TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Amore, bugie & calcetto – Fabio Bonifacci

am1  Un gruppo di amici, uno sport: il calcetto amatoriale.
Mogli, ex-mogli, compagne…donne che a “bordo campo” subiscono e osservano i loro uomini correre dietro ad un pallone.
Nel mezzo le vite personali di tutti loro.

 
Un libro divertente e reale. L’ho trovato gradevole nella lettura, veloce e originale.
Uomini eternamente Peter Pan, quelli che anche nel sesso si devono sentire leoni…
Apparentemente questo romanzo parla di calcio, ma scavando ci si accorge che parla di sentimenti e della vita quotidiana, quella con cui combattiamo ogni giorno: figli, amici, debiti, lavoro, valori, mancanze.
Non serve fuggire dal quotidiano per vederlo sparire.  Meditate uomini, meditate (perchè le donne già lo sanno, anzi lo sanno da sempre).

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Donne

“Essere donna è difficile, visto che consiste nell’avere a che fare con l’uomo.”
(J. Conrad)

E’ vero che ormai la mercificazione del corpo delle donne è quasi un obbligo per pubblicità, film, riviste e quant’altro.
Donne sexy, provocanti, femminili…si pensa subito al corpo come oggetto, ma perchè?
Essere femminili, sensuali non vuol dire essere una donna oggetto, e di questo ne dovremmo essere convinte prima di tutto noi, in barba a qulle donne che invece del corpo ne fanno una strada facile per arrivare dove vogliono (ma questa è un’altra storia).
Esprimere la propria sensualità io trovo sia leggittimo e anche bello, appagante, ma non dobbiamo permettere a nessuno di usarla, per nessun scopo.
Ho vissuto gli anni ’70 in parte con orgoglio, le donne scese in campo hanno cambiato la storia delle donne, ma una cosa che non ho amato è stato il rifiuto della femminilità, no, questo non lo concepivo, come non lo concepisco oggi; si doveva essere donne quasi mascolinizzate, a cui si era tolto il volto e il corpo materno che per natura ci aspetta (fu il periodo del non allattamento), l’aspetto che una donna mediterranea induceva era demonizzato, troppo femminile, come se la femminilità fosse in parte anche legata al materno. Un’assurdità.
Esprimo ora un pensiero che non deve essere scambiato per debolezza e non deve far pensare ad una donna fragile e bisognosa di protezione, dovrebbe far pensare a quanto io stimi le donne e me stessa come tale, non ho paura di dire che: adoro gli uomini che tutelano le donne come un bene prezioso e che amano emozionarle e guardare le loro emozioni come qualcosa di estremamente bello; uomini che sono sensibili verso le nostre qualità, perchè noi donne ne abbiamo, potrei farne un buon elenco…amo gli uomini che non pensano che la donna è loro e come tale ne possono fare ciò che vogliono; adoro gli uomini che sanno riconoscere la parità tra loro e le donne; se non si è capito, dico che adoro gli uomini, da loro sono stata sempre rispetatta, questo gli ho permesso.

“Essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai.”
(Oriana Fallaci)

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Giornata contro la violenza sulle donne

into-the-shadows-sam-aplin  La violenza sulle donne si perpetra da sempre, mi viene in mente il ratto delle sabine ad esempio, mi vengono in mente le donne che oggi vengono usate come bottino di guerra.
Violenze da sempre, corpi usati che portano all’umiliazione sessuale, a gravidanze indesiderate, a coltelli che segnano la pelle per sempre, a conoscenti che diventano nemici, a fratelli che non sono più fratelli, a padri che non sono più padri.
Non c’è età per subire violenza, dall’essere bambina a donna la strada non crea ostacoli.
Donne che subiscono violenza dall’uomo che amano e da cui credono di essere amate, tanto amate da non riuscire a sottrasi alla sua sottomissione.
Violenza non solo sul corpo ma anche sulla mente, che fa piegare le donne su se stesse.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne e ringrazio le Associazioni che affiancano e aiutano le donne a venire fuori da quella che è una lotta che ha come campo di battaglia l’anima e il corpo di tutte noi.
Ma ringrazio soprattutto gli Uomini che quotidianamente pensano e agiscono come se la donna fosse un gemma preziosa, quegli Uomini che quotidianamente si ricordano che una donna ha la stessa loro dignità.
Quando l’uomo uscirà dalla sua spirale di “supremazia” e capirà che della donna non deve avere “paura” ma rispetto forse tutto questo avrà una fine. Quando l’uomo capirà che malgrado tutto le donne sanno sopportare sofferenze e accettare sconfitte e da queste trarre linfa per ricominciare, forse allora cesserà di massacrarle, capirà che le donne sono la salvezza del mondo, come hanno dimostrato nello scorrere dei secoli.
La cultura è l’arma vincente, e in Italia, mi dispiace dirlo, ancora siamo lontani a capirlo, o metterlo in pratica.

 

Le donne non vanno messe su un piedistallo come statue, le donne non sono come bambole belle e ritoccate, le donne non sono solo quelle che cucinano, lavano stirano; le donne non sono solo quelle indipendenti, efficienti; le donne non sono solo quelle che ascoltano o non ascoltano, non sono solo quelle che si vestono da maschiacci o sexy come pin up; le donne non sono solo quelle che amano farsi corteggiare, non sono solo quelle complicate; le donne non sono solo quelle con le unghie laccate; le donne non sono solo quelle sempre stanche, sempre pronte a una ripicca; le donne non sono solo quelle perennemente ritardatarie, quelle che se arrivi tardi blaterano all’infinito; le donne non sono solo quelle che quando parti la valigia loro è la piì pesante in assoluto, quelle che se non vanno dal parucchiere mettono su la luna per tutto il giorno; le donne non sono solo quelle che quando sanno di aver ragione e sbagli te lo ripetono all’infinito, quelle che portano tacchi a spillo o solo ballerine; le donne non sono solo quelle sposate, o perennemente innamorate e fidanzate, non sono solo quelle che amano un’avventura a notte.
Ma le donne sono anche tutto questo.

 

Amateci uomini, con rispetto, perchè come dice Louis Aragon:
“Il futuro dell’uomo, è la donna. Lei è il colore della sua anima.”

Da me un grazie.

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Torneranno le quattro stagioni – Mauro Corona

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“Stefano era un bambino come voi che, forse, leggerete queste fiabe….Ed era un uomo come quelli che forse leggeranno queste fiabe…” (da Stefenin)
“La vita accade, e non c’è scampo. Nel bene e nel male quello è il sentiero” (dal Binocolo Magico)

Primavera
“Il tordo cresceva come pane che lievita.” (da Libertà)
“Un ruscello faceva ondeggiare tra i sassi la sua treccia d’argento liquido e cantava pure lui.” (da La radura scolpita)
“Nessuno può spiegare il misterioso rapporto che lega uomini e animali. Ma è certo, tra esseri umani e animali un dialogo esiste.
…L’erba era cresciuta e faceva inchini a destra e sinistra sotto la spinta del vento” (da La marmotta)

Estate
“D’estate, molta gente, prima di andare in ferie, getta via i cani come sacchetti di spazzatura..” (da L’estate di Ciuffo)
“Una bambina di dieci anni aveva un nonno all’antica, che voleva educarla all’antica, e le voleva bene all’antica. Ma che vuol dire all’antica?…” (da Uffa!)
“…respirando tempo libero, aria libera! L’aria della vita, di fronte alla quale non c’è oro che paga o ricchezza che valga.” (da Il gufo e il pettirosso)

Autunno
“Il vento del destino fa muovere le cose, le fa danzare, ma le porta anche via. Le porta altrove, lontano….Nessuno può sapere quale vento scuoterà le nostre vite…” (da La piuma).

 
Ancora la natura partecipe di queste favole; favole che hanno dentro l’amore, la paura, la sofferenza, l’ilarità, la fantasia, la montagna, gli animali, gli uomini…la semplicità di una voltà, quella che te le fa leggere o che sei un bambino o che sei un adulto.
Libro piacevole che si legge in un batter d’ali, sedici racconti divisi per stagione dove c’è tanta tenerezza e dolcezza e sentimento. Ancora una volta Corona mette l’uomo e la natura in contatto, ci fa capire quanto siano intrecciati anche se il consumismo e l’indifferenza vogliono  fare da padrone.
Sedici racconti dove la realtà si mescola inevitabilmente all’mmaginazione di questo “montanaro” che ha saputo creare personaggi e situazioni che immediatamente arrivano al cuore.

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La confessione della leonessa – Mia Couto

leo In Africa un branco di leoni attacca più volte il villaggio di Kulumani. Le uccisioni però riguardano solo donne.
Gli abitanti del villaggio cercano di spiegarsi il perchè di questi assalti, cercano una motivazione. E intanto la paura sale.
Il capovillaggio chiede al governo l’invio di alcuni cacciatori per eliminare le belve. Nell’attesa del loro arrivo il capovillaggio chiede a Arcanjo Baleiro, un cacciatore già stato chiamato in precedenza, di accorrere in loro aiuto. Arcanjo è stato legato a Mariamar, una giovane ragazza del luogo, unica sopravvisuta di quattro figlie. Sono passati sedici anni…
Ma per gli abitanti i leoni sono sono inviati del mondo degli spiriti…..

 
Uno straordinario romanzo.
Un mondo tanto lontano da noi, non geograficamente, ma nella conoscenza e nella complessità.
La narrazione è delegata a Mariamar ed a Arcanjo, si alterneranno tra fatti e considerazioni personali.
Una narrazione dove la condizione femminile è ancora schiavitù; dalla nascita alla morte le donne sono private della libertà, violentate non solo fisicamente, esposta a soprusi che non lasciano spazio ai loro desideri.
Immagini forti, inconsuete che oscillano tra passato e presente, dove l’arcaico ancora fa da padrone sul contemporaneo, dove le tradizioni sono ormai leggende destinate a sopravvivere e a dettare ancora legge. La violenza dei leoni racconta i sopprusi alle donne di quella terra dove uomo e animale, dove uomo e natura si avviluppano uno all’altro.
Una denuncia da parte dell’autore, che viene fatta ammalgamando la verità con la fantasia, i sogni con i presagi, le supposizioni con la realtà, i morti con i vivi, tra alberi che muoiono e uomini che si trasformano.
Una narrazione che è poesia ma che presenta un messaggio preciso: gli uomini si trasformano in belve con le guerre ma anche tra di loro per lucro e interessi di vario genere, e non ricordano più il rispetto per la natura. E per le donne.
L’autore denuncia tramite la scrittura, che viene usata nel romanzo (il diario di Mariamar e gli appunti del cacciatore) come chiave di cultura, che non può che essere il riscatto per l’umanità sulla follia, i maltrattamenti, l’odio, l’abbandono, le guerre, l’omosessualità, i pregiudizi.

 
Il romanzo è tratto da una storia vera: in Mozambico (dove è ambientato il romanzo), dopo l’arrivo di quindici giovani studiosi per indagini sismiche, si verificarono uccisioni da parte di leoni, per contrastarli vennero assoldati dei cacciatori che per un tempo abbastanza lungo non riuscirono a fermarli.

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Perchè…

…mai l’uomo deve vedere le cose come piacciano a lui e non come realmente sono? Lo so che è una domada un pò stupida, ma davanti all’evidenza…

Una volta un ladro, un artista, un avaro e un saggio che viaggiavano insieme, scoprirono una grotta tra le rocce.
Il ladro disse: “Che splendido nascondiglio!”.
L’artista: “Che posto splendido per dipingere murali!”.
L’avaro: “Che splendido forziere per un tesoro!”.
L’uomo saggio disse semplicemente: “Che bella grotta!”.
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I fantasmi di pietra – Mauro Corona

126In quella casa vive e lavora un fabbro, stà forgiando i stumenti da lavoro per arare, rastrellare, tagliare. Lìc’è il forno del pane, il suo profumo invade la strada. Ecco la letamaia dove è stato ritrovato il corpo del marito della donna che vive nella casa accanto. E lì ci sono i cessi pubblici dove possiamo vedere i culi delle donne che vanno a urinare. Quella è la stalla del delitto. In quella cucina c’è il camineto più grande di tutto il paese.
Quattro strade che tagliano il paese dove in ogni stagione si lavora secondo i ritmi della natura.
Peccato che il paese è un paese fantasma, le figure sono fotografie nella mente dell’autore, sono una fotografia che è rimasta tale dopo il 9 ottobre 1963.

Corona narra poeticamente la natura, la vita, le persone, le case che in questo paese, Erto, animavano la vita di tutti i giorni fino a quel maledetto giorno, quando il monte Toc franò nell’invaso del Vajont sollevando un’onda altissima, 200 metri di altezza, che sconvolse gli agglomerati montani di Erto e Cassio provocando più di 100 morti e fece scomparire il paese di Longarone portando via più di 1900 vite. Ci parla della saggezza antica di popolazioni abituate a sacrifici e che rispettavano e si adattavano alla natura che li circondava, una natura non sempre benevole, quella natura che si stà riprendendo i suoi spazi, quei spazi che l’uomo gli aveva tolto e che l’uomo gli ha ridato, ma a che prezzo?
Un libro anche intriso di metafore, malinconia, storie di epoche lontane; un libro dove ho potuto conoscere gli usi, la povertà, le leggende di quel paese di montagna.
Ho sorriso, mi sono incuriosita, mi sono immedesimata e mi sono comossa leggendolo. Per me un libro stupendo, da leggere con calma e in silenzio, per ascoltare il ritorno dei fantasmi che camminano in quelle quattro strade. Un libro dove la memoria ci ricorda che l’uomo può costruire con grande sacrificio ma può distruggere per grande superficialità.

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Tutto quello che facciamo per amore – Sara J. Henry

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Chi ha gettato dal traghetto, nelle acque gelide del lago che separa il Canada dal Vermont, Paul, un bimbo di sei anni?
Perchè Tracy Chance, dopo averlo salvato senza pensarci tanto e affrontando una disperata nuotata, non vuole andare alla polizia per denunciare l’accaduto?
Perché nessun giornale ne parla, non c’è nessuna segnalazione alla polizia, nessuno lo cerca?
La semplice e metodica vita di Tracy, quarantenne giornalista free-lance di riviste sportive, verrà completamente sconvolta da un mondo a lei sconosciuto, dal pericolo, da un uomo affascinante, dalla voglia inaspettata di essere madre, da come riuscirà a capire come anche lei possa cambiare, da un mistero che è un vero giallo.

Mi è stato prestato da un’amica che, dopo averlo letto, me lo ha vivamente consigliato; e la ringrazio perchè è un libro ottimo, semplice da leggere, che mi ha attirata dall’inizio alla fine.
Pieno di dettagli, pochi personaggi apparentemente di una razzionalità quasi sconcertante ma che rivelano lati inaspettati, l’unica ad avere un comportamento a tratti irrazionale è Tracy, ma questo suo comportamento è la base su cui regge tutto il romanzo, da lei si snoda tutta la storia; è un libro dove si intuisce un dramma ma il mistero ti tiene sulla corda fino all’ultimo rigo.
Mi sono fatta coinvolgere e sorprendere dai tanti tasselli di questa storia che appoggia anche sulla parte psicologica degli uomini (inteso come umanità); tasselli che mi hanno rilassato e poi fatto sobbalzare all’improvviso.
L’ho trovato originale, il finale non è poi così scontato, e se amate i gialli senza violenza gratuita e sangue, consiglio di leggerlo.

 

 

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Liberazione – Sàndor Màrai

libSiamo alle soglie del Natale 1944. Uno scienziato, ricercato dai fascisti, viene murato all’interno di una ripostiglio, insieme ad altre cinque persone, al fine di salvargli la vita. Erzsébet, la figlia venticinquenne, vive sotto falsa identità nell’appartamento di un amico, di fronte al palazzo dove è murato suo padre. Erzsébet, sicura che quel nascondiglio salverà il padre, si vede, invece, costretta a scenderà nello scantinato del palazzo dove vive, insieme agli altri inquilini dello stabile. Per quattro settimane dovrà sopportare e condividere promisquità, cattivi odori, sporcizia, mancanza d’acqua, l’uso di un solo bagno, materassi sdraiati uno accanto all’altro, liti, furti e l’arrivo di nuove persone dai stabili vicini.  Erzsébet è stremata ma paziente, perchè sa che l’arrivo dei russi porterà la liberazione. L’incontro tanto sperato con il russo che gli dovrebbe dare la libertà non sarà come lo aveva immaginato.   

Un libro da leggere, un meraviglioso e bruciante romanzo che narra una Budapest bombardata e rastrellata prima dai tedeschi, poi dai russi; Màrai visse in prima persona questo dramma. Finì di scrivere Liberazione nel settembre del 1945. Belle e malinconiche le parole con cui Erzsébet pensa alla vita del padre e al suo lavoro, precisazioni dovute dalla trama del romanzo, ma io ci vedo anche una metafora della vita:  chi è costretto ad abbassare la testa dopo aver perso la libertà di vivere sotto il cielo stellato; bella la descrizione del russo, presentato come un gigante…ancora ci vedo una metafora, l’uomo che dovrebbe essere grande nei sentimenti si rivela essere solo e semplicemente un uomo, la sua “grandezza” si dissolve con le sue azioni; terribilmente reale la descrizione che fa dei bombardamenti, degli orrori compiuti, delle uccisioni, delle devastazioni, mi è sembrato di viverci dentro. Màrai ha saputo trasmettermi emozioni grandi e se credevo che le Braci fosse un capolavoro, questo lo classifico come un capolavoro assoluto. Mi ha stupito come Màrai sia riuscito a mettermi di fronte all’orrore, alla speranza, alla delusione, usando, sicuramente la narrazione sempre perfetta, ma facendomi entrare nei pensieri e nelle disquisizioni della protagonista in modo semplice ma con riflessioni profonde, mai scontate… Ne ho vissuto la paura e l’ansia per quella liberazione tanto desiderata. Il libro lo sento come un inno alla vita, a reagire: anche nelle condizioni più estreme il dolore, la paura, la stanchezza possono portare la speranza: quella di (ri)vivere  quello che si era lasciato per la follia di una, per fortuna, piccola parte di umanità malata di potere. E quello che mi ha affascinato di questo uomo così provato dalla vita, è che nel descrivere gli assediati, gli assediatori, i russi, non ha pensato solo alla componente cattiva dell’uomo, per ognuno di loro ha descritto una caratteristica che può, se non  giustificare, quanto meno tentare di capire : uno dei due tedeschi è smarrito, il russo prova anche dolcezza per Erzsébet, come lei ne proverà per lui..

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Donne informate sui fatti

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Terminata la lettura anche di questo libro, suggerito nel blog di Giovanni Leone. La modalità è originale, una specie di puzzle, dove bisogna incastrare i pensieri, la vita, le conoscenze delle donne protagoniste, vittima compresa. La scrittura scorre velocemente, simpatico e anche ironico; sicuramente da leggere. Fruttero non mi ha delusa se non un pò nel finale che si riesce ad intuire. Ma credo che tenere il mistero sull’omicidio non  sia stato il vero scopo di questo giallo, quanto la variegata personalità delle donne presentate. O almeno così io ho raccolto leggendolo; le tracce di questo libro mi rimarranno proprio per il modo singolare e intimo di presentare la bidella, l’amica, la carabiniera….Di tutte ho potuto immaginare la voce, le movenze, gli abiti, la personalità….Questa è la potenza di uno scrittore.

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