona  attilio-tissi1 Attilio Tissi emil-zsigmondy-1907 Emil Zsigmondy

 

“Storie che vanno via veloci disperdendosi nel vento come fili di fumo. Il fumo è testimone di un fuoco. La legna finisce il fuoco si spegne. Rimane l’odore del fumo, che è ricordo. Del fuoco resta la cenere, che è memoria. Rovistando tra la cenere si pensa al fuoco che fu. Ricordare fa bene, è un buon allenamento per resistere e tirare avanti.” (M. Corona)

 

I libri di Mauro Corona mi catapultano in un mondo che conosco dai racconti che mio nonno e mia nonna mi facevano nelle sere d’inverno, o quando andavamo a spasso per boschi e colline e montagne.
Mi portano in un tempo che sicuramente era duro da vivere, ma che mi sarebbe piaciuto vedere, un tempo che  inevitabilmente non torna più. Mi piace leggere delle leggende che racconta, della bellezza e della potenza della natura, della sconfitta degli uomini davanti ad essa ma anche del loro coraggio nell’affrontarla. Mi piace leggere di come la natura andrebbe accettata e non distrutta, mi piace leggere di chi sudava per lavorare e non rubava lavorando.
Novantatre racconti che scorrono veloci, le parole semplici lo permettono, ma le parole semplici non sono prive di saggezza.
Corona in questo libro si mette abbastanza a nudo, non lesina le sue debolezze e le sue sconfitte, anche quelle scaturite dal suo orgoglio.
Qualcuno mi ha detto che i libri di Corona sono inutili storie e favole, repliche di repliche.
Io non credo, a me piace, nelle sue parole trovo, oltre informazioni sulla natura, di cui sono avida, anche metafore di vita; qualcuno mi ha detto che dovrei leggere cose più “serie”, a loro rispondo con le parole dell’autore

“…chi non è capace di sognare cerca di impedirlo anche agli altri…”

campanile-di-val-montaina-corona  Il Campanile di Val Montaina è stato definito, nel corso degli anni.in vari modi: Il monte più Illogico, Il disperato anelito della terra verso il cielo, L’urlo pietrificato di un dannato.

“Mi consolo pensando che la vita è una lunga serie di traslochi dove molto si perde ma qualcosa anche si trova. E allora tiro avanti, senza speranza e senza disperazione, aspettando serenamente l’ultimo trasloco”

10 commenti »

L’ arcobaleno – D. H. Lawrence

arc Siamo a Nottingham, nell’East Midlands dell’Inghilterra.
Tra l’Ottocento e il Novecento si svolge la vita di una intera dinastia, i Brangwen: Tom, Ursula, Lidya, Anna…in una società in pieno cambiamento sociale e industriale.
E un arcobaleno.

 
Stupendo libro che ho voluto rileggere.
Un libro di donne dai sentimenti forti, dalle passioni contro ogni tabù, come poteva essere all’epoca l’omosessualità. Donne che con la loro forza hanno iniziato a vivere ruoli importanti, moderni, disincantati.
Amore, passione, conformismo, società, tutto raffinatamente raccontato dall’autore, maestro nell’indagare l’animo e i sentimenti degli uomini e delle donne.
Un racconto intenso non privo di romanticismo ma anche di grande libertà nel parlare del rapporto sessuale non solo come relazione fisica ma anche come legame spirituale (per questo fu ritirato, addirittura bruciate più di mille copie, nel 1915 perchè considerato osceno), non c’è volgarità nel linguaggio, ma descrive profondamente le passioni dei protagonisti; le donne dovrebbero leggerlo.
Quando i libri sono capolavori non c’è incendio che tenga, rinascono sempre dalle ceneri.

 

l

10 commenti »

Amore, bugie & calcetto – Fabio Bonifacci

am1  Un gruppo di amici, uno sport: il calcetto amatoriale.
Mogli, ex-mogli, compagne…donne che a “bordo campo” subiscono e osservano i loro uomini correre dietro ad un pallone.
Nel mezzo le vite personali di tutti loro.

 
Un libro divertente e reale. L’ho trovato gradevole nella lettura, veloce e originale.
Uomini eternamente Peter Pan, quelli che anche nel sesso si devono sentire leoni…
Apparentemente questo romanzo parla di calcio, ma scavando ci si accorge che parla di sentimenti e della vita quotidiana, quella con cui combattiamo ogni giorno: figli, amici, debiti, lavoro, valori, mancanze.
Non serve fuggire dal quotidiano per vederlo sparire.  Meditate uomini, meditate (perchè le donne già lo sanno, anzi lo sanno da sempre).

2 commenti »

Donne

“Essere donna è difficile, visto che consiste nell’avere a che fare con l’uomo.”
(J. Conrad)

E’ vero che ormai la mercificazione del corpo delle donne è quasi un obbligo per pubblicità, film, riviste e quant’altro.
Donne sexy, provocanti, femminili…si pensa subito al corpo come oggetto, ma perchè?
Essere femminili, sensuali non vuol dire essere una donna oggetto, e di questo ne dovremmo essere convinte prima di tutto noi, in barba a qulle donne che invece del corpo ne fanno una strada facile per arrivare dove vogliono (ma questa è un’altra storia).
Esprimere la propria sensualità io trovo sia leggittimo e anche bello, appagante, ma non dobbiamo permettere a nessuno di usarla, per nessun scopo.
Ho vissuto gli anni ’70 in parte con orgoglio, le donne scese in campo hanno cambiato la storia delle donne, ma una cosa che non ho amato è stato il rifiuto della femminilità, no, questo non lo concepivo, come non lo concepisco oggi; si doveva essere donne quasi mascolinizzate, a cui si era tolto il volto e il corpo materno che per natura ci aspetta (fu il periodo del non allattamento), l’aspetto che una donna mediterranea induceva era demonizzato, troppo femminile, come se la femminilità fosse in parte anche legata al materno. Un’assurdità.
Esprimo ora un pensiero che non deve essere scambiato per debolezza e non deve far pensare ad una donna fragile e bisognosa di protezione, dovrebbe far pensare a quanto io stimi le donne e me stessa come tale, non ho paura di dire che: adoro gli uomini che tutelano le donne come un bene prezioso e che amano emozionarle e guardare le loro emozioni come qualcosa di estremamente bello; uomini che sono sensibili verso le nostre qualità, perchè noi donne ne abbiamo, potrei farne un buon elenco…amo gli uomini che non pensano che la donna è loro e come tale ne possono fare ciò che vogliono; adoro gli uomini che sanno riconoscere la parità tra loro e le donne; se non si è capito, dico che adoro gli uomini, da loro sono stata sempre rispetatta, questo gli ho permesso.

“Essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai.”
(Oriana Fallaci)

34-1

27 commenti »

Giornata contro la violenza sulle donne

into-the-shadows-sam-aplin  La violenza sulle donne si perpetra da sempre, mi viene in mente il ratto delle sabine ad esempio, mi vengono in mente le donne che oggi vengono usate come bottino di guerra.
Violenze da sempre, corpi usati che portano all’umiliazione sessuale, a gravidanze indesiderate, a coltelli che segnano la pelle per sempre, a conoscenti che diventano nemici, a fratelli che non sono più fratelli, a padri che non sono più padri.
Non c’è età per subire violenza, dall’essere bambina a donna la strada non crea ostacoli.
Donne che subiscono violenza dall’uomo che amano e da cui credono di essere amate, tanto amate da non riuscire a sottrasi alla sua sottomissione.
Violenza non solo sul corpo ma anche sulla mente, che fa piegare le donne su se stesse.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne e ringrazio le Associazioni che affiancano e aiutano le donne a venire fuori da quella che è una lotta che ha come campo di battaglia l’anima e il corpo di tutte noi.
Ma ringrazio soprattutto gli Uomini che quotidianamente pensano e agiscono come se la donna fosse un gemma preziosa, quegli Uomini che quotidianamente si ricordano che una donna ha la stessa loro dignità.
Quando l’uomo uscirà dalla sua spirale di “supremazia” e capirà che della donna non deve avere “paura” ma rispetto forse tutto questo avrà una fine. Quando l’uomo capirà che malgrado tutto le donne sanno sopportare sofferenze e accettare sconfitte e da queste trarre linfa per ricominciare, forse allora cesserà di massacrarle, capirà che le donne sono la salvezza del mondo, come hanno dimostrato nello scorrere dei secoli.
La cultura è l’arma vincente, e in Italia, mi dispiace dirlo, ancora siamo lontani a capirlo, o metterlo in pratica.

 

Le donne non vanno messe su un piedistallo come statue, le donne non sono come bambole belle e ritoccate, le donne non sono solo quelle che cucinano, lavano stirano; le donne non sono solo quelle indipendenti, efficienti; le donne non sono solo quelle che ascoltano o non ascoltano, non sono solo quelle che si vestono da maschiacci o sexy come pin up; le donne non sono solo quelle che amano farsi corteggiare, non sono solo quelle complicate; le donne non sono solo quelle con le unghie laccate; le donne non sono solo quelle sempre stanche, sempre pronte a una ripicca; le donne non sono solo quelle perennemente ritardatarie, quelle che se arrivi tardi blaterano all’infinito; le donne non sono solo quelle che quando parti la valigia loro è la piì pesante in assoluto, quelle che se non vanno dal parucchiere mettono su la luna per tutto il giorno; le donne non sono solo quelle che quando sanno di aver ragione e sbagli te lo ripetono all’infinito, quelle che portano tacchi a spillo o solo ballerine; le donne non sono solo quelle sposate, o perennemente innamorate e fidanzate, non sono solo quelle che amano un’avventura a notte.
Ma le donne sono anche tutto questo.

 

Amateci uomini, con rispetto, perchè come dice Louis Aragon:
“Il futuro dell’uomo, è la donna. Lei è il colore della sua anima.”

Da me un grazie.

e59532c20cd9

17 commenti »

La sorgente dell’amore

 sorgentedi Radu Mihaileanu.

 

 

 

 

Piccolo villaggio della Turchia? Marocco? (non l’ho capito) dove la tradizione si scontra con la società che evolve e i primi strumenti di modernità, dove la povertà si lega molto alla tradizione.
La-sorgente-dellamore-gall8 Le donne del villaggio tutti i giorni devono andare a prendere l’acqua, sotto un sole cocente, da una sorgente situata in una zona tortuosa da raggiungere che rende ancora più faticoso e sfiancante il trasporto di  questo bene tanto prezioso.
In una delle tante volte una giovane donna in gravidanza perde il figlio a causa di una rovinosa caduta, non è la prima volta che accade, molte di loro hanno abortito.
Intanto gli uomini oziano tranquillamente seduti al bar.
L’ideale sarebbe realizzare un acquedotto.
la sorgente della vita303 Leila (la bellissima e incantevole Leila Bekhti), giovane donna arrivata da un’altro paese perchè ha sposato un uomo del luogo, propone alle donne di attuare uno sciopero, al fine di far prendere coscienza agli uomini della loro situazione di sudditanza; organizza così, affiancata da un’anziana donna, lo sciopero del sesso (Aristofane vi dice qualcosa?), negandosi così agli uomini fino a quando questi non si daranno da fare.

 
Film del 2011.
L’uomo, la donna, le tradizioni e il Corano. sorgen
Il regista ha preso spunto da un fatto realmente accaduto.
Nel film si parla della sottomissione delle donne ma anche del loro riscatto (per me solo apparente), si parla del coraggio della gioventù di cambiare e dell’anzianità che ha voglia di riscatto su ciò che ha subito in silenzio, quel riscatto che da dignità e individualità alla persona, alla donna.
C’è anche l’amore, c’è poesia e il rispetto, ma solo da chi culturalmente è più avanzato.
Il villaggio, circondato dalla terra arida fa risaltare l’importanza dell’acqua, non solo come fonte di vita, ma come metafora della vita.
Bravissimi gli attori, belle le scene dei canti e dei balli usati dalle donne come mezzo per trasmettere il loro pensiero, emozione, disperazione, rabbia, gioia.
Le donne, sempre pronte ad insegnare, a dare il cuore, a cambiare. Un riscatto che si ambisce dopo millenni di sopprusi (ancora solo marginalmente “accantonati” se pensiamo a quanto grande è il nostro pianeta e le alle tante culture che accoglie).
Non è un capolavoro questo film ma è gradevole da vedere, a me è piaciuto anche per i costumi, i luoghi, e per la conoscenza di alcune usanze. 

sorge  0_sorgente_amore_644.jpg_415368877 sor

 

Una domanda per gli uomini: sapete immaginare un mondo senza di noi?

 

 

12 commenti »

Torneranno le quattro stagioni – Mauro Corona

cInverno
“Stefano era un bambino come voi che, forse, leggerete queste fiabe….Ed era un uomo come quelli che forse leggeranno queste fiabe…” (da Stefenin)
“La vita accade, e non c’è scampo. Nel bene e nel male quello è il sentiero” (dal Binocolo Magico)

Primavera
“Il tordo cresceva come pane che lievita.” (da Libertà)
“Un ruscello faceva ondeggiare tra i sassi la sua treccia d’argento liquido e cantava pure lui.” (da La radura scolpita)
“Nessuno può spiegare il misterioso rapporto che lega uomini e animali. Ma è certo, tra esseri umani e animali un dialogo esiste.
…L’erba era cresciuta e faceva inchini a destra e sinistra sotto la spinta del vento” (da La marmotta)

Estate
“D’estate, molta gente, prima di andare in ferie, getta via i cani come sacchetti di spazzatura..” (da L’estate di Ciuffo)
“Una bambina di dieci anni aveva un nonno all’antica, che voleva educarla all’antica, e le voleva bene all’antica. Ma che vuol dire all’antica?…” (da Uffa!)
“…respirando tempo libero, aria libera! L’aria della vita, di fronte alla quale non c’è oro che paga o ricchezza che valga.” (da Il gufo e il pettirosso)

Autunno
“Il vento del destino fa muovere le cose, le fa danzare, ma le porta anche via. Le porta altrove, lontano….Nessuno può sapere quale vento scuoterà le nostre vite…” (da La piuma).

 
Ancora la natura partecipe di queste favole; favole che hanno dentro l’amore, la paura, la sofferenza, l’ilarità, la fantasia, la montagna, gli animali, gli uomini…la semplicità di una voltà, quella che te le fa leggere o che sei un bambino o che sei un adulto.
Libro piacevole che si legge in un batter d’ali, sedici racconti divisi per stagione dove c’è tanta tenerezza e dolcezza e sentimento. Ancora una volta Corona mette l’uomo e la natura in contatto, ci fa capire quanto siano intrecciati anche se il consumismo e l’indifferenza vogliono  fare da padrone.
Sedici racconti dove la realtà si mescola inevitabilmente all’mmaginazione di questo “montanaro” che ha saputo creare personaggi e situazioni che immediatamente arrivano al cuore.

8 commenti »

La confessione della leonessa – Mia Couto

leo In Africa un branco di leoni attacca più volte il villaggio di Kulumani. Le uccisioni però riguardano solo donne.
Gli abitanti del villaggio cercano di spiegarsi il perchè di questi assalti, cercano una motivazione. E intanto la paura sale.
Il capovillaggio chiede al governo l’invio di alcuni cacciatori per eliminare le belve. Nell’attesa del loro arrivo il capovillaggio chiede a Arcanjo Baleiro, un cacciatore già stato chiamato in precedenza, di accorrere in loro aiuto. Arcanjo è stato legato a Mariamar, una giovane ragazza del luogo, unica sopravvisuta di quattro figlie. Sono passati sedici anni…
Ma per gli abitanti i leoni sono sono inviati del mondo degli spiriti…..

 
Uno straordinario romanzo.
Un mondo tanto lontano da noi, non geograficamente, ma nella conoscenza e nella complessità.
La narrazione è delegata a Mariamar ed a Arcanjo, si alterneranno tra fatti e considerazioni personali.
Una narrazione dove la condizione femminile è ancora schiavitù; dalla nascita alla morte le donne sono private della libertà, violentate non solo fisicamente, esposta a soprusi che non lasciano spazio ai loro desideri.
Immagini forti, inconsuete che oscillano tra passato e presente, dove l’arcaico ancora fa da padrone sul contemporaneo, dove le tradizioni sono ormai leggende destinate a sopravvivere e a dettare ancora legge. La violenza dei leoni racconta i sopprusi alle donne di quella terra dove uomo e animale, dove uomo e natura si avviluppano uno all’altro.
Una denuncia da parte dell’autore, che viene fatta ammalgamando la verità con la fantasia, i sogni con i presagi, le supposizioni con la realtà, i morti con i vivi, tra alberi che muoiono e uomini che si trasformano.
Una narrazione che è poesia ma che presenta un messaggio preciso: gli uomini si trasformano in belve con le guerre ma anche tra di loro per lucro e interessi di vario genere, e non ricordano più il rispetto per la natura. E per le donne.
L’autore denuncia tramite la scrittura, che viene usata nel romanzo (il diario di Mariamar e gli appunti del cacciatore) come chiave di cultura, che non può che essere il riscatto per l’umanità sulla follia, i maltrattamenti, l’odio, l’abbandono, le guerre, l’omosessualità, i pregiudizi.

 
Il romanzo è tratto da una storia vera: in Mozambico (dove è ambientato il romanzo), dopo l’arrivo di quindici giovani studiosi per indagini sismiche, si verificarono uccisioni da parte di leoni, per contrastarli vennero assoldati dei cacciatori che per un tempo abbastanza lungo non riuscirono a fermarli.

4 commenti »