TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La vedova Van Gogh (titolo originale La vedova dei Van Gogh) – Camilo Sánchez

“A momenti, quando la natura è bella come in questi giorni, sento una terribile lucidità.
Poi mi dimentico di me stesso, e il dipinto mi viene come in sogno.”

 

Van Gogh scrisse molte lettere al fratello, di questo carteggio ne venne in possesso la moglie di quest’ultimo, Johanna Van Gogh-Bonger. Pur non conoscendo a fondo l’artista Johanna si prese carico di leggelre tutte e di recuperare le opere che la suocera, Anna Cornelia Carbentus, aveva lasciato a Parigi, di quelli dimenticati nei ripostigli, di quelli utilizzati come tappabuchi, questo gli permise di organizzare la prima mostra di quadri del cognato, ad Amsteram, e pubblicare il carteggio.
Johanna dopo il suicidio di Van Gogh e la morte del marito, che non seppe reagire alla perdita dell’amatissimo fratello, decide di leggere tutte le lettere, quasi a voler mitigare il dolore per il lutto, per la sua vedovanza di giovane donna con un bimbo da crescere (che porta lo stesso nome dello zio); nelle lettere conoscerà l’anima, la fatica del vivere, la visione poetica, l’uso che del colore di Vincent, capì il suo modo di guardare il mondo.
Nasce così un diario in cui la donna racconta le sue emozioni, ma anche le descrizioni poetiche che l’artista fa dei suoi quadri e di quelli di altri artisti; un viaggio dal baratro alla cima, una battaglia che la vedrà affiancata da Willelmina, sorella dei Van Gogh, anche lei donna emancipata e fuori dai schemi femminili dell’epoca.

 

Questo bellissimo, sringato, emozionale libro, ci racconta come le opere di Van Gogh conobbero la luce e il meritato successo artistico, ci racconta annedoti sconosciuti della sua vita .
Ma la protagonista è Johanna Van Gogh-Bonger, traduttrice, giovane donna vedova che si lascia affascinare dalla poesia e dal colore che il cognato descrive nelle lettere destinate al fratello Theo; una donna che riesce a diventare imprenditrice di se stessa (apre una locanda, l’adorna con 200 quadri del cognato, tratta e contratta con critici d’arte, galleristi…) e a far conoscere i quadri dell’artista, uno tra i più grandi pittori mai nati. Una donna che definirei “contemporanea” per il suo modo di gestirsi e di vedere oltre le apparenze dell’epoca.
Questo libro mi è entrato nel cuore, io che amo il colore e la poesia e l’arte ho vissuto ogni parola e ogni pagina come un meraviglioso sogno, una poesia di vita e di speranza, quella che la bellezza delle parole e dell’immagine possano vincere sempre e comunque sulle bruttture che questo scorcio di secolo ci sta gettando addosso in continuazione.
Devo ringraziare Camilo Sánchez per avermi fatto conoscere questa figura fondamentale (di cui ne ero a conoscenza ma non così dettagliatamente) per la scoperta dell’artista e dei suoi quadri.
Se non lo avete fatto leggete questo romanzo suggestivo, intimo, affascinante, dove scoprirete il ritratto di una meravigliosa donna, di un artista definito pazzo, con una grande umanità e sensibilità.

“Se ogni stile fosse una vita, Van Gogh avrebbe vissuto almeno otto vite in un decennio…”

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Abbracciare

Gli anni passano, ma abbracciare resta il mio punto di forza…non ne posso fare a meno. Abbraccio e amo essere abbracciata. In un abbraccio senti il cuore, l’anima, la forza fisica, la delicatezza e la passione di un amore, la dolcezza di una madre, di un padre…senti il fluire e il calore della vita.

 

Io e mio fratello

 

 

Io e mio marito

 

 

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Torno…

…con un grazie di cuore a tutti i blogger che hanno continuato a commentare sul mio blog malgrado la mia assenza, grazie a tutti coloro che mi hanno scritto in privato preoccupati per la mia assenza e a cui non ho potuto rispondere perchè non avevo lo spirito giusto. Mi scuso per questo.

Mi scuso se non riuscirò a leggere i vostri post, sono davvero tanti.

Riparto da qui, dopo aver chiuso tra due parentesi la mia vita davanti al dolore improvviso che mi ha offerto la Nera Signora portando con se mia suocera.

Notte blogger, e che sia serena…

 

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Everest

di Baltasar Kormákur

 

Due spedizioni tentano di scalare quella che è la montagna meravigliosamente e terribilmente difficile da conquistare, la più pericolosa del pianeta Terra: l’Everest. La sopravvivenza dei scalatori sarà durissima e messa alla prova da una bufera di neve tra le più violente che si ricordi; un’impresa impossibile, quella del 1996.
Tra uomini esperti e dilettanti, tra futuri padri e alcolisti, tra clienti senza preparazione e guide da cui dipende la vita degli altri, la sfida e l’ambizione di conquistare la montagna domineranno sulla ragione portando il dramma in molte vite.
Il turismo globale contaminerà la montagna sacrificando alcune vite.

 

Tratto da una storia vera, l’ho visto come un film/lungometraggio che racconta l’impresa ambiziosa degli uomini che vogliono scalare l’Everest. Preparazione, acclimatizazione, scalata.
La chiave per vedere questo film può essere vista anche come una metafora: risalire le vette che la vita ci mette davanti, superare i propri limiti; io  sinceramente ci ho visto la commercializzazione di uno sport che dovrebbe essere intriso dalla sfida tra l’uomo e la natura, tra chi sfida il sacro di questi giganti della terra e chi dovrebbe calpestarli con i calzari tra le mani riconoscendone il profumo della potenza imbattibile, inviolabile; perchè rispettare quella che è sempre stata definità sin dall’antichità la sacralità, la maestosità, la potenza, l’elevazione verso il cileo, il Dio, i dei, può essere fonte di salvezza, a questi giganti vengono spessissimo sacrificate vite o sconvolte vite solo per il gusto di una sfida che per me non ha senso alcuno.
Le riprese sono mozzafiato, fotografia spettacolare, il cast perfetto, prevalentemente maschile, mi è piaciuto molto Jason Clarke; il film lo consiglio, ma sinceramente non mi ha convinto, troppa meccanica azione cinematografica, lasciando indietro l’emozione che lega l’uomo alla sua sfida, che lega la montagna alla sua natura indomita.

 

 

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Come fai a tenere i piedi fermi?

 

 

Buona vita blogger!!!!

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Giornata Mondiale dell’Ambiente

Quest’anno il tema scelto per questa giornata è il rapporto tra persone e natura
Io amo la naturta, ma gli alberi…gli alberi…non potrei vivere senza di loro. Nel mio giardino ne ho diversi, il confine della mia casa è delimitato nel perimetro da sei querce secolari…
Li accarezzo gli alberi, ho bisogno di sentire la loro corteccia sotto le mie mani, mi da energia.
La loro circolarità mi da un senso di flusso vitale, la loro ombra mi protegge dal sole cocente come un amico fidato mi protegge dal dolore.
Li guardo e sento la loro eterna potenza, la loro dolcezza, la loro bellezza…Gli alberi sono fonte di vita.
E non dimentico che tanti alberi formano un bosco, una foresta, la loro unione protegge e da riparo agli animali, alle piante, ci regalano ossigeno, la vita per noi. Tra i loro rami gli ucceli nidificano creando allegria e ancora vita.
Frenano con le loro radici lo sgretolamento del terreno, come dovremmo fare noi “umani”, uniti si crea non si distrugge.
Proteggiamoli, sorvegliamoli. AMIAMOLI.

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Acqua

L’acqua per me è miracolosa.
Mi piace sentirla scorrere sulla mia pelle, mi rilassa, mi da energia.
L’acqua è misteriosa nel suo essere informe e magica nel suo contenere l’embrione nel grembo materno.
Da sempre si nasconde nei cunicoli ancestrali sotto i monti, si palese negli oceani immensi, fertilizza le pianure.
La usiamo per dissetarci, per curarci, per divinizzarci.
L’acqua si cristallizza creando opere d’arte bellissime; crea movimento armonico o potente nel rincorrersi nelle onde del mare.

 

 

Bernardette Soubirous ha detto dell’acqua di Loures.”Non consideratela una pozione magica, bensì un potente veicolo di fede.”

 

Noi la dovremmo adorare, rispettare perchè da lei veniamo, è lei che ci da la vita.
Invece la inquiniamo, la deviamo, la imbottigliamo, la sfruttiamo…senza rispetto. Basterebbe tanto poco per avere rispetto.

 

“Non bisogna far violenza alla natura, ma persuaderla.” Epicuro

Acqua

Acqua di monte,
acqua di fonte,
acqua piovana,
acqua sovrana,
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi.
Tu sei la vita
e sempre, sempre fuggi.

G.D’Annunzio

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Peccato…

…che in questo mondo che racchiude, anche sotto la pioggia , bellezze delicate che invitano alla vita ci debba essere tanta malvagità e bruttura, proprio dall’essere che più potrebbe godere di cotanta meraviglia.

 

 

La pace diventa sempre più un utopia…ma voglio ancora credere negli uomini di domani

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Un viaggio

Quante volte si dice: la vita è un viaggio.
Lo sento dire spesso e io stessa lo dico. Perchè ne sono convinta.
Un viaggio non privo di scalate che sembrano insormontabili, e a volte lo sono, troviamo bivi dove possiamo perderci, sbagliare, perdere i riferimenti, affrontiamo fossi dove possiamo cadere e cerchiamo siepi e radure dove riposare dalla stanchezza; è un viaggio dove si cercano tracce perchè si ha paura di smarrirsi, di soffrire.
E’ un viaggio che alcuni intraprendono con discrezione, con piccoli passi, tirando il freno, altri prendono subito il largo, lo intraprendono con ampio respiro ignari di tutto o sfidando il tutto.
La strada che ci troviamo davanti istintivamente ci fa tentennare, chi la conosce? Il bambino è un esploratore dell’ignoto per questo, e quando si cresce e iniziamo a guardarci consapevolmente intorno il paesaggio che ci circonda ci da stupore, contemplazione, ansia, paura…
Molti cercano di inventarla la strada, altri seguono quella già battuta, ma ogni strada dovrebbe avere un solo scopo: la libertà. Ma la libertà è difficile, da comprendere, da dare, da mantenere, da rispettare.
Il viaggio della vita impegna, perchè può piovere e tu non hai un ombrello per ripararti, perchè porti fardelli e tu non hai un mezzo meccanico dove appoggiarli ma solo uno zaino da mettere sulle spalle, perchè percorri tratti da solo senza alcuna compagnia, oppure sei in compagnia, ma di quelle che ti rallentano o ti fanno correre come non vorresti.
La mia strada è stata a tratti bella, a tratti terribilmente tortuosa, ma il viaggio percorso fino ad ora mi ha forgiato nella costanza, nella perseveranza, nell’impegno, nella fatica e nella gioia. La gioia è la mia grande risorsa in questo viaggio che non so dove mi porterà, non mi interessa, spero che la meta sia quella che ho dentro, ma lascio al percorso che ho scelto la facoltà di farmi capire se avrò fatto la scelta giusta quando mi sono trovata ai bivi e ho dovuto decidere in che direzione andare.
La gioia è la mia compagna, l’ho trovata in gioventù e mi sta accompagnando prima verso la maturità, ora anche oltre. Questo viaggio mi appartiene, lo amo e cerco di renderlo piacevole ammirando ciò che vedo, parlando con chi incontro, meravigliandomi davanti all’inaspettato, non per inerzia ma per gratitudine.

Pessoa ha scritto che: “La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente”, è vero, ma volontariamente ho accettato di farlo questo viaggio, come sia sia, dove ho accettato di giocarmi il tutto di me stessa. E spero di poter ancora percorrere lunghe distanze anche nella fatica di certe giornate.

 

 

 

“La vita non è il problema di come resistere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.” Kahlil Gibran

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La ragazza che guardava il cielo -Alberto Reggiori

“Cominciava a conoscere il cerchio delle stagioni, gli acquazzoni con l’arcobaleno, i cieli solcati dalle andide nubi imponenti come velieri, i campi prosciugati durante la siccità, il sorgere del sole quando accompagnava la madre a prendere l’acqua, i tramonti gialli e caldi mentre si accendevano i primi fuochi per cucinare la cena, le paurose notti nere come la pece ….Epoi i saggi consigli che sua madre le regalava durante il cammino, o le storie spaventose, piene di spiriti e malochio….”

ragazza-guardava-cielo-reggiori_5_1  Zamu nasce in Uganda nel 1962.
Mentre la madre grida di dolore viene sancita l’indipendenza del Paese che però scivolerà nella dittatura.
Zamu è intelligente e forte, vuole studiare, ma ciò non gli impedisce di essere data come sposa, a solo sedici anni, ad un uomo mai visto e tanto più vecchio di lei.
Zamu tra un matrimonio e l’altro avrà dei figli che crescerà da sola, nella disperazione, fino ad arrivare ad una disperazione immensa, quando gli verrà diagnosticata l’Aids.
Zamu conoscerà l’Amore di una forza divina che gli farà comprendere la fede e la porterà a lottare per se ma soprattutto per gli altri. Per questo Amore cambierà il suo nome in Veronica.

 

“Le vie di accesso al continente nero erano costellate di croci piantate su tumuli di terra. L’Africa non si concedeva a buon prezzo e usava le sue invincibili armi per non lasciarsi violare: le malattie, il clima e la natura feroce”

Non è un racconto di fantasia, è una storia vera di una giovane donna malata, che ha conosciuto violenza, dolore, abbandono, miseria, ma anche speranza e riscatto. A raccontarla in questo meraviglioso libro è Alberto Reggiori, il medico italiano che ha curato Zamu a Hoima.
Troveremo tradizioni africane ancestrali, come la sposa bambina, la pratica di fango e cenere che da secoli le levatrici spalmano sulle partorienti durante il travaglio, conosceremo la fuga dalla guerra, il flagello devastante dell’Aids, conosceremo l’Avsi* e il Meeting Point**, conosceremo l’Highly Active Anti-Retroviral Therapy , combinazione di tre farmaci che tiene in vita molti malati di AIDS.
Il libro ha un’impronta cristiano/cattolica, ma è scritto con umiltà e immensa umanità.
Mi ha commosso questo libro, la storia di questa donna è struggente e dolorosa, ma non so perchè mi fa sognare di un’Africa meravigliosa, dove ancora, in alcune zone, le donne non possono frequentare la scuola e sono trattate come merce.
Mi ha affascinato la forza di questa giovane che non ha mai rinunciato a guardare le stelle e pregare (e posso solo immaginare quanto sia bello il cielo stellato in quel travagliato meravigliso continente), che non ha esitato a farsi chiamare Veronica, colei che allevia…

“…una tradizione africana: chi guarda un leone negli occhi e sopravvive sarà invincibile.”

* AVSI: fondazione per uno sviluppo sostenibile e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, impegnata soprattutto alla difesa e valorizzazione della dignità della persona.
** Meeting Point:centro creato da un malato di AIDS per trattare in modo più umano chi è ammalato.

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