TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Everest

di Baltasar Kormákur

 

Due spedizioni tentano di scalare quella che è la montagna meravigliosamente e terribilmente difficile da conquistare, la più pericolosa del pianeta Terra: l’Everest. La sopravvivenza dei scalatori sarà durissima e messa alla prova da una bufera di neve tra le più violente che si ricordi; un’impresa impossibile, quella del 1996.
Tra uomini esperti e dilettanti, tra futuri padri e alcolisti, tra clienti senza preparazione e guide da cui dipende la vita degli altri, la sfida e l’ambizione di conquistare la montagna domineranno sulla ragione portando il dramma in molte vite.
Il turismo globale contaminerà la montagna sacrificando alcune vite.

 

Tratto da una storia vera, l’ho visto come un film/lungometraggio che racconta l’impresa ambiziosa degli uomini che vogliono scalare l’Everest. Preparazione, acclimatizazione, scalata.
La chiave per vedere questo film può essere vista anche come una metafora: risalire le vette che la vita ci mette davanti, superare i propri limiti; io  sinceramente ci ho visto la commercializzazione di uno sport che dovrebbe essere intriso dalla sfida tra l’uomo e la natura, tra chi sfida il sacro di questi giganti della terra e chi dovrebbe calpestarli con i calzari tra le mani riconoscendone il profumo della potenza imbattibile, inviolabile; perchè rispettare quella che è sempre stata definità sin dall’antichità la sacralità, la maestosità, la potenza, l’elevazione verso il cileo, il Dio, i dei, può essere fonte di salvezza, a questi giganti vengono spessissimo sacrificate vite o sconvolte vite solo per il gusto di una sfida che per me non ha senso alcuno.
Le riprese sono mozzafiato, fotografia spettacolare, il cast perfetto, prevalentemente maschile, mi è piaciuto molto Jason Clarke; il film lo consiglio, ma sinceramente non mi ha convinto, troppa meccanica azione cinematografica, lasciando indietro l’emozione che lega l’uomo alla sua sfida, che lega la montagna alla sua natura indomita.

 

 

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Come fai a tenere i piedi fermi?

 

 

Buona vita blogger!!!!

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Giornata Mondiale dell’Ambiente

Quest’anno il tema scelto per questa giornata è il rapporto tra persone e natura
Io amo la naturta, ma gli alberi…gli alberi…non potrei vivere senza di loro. Nel mio giardino ne ho diversi, il confine della mia casa è delimitato nel perimetro da sei querce secolari…
Li accarezzo gli alberi, ho bisogno di sentire la loro corteccia sotto le mie mani, mi da energia.
La loro circolarità mi da un senso di flusso vitale, la loro ombra mi protegge dal sole cocente come un amico fidato mi protegge dal dolore.
Li guardo e sento la loro eterna potenza, la loro dolcezza, la loro bellezza…Gli alberi sono fonte di vita.
E non dimentico che tanti alberi formano un bosco, una foresta, la loro unione protegge e da riparo agli animali, alle piante, ci regalano ossigeno, la vita per noi. Tra i loro rami gli ucceli nidificano creando allegria e ancora vita.
Frenano con le loro radici lo sgretolamento del terreno, come dovremmo fare noi “umani”, uniti si crea non si distrugge.
Proteggiamoli, sorvegliamoli. AMIAMOLI.

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Acqua

L’acqua per me è miracolosa.
Mi piace sentirla scorrere sulla mia pelle, mi rilassa, mi da energia.
L’acqua è misteriosa nel suo essere informe e magica nel suo contenere l’embrione nel grembo materno.
Da sempre si nasconde nei cunicoli ancestrali sotto i monti, si palese negli oceani immensi, fertilizza le pianure.
La usiamo per dissetarci, per curarci, per divinizzarci.
L’acqua si cristallizza creando opere d’arte bellissime; crea movimento armonico o potente nel rincorrersi nelle onde del mare.

 

 

Bernardette Soubirous ha detto dell’acqua di Loures.”Non consideratela una pozione magica, bensì un potente veicolo di fede.”

 

Noi la dovremmo adorare, rispettare perchè da lei veniamo, è lei che ci da la vita.
Invece la inquiniamo, la deviamo, la imbottigliamo, la sfruttiamo…senza rispetto. Basterebbe tanto poco per avere rispetto.

 

“Non bisogna far violenza alla natura, ma persuaderla.” Epicuro

Acqua

Acqua di monte,
acqua di fonte,
acqua piovana,
acqua sovrana,
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi.
Tu sei la vita
e sempre, sempre fuggi.

G.D’Annunzio

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Peccato…

…che in questo mondo che racchiude, anche sotto la pioggia , bellezze delicate che invitano alla vita ci debba essere tanta malvagità e bruttura, proprio dall’essere che più potrebbe godere di cotanta meraviglia.

 

 

La pace diventa sempre più un utopia…ma voglio ancora credere negli uomini di domani

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Un viaggio

Quante volte si dice: la vita è un viaggio.
Lo sento dire spesso e io stessa lo dico. Perchè ne sono convinta.
Un viaggio non privo di scalate che sembrano insormontabili, e a volte lo sono, troviamo bivi dove possiamo perderci, sbagliare, perdere i riferimenti, affrontiamo fossi dove possiamo cadere e cerchiamo siepi e radure dove riposare dalla stanchezza; è un viaggio dove si cercano tracce perchè si ha paura di smarrirsi, di soffrire.
E’ un viaggio che alcuni intraprendono con discrezione, con piccoli passi, tirando il freno, altri prendono subito il largo, lo intraprendono con ampio respiro ignari di tutto o sfidando il tutto.
La strada che ci troviamo davanti istintivamente ci fa tentennare, chi la conosce? Il bambino è un esploratore dell’ignoto per questo, e quando si cresce e iniziamo a guardarci consapevolmente intorno il paesaggio che ci circonda ci da stupore, contemplazione, ansia, paura…
Molti cercano di inventarla la strada, altri seguono quella già battuta, ma ogni strada dovrebbe avere un solo scopo: la libertà. Ma la libertà è difficile, da comprendere, da dare, da mantenere, da rispettare.
Il viaggio della vita impegna, perchè può piovere e tu non hai un ombrello per ripararti, perchè porti fardelli e tu non hai un mezzo meccanico dove appoggiarli ma solo uno zaino da mettere sulle spalle, perchè percorri tratti da solo senza alcuna compagnia, oppure sei in compagnia, ma di quelle che ti rallentano o ti fanno correre come non vorresti.
La mia strada è stata a tratti bella, a tratti terribilmente tortuosa, ma il viaggio percorso fino ad ora mi ha forgiato nella costanza, nella perseveranza, nell’impegno, nella fatica e nella gioia. La gioia è la mia grande risorsa in questo viaggio che non so dove mi porterà, non mi interessa, spero che la meta sia quella che ho dentro, ma lascio al percorso che ho scelto la facoltà di farmi capire se avrò fatto la scelta giusta quando mi sono trovata ai bivi e ho dovuto decidere in che direzione andare.
La gioia è la mia compagna, l’ho trovata in gioventù e mi sta accompagnando prima verso la maturità, ora anche oltre. Questo viaggio mi appartiene, lo amo e cerco di renderlo piacevole ammirando ciò che vedo, parlando con chi incontro, meravigliandomi davanti all’inaspettato, non per inerzia ma per gratitudine.

Pessoa ha scritto che: “La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente”, è vero, ma volontariamente ho accettato di farlo questo viaggio, come sia sia, dove ho accettato di giocarmi il tutto di me stessa. E spero di poter ancora percorrere lunghe distanze anche nella fatica di certe giornate.

 

 

 

“La vita non è il problema di come resistere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.” Kahlil Gibran

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La ragazza che guardava il cielo -Alberto Reggiori

“Cominciava a conoscere il cerchio delle stagioni, gli acquazzoni con l’arcobaleno, i cieli solcati dalle andide nubi imponenti come velieri, i campi prosciugati durante la siccità, il sorgere del sole quando accompagnava la madre a prendere l’acqua, i tramonti gialli e caldi mentre si accendevano i primi fuochi per cucinare la cena, le paurose notti nere come la pece ….Epoi i saggi consigli che sua madre le regalava durante il cammino, o le storie spaventose, piene di spiriti e malochio….”

ragazza-guardava-cielo-reggiori_5_1  Zamu nasce in Uganda nel 1962.
Mentre la madre grida di dolore viene sancita l’indipendenza del Paese che però scivolerà nella dittatura.
Zamu è intelligente e forte, vuole studiare, ma ciò non gli impedisce di essere data come sposa, a solo sedici anni, ad un uomo mai visto e tanto più vecchio di lei.
Zamu tra un matrimonio e l’altro avrà dei figli che crescerà da sola, nella disperazione, fino ad arrivare ad una disperazione immensa, quando gli verrà diagnosticata l’Aids.
Zamu conoscerà l’Amore di una forza divina che gli farà comprendere la fede e la porterà a lottare per se ma soprattutto per gli altri. Per questo Amore cambierà il suo nome in Veronica.

 

“Le vie di accesso al continente nero erano costellate di croci piantate su tumuli di terra. L’Africa non si concedeva a buon prezzo e usava le sue invincibili armi per non lasciarsi violare: le malattie, il clima e la natura feroce”

Non è un racconto di fantasia, è una storia vera di una giovane donna malata, che ha conosciuto violenza, dolore, abbandono, miseria, ma anche speranza e riscatto. A raccontarla in questo meraviglioso libro è Alberto Reggiori, il medico italiano che ha curato Zamu a Hoima.
Troveremo tradizioni africane ancestrali, come la sposa bambina, la pratica di fango e cenere che da secoli le levatrici spalmano sulle partorienti durante il travaglio, conosceremo la fuga dalla guerra, il flagello devastante dell’Aids, conosceremo l’Avsi* e il Meeting Point**, conosceremo l’Highly Active Anti-Retroviral Therapy , combinazione di tre farmaci che tiene in vita molti malati di AIDS.
Il libro ha un’impronta cristiano/cattolica, ma è scritto con umiltà e immensa umanità.
Mi ha commosso questo libro, la storia di questa donna è struggente e dolorosa, ma non so perchè mi fa sognare di un’Africa meravigliosa, dove ancora, in alcune zone, le donne non possono frequentare la scuola e sono trattate come merce.
Mi ha affascinato la forza di questa giovane che non ha mai rinunciato a guardare le stelle e pregare (e posso solo immaginare quanto sia bello il cielo stellato in quel travagliato meravigliso continente), che non ha esitato a farsi chiamare Veronica, colei che allevia…

“…una tradizione africana: chi guarda un leone negli occhi e sopravvive sarà invincibile.”

* AVSI: fondazione per uno sviluppo sostenibile e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, impegnata soprattutto alla difesa e valorizzazione della dignità della persona.
** Meeting Point:centro creato da un malato di AIDS per trattare in modo più umano chi è ammalato.

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Dallas Buyers Club

dall di Jean-Marc Vallée

 

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Siamo a metà degli anni ’80, in Texas, Ron Woodroof, operaio dedito ad alcool, droghe e sesso, dopo un rapporto non protetto con una tossicodipendente contrae il virus dell’HIV, che lo porterà a sviluppare l’AIDS.
Ron non crede a questa possibilità perchè non è gay, anzi è omofobo. Con l’aggravarsi della salute, dopo una serie di controlli, gli viene detto che avrà circa trenta giorni di vita.
Diffusa la notizia intorno a lui si crea il vuoto, viene abbandonato da tutti gli amici.
La dottoressa Saks gli propone la cura a base di AZT*, che però si rivela poco efficace e anche dannoso, decide allora di andare in Messico, dove il dottor Vass cura i malati di AIDS con un farmaco a base di una proteina non riconosciuta negli Stati uniti, farmaco qusto meno tossico per la persona e efficace nella malattia.
Il miglioramento di Ron sarà netto tanto da decidere di rivendere illegalmente il farmaco ad altri malati. Ron incontra Rayon (Jared Leto), transessuale con la quale fonda  un’associazione dove su pagamento si ottiene il farmaco.
EXCLUSIVE: Jared Leto finds high heels a drag on the set of 'Dallas Buyers Club' in New Orleans Nel tempo Rayon, sieropositiva e tossicodipendente, si agrava e muore.
Ron decide allora di dare battaglia all’agenzia farmaceutica affinchè diminuisca la somministrazione di AZT a favore della proteina da lui assunta, la battaglia sarà vana ma darà origine ad un nuovo modo di curarsi individualmente.
Ron morirà sette anni dopo la prima diagnosi.

 

 

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Film drammatico, da non perdere, dove omofobia e malattia sono temi principali, anzi ne sono i protagonisti. La storia è vera e ci fa fare un salto temporale, in anni socialmente difficili per chi si ammalava di AIDS e per le tante vittime che le cure mietevano in quegli anni.
Matthew McConaughy Fool's Gold Dallas Buyers Club Meraviglioso Matthew McConaughey (Oscar miglior attore protagonista), fisicamente irriconoscibile; figura complessa, maledetta e profonda, figura che mostra il cambiamento del comportamento fisico e mentale quando si deve affrontare con coraggio e cognizione qualcosa che ci spaventa e che alla fine devi riconoscere.
Tutto il cast all’altezza, a partire da Jared Leto (Oscar miglior attore non protagonista) , calato perfettamente nella parte, occhi azzurri e languidi, dolce, sofferente, magrissimo sotto piume e sottane 3 la-et-mn-dallas-buyers-club-jared-leto-suiting-up-for-key-scene-20140214
Film meritatamente premiato con due Golden Globes e tre Oscar che mi ha emozionato, fatto soffrire, commosso e travolto. Sembra l’ennesimo film su un tema trito e ritrito, ma credetemi è un meraviglioso film, incisivo, anche un po’ crudele se vogliamo, che fa bene a ricordarci questa malattia che non retrocede, anzi avanza di nuovo con prepotenza.

 

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* antivirale che viene tuttora usato nella terapia contro l’AIDS; in quegli anni provocò danni collaterali ai malati che lo assumevano perché era somministrato in dosi troppo elevate.

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A simple life

a di Ann Hui.

 

Lui è un attore famoso, lei si è presa cura di lui quando era bambino.
Lei si ammala seriamente, lui l’accudisce e spinge la carozzella.
Lei è Ah Tao, nata in Cina, che durante l’occupzione giapponese viene mandata, adolescente, a servizio in una ricchissima famiglia; per sessant’anni sarà una “amah”, una serva.
Lui è Roger, cinquantenne, uno degli appartenenti alla famiglia Leung dove Ah Tao lavorava, l’unico rimasto a Hong Kong, l’unico che ancora rivece i servigi della donna.
Quando Roger, tornando a casa, trova Ah Tao svenuta per un ictus la porta in ospedale dove, dopo essersi ripresa, la donna gli dice di voler andare in un ospizio per non essergli di peso.
Roger, legatissimo alla donna, la porta in uno degli appartamenti di proprietà della famiglia, fino a quando la donna non peggiora…

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Film raffinato e bellissimo del 2012, che si basa su fatti realmente accaduti  e persone reali.
Una coppia strana che da vita ad una storia commovente che parla di vecchiaia. Forse per questo in Italia non ha avuto risonanza, è passato silenziosamente in pochissime sale cinematografiche; si tende sempre di più a scalzare la sofferenza degli anziani, l’anzianità stessa, in un impossibile inno alla giovinezza eterna. Non vi aspettate un film melenso, triste, drammatico, è un film che parla di affetto, di amore, di riconoscenza, e lo fa con una storia semplice, che sembra irreale per i tempi in cui viviamo, ma perchè non potrebbe essere possibile? E’ vero che ci presenta un’altra cultura, ma per amare c’è bisogno di essere di culture diverse? Se volete emozionarvi e anche ridere non perdetelo.
Ci sono pause, lentezze, ci sono immensi silenzi e immensi sguardi, gesti, per me sono giusti e si incastrano perfettamente nella storia.
Bravissima Deanie Yip (Ah Tao) che ha anche vinto 7 premi, tra cui il premio per la migliore interpetazione, bravissimo anche Andy Lau (Roger).
Un messaggio di rispetto, di sentimento, di tenerezza, di riconoscenza  (sentimenti in estinzione) verso gli anziani che sono nostra radice.

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Ancora un po’ d’estate

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Quando un fiore sboccia,
il mondo intero si rivela.

Zenrin-Kushu

margh

 

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