TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Quartet

di Dustin Hoffman

 

Beecham House è una casa di riposo per musicisti e cantanti, situata nella campagna inglese.
Beecham House rischia di essere chiusa, così, in occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, i residenti decidono di esibirsi davanti ad un pubblico pagante al fine di racimolare soldi per evitare la chiusura della struttura.
Ai già moti ospiti si aggiune Jean Horton, famosa cantante d’opera, donna raffinata ed estremamente altezzosa e cinica
La donna porta un certo tumulto nella quiete della casa, spezza l’armonia ch e c’è tra i residenti. Il motivo è chiaro, faceva parte di un celebre quartetto composto anche da  Cissy Robson, Reggie Paget, Wilf Bond, tutti presenti nella casa; il problema è che Jean è stata sposata con Reginald, che lei aveva abbandonato per andare a cantare alla Scala di Milano. L’uomo non l’ha mai perdonata.
Lei ora vuole chiedergli scusa.


Accetterà Reginald le scuse? E’ veramente disposta Jean a scendere a compromessi? Ma soprattutto Jean accetterà di rientrare nel quartetto ed esibirsi dopo aver giurato a se stessa che non avrebbe più cantato?

Film che consiglio vivamente di vedere. Tratto da un’opera teatrale del commediografo Ronald Harwood.
Ci sono arrivata perchè cercavo una notizia su Dustin Hoffman, che adoro, mi balza agli occhi la parola regia….Quartet. Imperdonabile mia svista. E così ho recuperato. Piacevolmente recuperato.
Dustin Hoffman ha creato una commedia tenera, leggera, romantica, anche velata di malinconia, ma con tanto humour dentro. un film con protagonisti d’età, ma pronti all’innovazione musicale.
C’è tanta musica dentro, ma anche amore, c’è l’emozione, la passione i sentimenti, i ricordi….e la voglia di vivere.
Regia perfetta, elegante, essenziale, gradevole. Scenografia meravigliosa, fotografia stupenda.
Attori meravigliosi, mi sono piaciuti tutti, ma Maggie Smith (anticipo che sono di parte perchè l’adoro) è superba, non solo nella parte altezzosa che deve ricoprire, ma nella recitazione, la trovo irresistibile; comunque stupendo anche Tom Courtenay e sfiziosamente brava Pauline Collins.
Non perdetelo…c’è dentro un cinema che definirei grande.
(forse parteggio visto che mi avvio verso l’età dei residenti di Beecham House?)

 

 

 

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Vorrei ricordare…

…agli Angeli che ognuno di noi ne ha uno che ci affianca, e che proteggere è il loro atto supremo.
E vorrei ricordare agli uomini che la vita è una benedizione, l’atto supremo è rispettarla. La propria e l’altrui.

                 

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All’imbrunire bisbigli d’amore – Isabella Scotti

Una raccolta di poesie che incantano.
Isabella ha il potere di raccontare con soavità la vita e i sentimenti che l’attraversano, anche i più tumultuosi diventano un canto forte e coinvolgente.

Grazie Isabella per questo dono inaspettato e graditissimo, quando ti ho conosciuta il tuo sorriso e la tua gioiosa delicatezza mi ha incantata.
Donna forte dall’animo raffinato.

 

“…Tu,
navigatore solitario,
hai preferito,
un’altra volta,
il mare a me.
E sei partito,
più forte
il suo richiamo,
più debole
la mia paura,
icapace di trattenerti….”

da: Ti vedo laggiù

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E la chiamarono due cuori – Marlo Morgan

A piedi nudi nel deserto australiano, sotto il sole cocente e con temperature asfissianti, ostacoli … cibarsi con formiche, radici, bacche…La simbiosi con la natura. Il tempo che non ha più la sua ragione di essere. Una tribù di aborigeni e una donna che cambierà il suo modo di vedere la vita.

 

Libro affascinante, scritto anni fa dalla Morgan che ha vissuto in prima persona questa avventura
Un libro che mescola modernità, natura, tradizioni, sacralità intesa come rispetto per l’ambiente e la vita.
Il libro scorre incantando con la sua profondità.

 

Volevi essere sicura di non piangere quando me lo avresti donato, è stato chiuso un bel po nel tuo cassetto, poi qualcosa che non dipende da noi ha fatto si che la tua decisione doveva essere presa. Non si poteva più aspettare.
Grazie amica mia carissima, mi dicevi sempre che ti ricordavo qualcuno. Mi emoziono solo a scriverlo. Non vivrò mai questa esperienza, ma la tua frase scritta sulla prima pagina è già la mia avventura di vita.
“A te che hai un indomito coraggio di vivere.”

E ho pianto tutte le lacrime che negli anni ho combattuto.

 

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La lucciola

Una sera sono sceso in cortile e ho visto le lucciole; volevo prenderne una, ma non ci riuscivo. Dopo un pò ne ho presa una al volo.
Sono rientrato in casa e l’ho fatta vedere a mia mamma e a mio fratello, poi sono andato in camera mia e l’ho messa dentro una scatolina sopra il comodino. Volevo vedere se si accendeva e se illuminava la scatolina. però vedevo che non si accendeva.
La lucciola stava tutta ferma… ho provato a toccarla con un dito, ma muoveva un po’ le zampine e poi si fermava.
Allora ho pensato che si sentiva triste e sola e forse non ci voleva più stare lì dentro…ho aspettato un po’ e poi ho deciso di liberarla. Ho aperto la finestra, l’ho messa sul davanzale e ha incominciato a volare. E ha riacceso anche la luce, che sembrava un piccolo faro nel buio della sera.
Mia mamma e mio fratello dicevano che nella scatolina non si accendeva perchè non respirava; io però dico che non si accendeva anche perchè si sentiva sola, triste e non voleva volare.

(da Il mondo bambino, M.Lodoli)

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Johanna della foresta – Giorgio Scerbanenco

  Immigrati, boscaioli in Svizzera. Uomini di diverse nazionalità, tra cui due italiani: Donato e Francino.
La foresta fa sfondo alla storia di due donne innamorate di Donato.
La fidanzata storica, Maria, e la maestra Gertrude.
Ma Donato s’innamora di Johanna, figlia dell’oste del paese.
E poi c’è il capitano Heinrich Glicken, poliziotto. E il nazismo che è un eco sempre attivo
Johanna scompare, non si trova.
E’ stata uccisa?

Trovo questo libro in uno scaffale del centro commerciale, nell’angolo dei Libri lasciati. Un libro datato, anche come stampa (guardate la copertina).
Scerbanenco…come posso non leggerlo?
Natura, amore, mistero. Un romanzo che sembra “leggero”, ma non lo è, anzi dentro ci ho trovato la violenza dell’uomo sulla donna. Ci sono le donne che sognano un amore che le protegga, un uomo forte e solido. Ma questo amore non può essere tale se vuol dire abbassarsi ai soli piaceri dell’uomo, donne sacrificate per amore.
Certo la collocazione temporale è lontana dal momento che viviamo…uno Scerbanenco del 1955. Forse ancora attualre?
C’è anche la descrizione asciuuta della vita quotidiana dei personaggi. E storie piccole ma significative.
Non è un eccezionale romanzo, ma i personaggi sono fortemente delineati (a me è piaciuto Glicken). E il finale riscatta un po’ l’amore.

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La vedova Van Gogh (titolo originale La vedova dei Van Gogh) – Camilo Sánchez

“A momenti, quando la natura è bella come in questi giorni, sento una terribile lucidità.
Poi mi dimentico di me stesso, e il dipinto mi viene come in sogno.”

 

Van Gogh scrisse molte lettere al fratello, di questo carteggio ne venne in possesso la moglie di quest’ultimo, Johanna Van Gogh-Bonger. Pur non conoscendo a fondo l’artista Johanna si prese carico di leggelre tutte e di recuperare le opere che la suocera, Anna Cornelia Carbentus, aveva lasciato a Parigi, di quelli dimenticati nei ripostigli, di quelli utilizzati come tappabuchi, questo gli permise di organizzare la prima mostra di quadri del cognato, ad Amsteram, e pubblicare il carteggio.
Johanna dopo il suicidio di Van Gogh e la morte del marito, che non seppe reagire alla perdita dell’amatissimo fratello, decide di leggere tutte le lettere, quasi a voler mitigare il dolore per il lutto, per la sua vedovanza di giovane donna con un bimbo da crescere (che porta lo stesso nome dello zio); nelle lettere conoscerà l’anima, la fatica del vivere, la visione poetica, l’uso che del colore di Vincent, capì il suo modo di guardare il mondo.
Nasce così un diario in cui la donna racconta le sue emozioni, ma anche le descrizioni poetiche che l’artista fa dei suoi quadri e di quelli di altri artisti; un viaggio dal baratro alla cima, una battaglia che la vedrà affiancata da Willelmina, sorella dei Van Gogh, anche lei donna emancipata e fuori dai schemi femminili dell’epoca.

 

Questo bellissimo, sringato, emozionale libro, ci racconta come le opere di Van Gogh conobbero la luce e il meritato successo artistico, ci racconta annedoti sconosciuti della sua vita .
Ma la protagonista è Johanna Van Gogh-Bonger, traduttrice, giovane donna vedova che si lascia affascinare dalla poesia e dal colore che il cognato descrive nelle lettere destinate al fratello Theo; una donna che riesce a diventare imprenditrice di se stessa (apre una locanda, l’adorna con 200 quadri del cognato, tratta e contratta con critici d’arte, galleristi…) e a far conoscere i quadri dell’artista, uno tra i più grandi pittori mai nati. Una donna che definirei “contemporanea” per il suo modo di gestirsi e di vedere oltre le apparenze dell’epoca.
Questo libro mi è entrato nel cuore, io che amo il colore e la poesia e l’arte ho vissuto ogni parola e ogni pagina come un meraviglioso sogno, una poesia di vita e di speranza, quella che la bellezza delle parole e dell’immagine possano vincere sempre e comunque sulle bruttture che questo scorcio di secolo ci sta gettando addosso in continuazione.
Devo ringraziare Camilo Sánchez per avermi fatto conoscere questa figura fondamentale (di cui ne ero a conoscenza ma non così dettagliatamente) per la scoperta dell’artista e dei suoi quadri.
Se non lo avete fatto leggete questo romanzo suggestivo, intimo, affascinante, dove scoprirete il ritratto di una meravigliosa donna, di un artista definito pazzo, con una grande umanità e sensibilità.

“Se ogni stile fosse una vita, Van Gogh avrebbe vissuto almeno otto vite in un decennio…”

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La ragazza che guardava il cielo -Alberto Reggiori

“Cominciava a conoscere il cerchio delle stagioni, gli acquazzoni con l’arcobaleno, i cieli solcati dalle andide nubi imponenti come velieri, i campi prosciugati durante la siccità, il sorgere del sole quando accompagnava la madre a prendere l’acqua, i tramonti gialli e caldi mentre si accendevano i primi fuochi per cucinare la cena, le paurose notti nere come la pece ….Epoi i saggi consigli che sua madre le regalava durante il cammino, o le storie spaventose, piene di spiriti e malochio….”

ragazza-guardava-cielo-reggiori_5_1  Zamu nasce in Uganda nel 1962.
Mentre la madre grida di dolore viene sancita l’indipendenza del Paese che però scivolerà nella dittatura.
Zamu è intelligente e forte, vuole studiare, ma ciò non gli impedisce di essere data come sposa, a solo sedici anni, ad un uomo mai visto e tanto più vecchio di lei.
Zamu tra un matrimonio e l’altro avrà dei figli che crescerà da sola, nella disperazione, fino ad arrivare ad una disperazione immensa, quando gli verrà diagnosticata l’Aids.
Zamu conoscerà l’Amore di una forza divina che gli farà comprendere la fede e la porterà a lottare per se ma soprattutto per gli altri. Per questo Amore cambierà il suo nome in Veronica.

 

“Le vie di accesso al continente nero erano costellate di croci piantate su tumuli di terra. L’Africa non si concedeva a buon prezzo e usava le sue invincibili armi per non lasciarsi violare: le malattie, il clima e la natura feroce”

Non è un racconto di fantasia, è una storia vera di una giovane donna malata, che ha conosciuto violenza, dolore, abbandono, miseria, ma anche speranza e riscatto. A raccontarla in questo meraviglioso libro è Alberto Reggiori, il medico italiano che ha curato Zamu a Hoima.
Troveremo tradizioni africane ancestrali, come la sposa bambina, la pratica di fango e cenere che da secoli le levatrici spalmano sulle partorienti durante il travaglio, conosceremo la fuga dalla guerra, il flagello devastante dell’Aids, conosceremo l’Avsi* e il Meeting Point**, conosceremo l’Highly Active Anti-Retroviral Therapy , combinazione di tre farmaci che tiene in vita molti malati di AIDS.
Il libro ha un’impronta cristiano/cattolica, ma è scritto con umiltà e immensa umanità.
Mi ha commosso questo libro, la storia di questa donna è struggente e dolorosa, ma non so perchè mi fa sognare di un’Africa meravigliosa, dove ancora, in alcune zone, le donne non possono frequentare la scuola e sono trattate come merce.
Mi ha affascinato la forza di questa giovane che non ha mai rinunciato a guardare le stelle e pregare (e posso solo immaginare quanto sia bello il cielo stellato in quel travagliato meravigliso continente), che non ha esitato a farsi chiamare Veronica, colei che allevia…

“…una tradizione africana: chi guarda un leone negli occhi e sopravvive sarà invincibile.”

* AVSI: fondazione per uno sviluppo sostenibile e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, impegnata soprattutto alla difesa e valorizzazione della dignità della persona.
** Meeting Point:centro creato da un malato di AIDS per trattare in modo più umano chi è ammalato.

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

ladra 1939 – Germania.
Liesel Meminger durante la sepoltura del fratellino trova un piccolo libro, lo prende e lo custodisce segretamente. Non sa leggere ma apprenderà le parole grazie al padre adottivo, che gli impara anche ad amare la musica: “Mai dimenticarci la musica.” E’ il periodo nazista e i libri vengono bruciati, Liesel cerca di portarne via alcuni, li ruba anche a casa del sindaco, vuole salvarli e ha sete di sapere. Ama leggere, unica forza contro il momento difficle che vive l’umanità. Ha un alleato, Rudy, che condividerà con lei i furti di libri anche se preferirebbe rubare generi alimentari. Malgrado tutto Liesel è serena, ma tutto cambia quando in casa arriva un giovane ebreo che la famiglia nasconderà per diverso tempo: Papà disse: ” Com’era là fuori?”  Max sollevò il capo, con un’espressione stupita. “C’erano le stelle”, disse. “Mi hanno bruciato gli occhi.”

 

Ho riletto questo libro sotto la spinta di Melissa, che a sua volta voleva rileggerlo. Insieme a me. Voleva commentare la Morte, personaggio chiave di questo stupendo libro.
All’inizio si fatica un pò a leggerlo, ma poi ti avvince e vai di filato. Trama impostata in modo originale, a volte spiazza. Un romanzo che fa riflettere sulla vita, sulla morte, sul dolore, sulla paura, sulle inutili e devastanti guerre. E’ un libro di speranza perchè le parole, i libri, sono ciò che possono salvare la mente, il cuore, l’anima dalle brutture del mondo.
E la figura della Morte a noi è piaciuta, dice una grande verità, che forse ancora l’uomo non ha capito, o si rifiuta di accettare, preso com’è dalla sua onnipotenza.

 

La Morte:
***PICCOLO MA SIGNIFICATIVO COMMENTO***
Nel corso degli anni ho visto tanti giovani che credono
di correre gli uni contro gli altri.
Non è così.
E’ verso di me che corrono.

La Morte:
***UN ULTIMO FATTO***
La ladra di libri è morta ieri.

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Anna – Niccolò Ammaniti

prossima-uscita-anna-di-niccolo-ammaniti-L-25CHta  Dopo la morte dei genitori, Anna, testarda, coraggiosa, adolescente, deve cimentarsi con tutte le sue forze, e con l’aiuto di suggerimenti scritti su un quaderno lasciatogli dalla mamma, nella lotta per la sopravvivenza sua e del fratello Astor, più piccolo di lei, in una Sicilia diventata un immenso cumolo di rovine: boschi misteriosi, natura arida, centri commerciali e città abbandonate. Una Sicilia dove percorreranno chilometri e chilometri e dove vivranno momenti di pericolo e paura, dove incontreranno strani personaggi. Un virus letale per gli adulti si propaga sulla Terra, lasciando in vita solo bambini e ragazzi che non superano i 13/14 anni.
Riuscirà a salvarsi? E per farlo sarà sufficiente uscire dall’isola dove ha  sempre vissuto?

 
Leggendo questo libro ti viene voglia di non diventare grande, i grandi muoiono.
Ma i giovani hanno speranza, ecco credo che la volontà che c’è nel libro di Ammaniti è dare la speranza, far credere nella speranza. Anche se la speranza passa per la crudezza di questo libro, per le immagini apocalittiche, anche un po’ macabre se vogliamo, per l’ansia che suscita. Anna è una figura forte, che dovrà lottare contro altri bambini, contro un cane, contro se stessa…Ci ho visto diverse metafore nel libro: crescere passando per momenti difficili, si diventa adulti inevitabilmente anche scontrandosi con le tragedie della vita; adulti che muoiono, forse quando non hanno più nessuno stimolo, hanno perso le speranze di ciò che desiderano e non possono avere, il tempo fugge; il mare, l’immensa distesa che da idea di libertà, che accoglie, come la madre quando ti porta in se; e questo progresso che innesca sempre nuove catastrofi….Forse il tema è sfruttato, ma visto con gli occhi dei bambini cambia di molto. Magari domandiamoci se ciò potesse accadere veramente cosa mai lasceremo alle future genererazioni? Solo la speranza, quella che molti di loro stanno già perdendo attualmente, perchè le “catrastofi” non sono solo quelle descritte nel romanzo, ce ne sono di quelle meno eclatanti, più silenti, ma insidiosissime, che possono distruggere davvero. E le regole (il quaderno) a volte bisogna cambiarle e adattarle al momento che si vive, un’altra verità.
Questo romanzo, anche inverosimile se vogliamo, mi è piaciuto, mi ha anche emozionato, è intenso, struggente.

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