TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Cercando Alaska – John Green

Miles Halter, sedicenne introverso, colto, legge la vita di molti personaggi illustri e di questi memorizza le loro ultime frasi, quelle dette prima di morire. Tra le tante lo colpisce particolarmente la frase di François Rabelais:”Me ne vado in cerca di un Grande Forse”. Il ragazzo per cercare il suo grande forse si iscrive al terzo anno delle superiori in Alabama, alla Culver Creek Preparatory High School.
Qui conoscerà un mondo diverso da quello della Florida, dove vive, e amici particolari: Chip Martin, chiamato Il Colonnello, suo compagno di stanza che lo soprannominerà Ciccio vista la sua magrezza; Takumi Hikohito, che spesso viene tenuto allo scuro dei progetti del gruppo; Lara Buterskaya, rumena, con la quale avrà una breve relazione; ma soprattutto conoscerà Alaska Young, sensuale e bellissima ragazza, emotivamente instabile, imprevedibile, lunatica, di cui si innamorerà profondamente. Alaska ama leggere ed è ossessionata dalla sofferenza intima che da sempre l’accompagna.
Miles entrerà anche in contatto con i “Settimana Corta”, ragazzi ricchi che nei giorni feriali dormono al campus ma ogni weekend tornano a casa.
Miles subirà, al suo arrivo, uno scherzo rituale che però è appesantito da una modalità inusuale, pericolosa, questo porterà il gruppo degli amici ad attuare una serie di scherzi verso i Settimana corta.
Ogni qual volta si fa uno scherzo bisogna distrarre il preside, Mr. Starnes detto L’Aquila, rigoroso e attento al consumo di sigarette e alcol nel campus, molto legato ai suoi studenti. Di scherzo in scherzo il gruppo si affiata tantissimo; Miles comunque non trascura lo studio ottenendo ottimi risultati.
Alaska, in una serata di bevute, bacierà Miles e tenterà un approcio sessuale, ma la ragazza riceve una telefonata dal suo fidanzato, Jake, che gli ricorda il loro anniversario, dopo un pò Alaska in preda ad una specie di follia ricorda anche un’altra cosa che non rivela agli amici ma ai quali chiede di aiutarla a scappare dal campus. I ragazzi attuano un piano e lei va via.
Il mattino dopo il preside dà, a tutti gli studenti, una atroce notizia: Alaska era morta in un incidente stradale.
Il gruppo resta sconvolto e passeranno mesi prima che si possano riprendere e cercare di capire il perchè di quell’incidente.
Colonnello, Ciccio, Takumi e Lara, per ricordarla organizzano, prima della fine dell’anno scolastico, un ultimo grande scherzo in suo onore, uno scherzo che Alaska aveva progettato e mai realizzato.
Esame di fine anno di cultura religiosa, tesina: “Come farai tu, tu personalmente, a uscire da questo labirinto di sofferenza?” che è la domanda che sempre si poneva Alaska.
Miles riuscirà a trovare la riposta, anche se è convinto di aver perso il suo Grande Forse.

Ormai sono entrata nel circuito delle letture per adolescenti (ma non fanno male neanche agli adulti), forse ne uscirò quando mia filgia non lo sarà più, ma al momento non mi dispiace neanche un pò. E quindi eccomi qui a parlare di un altro libro dove fa da padrona la vita degi adolescenti, americani, ma sempre adolescenti…non sono forse tutti uguali in tutte le latitudini e longitudini?
In questo libro la domanda è il perchè della ricerca della morte, o se invece la morte è solo un incidente, nella vita di Alaska.
Questo libro è bello, ben scritto, fa riflettere, fa commuovere e anche sorridere. Quel dividerlo in prima e dopo è stato secondo me vincente, il prima prepara, il seconda ti propone il messaggio. Forse causa della mia età non più “acerba” vi ho trovato tanta dolcezza e bellezza in questi adolescenti “moderni” che sembrano sempre pronti a mordere la vita, ma che non hanno capito che è più facile che la vita morderà loro, ma è pur vero che se lo avessero capito che adolescenti sarebbero?
La storia mi ha coinvolto e non posso che ringraziare mia figlia per avermelo proposto. I temi trattati sono seri ma il modo semplice in cui vengono proposti ne facilità la comprensione.
C’è la paura della vita, la paura della sofferenza, il sesso, la gelosia, la voglia di libertà, la voglia di divertirsi, il dolore, la confusione interiore, insomma il perchè di tanti comportamenti adolescenziali: il labirinto…ciò che è la vita. Ecco Alaska è tutto ciò, è la metafora di tutto ciò.

 

 

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Un libro per Hanna – Mirjam Pressler

  Hanna, 14 anni, ebrea, tenta di emigrare dalla Germania per andare in Palestina, dove già vive sua sorella; per questo dovrà lascire la madre, con cui vive.
Parte con un gruppo di sei ragazze per la Danimarca, non invasa, all’inizio del conflitto mondiale, da Hitler perchè nazione neutrale.
Quando la ragazza si sente al sicuro avviene l’irreparabile, insieme alle amiche viene deportata nel campo di concentramento di Theresienstadt. Le ragazze si coalizzano per aiutarsi e non arrendersi alla tragedia che le ha travolte. Per non arrendersi alla follia e alla violenza umana, anche se non tutte ce la faranno.
 E’una storia vera, è una narrazione tanto precisa degli eventi che ti ci trovi dentro, vivi la storia, le paure, come se tu fossi la protagonista.
Un romanzo dolorosamente coinvolgente che però lascia spazio alla speranza, all’amicizia, all’amore. Un romanzo dove si evidenzia come è stata rubata la gioventù nel momento in cui era al suo culmine. Quanti sogni frantumati, annullati per volere altrui! Per un volere malato, cattivo, fanatico che ha lasciato segni indelebili nelle persone che sono sopravvissute a tanto orrore.
A me ha toccato il cuore; ancora conoscere l’orrore di uno spaccato terribile della nostra storia che non si può dimenticare, ignorare.

“Ho conosciuto Hanna B. più di trent’anni fa, in un kibbutz nella Galilea superiore, e da allora l’ho incontrata quasi ogni anno. Andavamo d’accordo e spesso facevamo lunghe chiacchierate insieme. Naturalmente mi ha raccontato anche molte cose della sua vita. La sua morte, nel 2006, è stata un duro colpo per me e da quel momento non ho mai smesso di pensare a lei. (…) Non voglio che la storia di Hanna B., per quanto la conosco passi sotto silenzio e venga dimenticata. Non potevo scrivere un libro su Hanna, ormai è troppo tardi, allora ho scritto un libro per Hanna.”

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Avengers: Age of Ultron

imm regia di Joss Whedon.

 

Il barone Wolfgang von Strucker (comandante dell’HYDRA) è in possesso dello scettro di Loki che utilizzerà per alcuni esperimenti sugli esseri umani al fine di portare a termine un progetto chiamato Ultron (nato dalla mente di Tony Stark e Bruce Banner), un robot che impossessatosi del potere vuole portare la pace nel mondo ma solo con la presenza delle macchine e vuole distruggere gli Avengers; Iron Man, Capitan America, Vedova Nera, Occhio di Falco, Thore e Hulk, attaccano la base e recuperano lo scettro che contiene la quarta delle sei Gemme dell’Infinito, la Gemma della Mente.
Lo scettro viene portato nei laboratori di Stark, dove però Ultron si attiva, distruggendo l’intelligenza artificiale che aiuta Iron Man, e riuscendo a portare via lo scettro; tornato nei laboratori di Strucker costruisce un’armata di droni. A dar man forte all robot ci sono i gemelli Maximoff, i potenziati images
I Vendicatori devono affrontarli non senza subire diverse sconfitte, in parte dovute alla manipolazione delle menti da parte di Wanda.
Un grande aiuto per la riuscita dello scontro da parte dei Vendicatori, arriva da Thor che riesce ad attivare l’androide, la Visione, che contiene la gemma dello scettro e grazie ai gemelli che si uniscono alla squadra dei Vendicatori.
La vittoria del gruppo salverà dall’estinzione totale l’umanità.
Thor torna ad Asgard, Stark e Barton si ritirano, Capitan America e la Vedova Nera si preparano ad addestrare una nuova squadra di Vendicatori, composta da James Rhodes, Wanda Maximoff, Visione e Sam Wilson.
Riappare Thanos.

 
Il genere si conosce: fantascienza, supereroi, battaglie….Diciamo che il primo Avengers è stato stupendo e mi ha anche divertito di più, ma sicuramente questo nuovo film sulla saga della Marvel non mi è dispiaciuto neanche un pò; interessante l’idea di mettere in vista Occhio di Falco e inserire nuove figure, come il “carismatico” Visione imagesik, il velocista QuickSilver e una sorta di maga/strega, Wanda.
thumbnail_20502 Ho tovato affascinante l’idea di questo “folle” robot che inaspettatamente sembra avere un “cuore” umano, ma che si rivela essere un’anima nera, una macchina quasi perfetta (le macchine le crea l’uomo che perfetto non è…) da voler diventare un dio, anzi essere Dio; chissà se le macchine che stiamo creando un giorno non vorranno ribellarsi? Fantascienza…Un pò questa figura mi ha ricordato molti “immaturi” dei tempi di oggi, quelli che sembrano avere tutto nella loro mano ma non hanno l’esperienza giusta per gestirsi.
Mi ha intrigato tutta la parte sull’intelligenza artificiale, che nel nostro tempo è tanto di moda ma che vorrei restasse davvero una fantasia. In qusto film c’è un pò di tutto: la genetica, il traffico delle armi, la manipolazione mentale, la paura che diventa umana quando avvicini l’amore, la famiglia, c’è anche un pizzico di passione, la fragilità dei super eroi….Un connubio tra intelletto e sentimento che penalizza un pò la battaglia finale ma che forse serve per dare un nuovo impulso al film che propabilmente mette lo spettaore in attenzione pensando anche all’eventualità (per altro certa, si sa) di un seguito che non deve diventare solo sterile pensando alle sempre vittorie degli Avengers.
Mi è piaciuta sia la sceneggiatura che la colonna sonora, bravissimi gli attori.
Comunque ognuno di noi lo veda non si può certo dire che in questo film non manchi la spettacolarità (credo il suo vero punto di forza) con incredibili effetti speciali, scene d’azione al cardiopalma.
L’abbiamo visto in 3D e devo dire che è di grande impatto, sicuramente non si ha il tempo di annoiarsi.
Avengers-2-Iron-man-iPhone-6-Wallpaperiron-man-avengers-2 E lasciatemelo dire, non toccatemi Iron Man, anche se spocchiosamente superbo e donnaiolo!

 

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L’ultimo lupo

lupo  di Jean-Jacques Annaud
  Due giovani studenti di Pechino, durante la Rivoluzione Culturale, vengono mandati nelle zone più interne della Mongolia allo scopo di istruire i componenti di una comunità di pastori nomadi, uno di loro è Chen Zhen.
La comunità nomade vive nella steppa che è anche l’habitat del lupo con il quale intrecciano le loro vite.
Chen Zhen resta affascinato dal lupo e dalla sua vita, tanto che decide di addomesticare un cucciolo sfidando il parere contrario, l’osticità e le tradizioni della tribù. Poco dopo il governo decide di eliminare tutti i lupi della zona e la vita per i due si complicherà.
Un film bellissimo e drammatico tratto dal romanzo, in parte autobiografico, Il totem del lupo di Jiang Rong (il più letto in Cina dopo il libretto rosso di Mao), che è stato tra i protagonisti di piazza Tienanmen e per questo ha scontato una pena in carcere fino al ’91.
Come la maggior parte delle volte contesto la traduzione italiana del titolo, inappropriata vista la forza che nel libro e nel film si vuole dare al significato del lupo…un dio, una forza protettiva per quel popolo, si evince dalle prime scene dove una pelle di lupo sventola nel campo dove vivono i pastori e spesso viene inquadrato durante il film. Un totem….
16-_11_33075912_note-di-cinema-dal-deserto-ultimo-lupo-di-jean-jacques-annaud-2015-4 Nel film c’è una forte componente ambientalista che evidenzia l’alterazione dell’equilibrio tra la natura e l’uomo  proprio a causa di questo, ho apprezzato molto anche se le scene mi hanno fatto soffrire molto per la crudeltà di alcune situazioni che vanno a colpire proprio l’animale. L’uomo e il lupo, uno dei legami più forti e combattuti da sempre in natura.
maxresdefault E quanto sono belli sti lupi grigi di Mongolia (si chiamano proprio così)! images  Belli da togliere il fiato, che ti ammaliano con i loro occhi astuti, intelligenti, dal colore indescrivibile e il corpo forte e snello. 41468_pplimages b  Spettacolari sono i scenari naturali, supportati da un’ottima fotografia. UltimoLupo_TSR1423615573808_0570x0388_1423615852083 Bravissimi e belli gli attori, coinvolgente la colonna sonora.
Il film ancora una volta mi fa porre una domanda, quanto è convinto l’uomo che sia necessario sconvolgere secoli di tradizioni che donano e determinano la serenità e l’armonia sufficiente di alcune popolazioni per vivere un connubio positivo con la natura preferendolo a un progresso che sempre più spesso si rivela controproducente?
201501121842390a629_550 Popoli che da sempre sfidano venti, gelo, animali, ma che ne rispettano la maestosità, il silenzio, i predatori.
imagesm Perchè soffocare la libertà ancestrale di popoli e terre?

E apro una parentesi, forse un giorno racconterò questa storia…ho sofferto molto nel vedere questo film perchè un lupo è dipinto nei miei occhi e incastonato nel mio cuore, per sempre.

 

“Non si cattura un Dio per farne uno schiavo.”

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Kunda – Giuseppe Mercuri

kunda Kunda: meraviglioso e agile sovrano dei Rapaci, ultimo maschio della sua specie, guiderà i suoi sudduti dal Sahara al Karakorum, kunda1042accompagnato dalla sua compagna Beki…

Beki, regina delle Aquile

Beki, regina delle Aquile

“All’aquila bianca era stato concesso di vivere molto a lungo. Per questo era dotata di poteri notevoli se non eccezionali, come se il Dio dell’Universo avesse voluto preservarla nei tempi….”kunda041

Gnud, re dei Falchi. Il traditore

Gnud, re dei Falchi.
Il traditore

Sirk, re dei Pipistrelli, Signore della Notte. L'antagonista spietato

Sirk, re dei Pipistrelli, Signore della Notte.
L’antagonista spietato

Niente sarà facile, ci saranno i traditori assetati di potere, ci saranno i coraggiosi che l’affiancheranno nella lotta per la sopravvivenza.

Dark, il giovane falco coraggioso

Dark, il giovane falco coraggioso

Tikkan, il fedele nibbio

Tikkan, il fedele nibbio

 

Un piccolo, non più di 125 pagine, meraviglioso libro.
Un piccolo libro che è una favola, metafora della vita, delle sue difficoltà, dei suoi pericoli.
Una favola che si racconta dall’alto, dai cieli, dai picchi più alti fino alle basse pianure dove vive l’uomo e la sua avidità.
Linguaggio particolare, che crea descrizioni che sembrano quadri:”Impararono così a seguire il sole ed il vento per non smarrirsi in volo, a tenere la rotta nella notte grazie alla luna e alle stelle, e ad orientarsi annusando l’aria.”
kunda1043Disegni, di Federica de Amicis, dal tratto e dal colore superbo come gli animali di cui si narra.
Una favola che non è solo per ragazzi, ma anche per gli adulti, quelli che ancora si fanno affascinare, e si sanno perdere, nel mondo della fantasia. Una di questi sono io.

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Come sasso nella corrente – Mauro Corona

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 La donna, che da “…ragazza attraversava la città, col passo lungo e il portamento altero, e quegli occhi color nocciola che leggevano l’anima…”, che sapeva essere “…temporalesca e mite, passionale e inquieta…” ormai anziana, ma ancora “…altera e orgogliosa…”, silenziosa, discreta e sfuggente, ripensa al suo amore, quello che per lei è stato “….albero, roccia, torrente, montagna, attrezzi, quaderni, libri…luci, ombre…” e lo fa accarezzando le sculture che lui ha lasciato, sculture dove “…raffigurò il dolore…”; lui, l’uomo che “..giovane non è mai stato…”, ” quel lui “…orfano di genitori viventi…”, quel lui che “…aveva cominciato presto a bere vino… per spavalderia, per sfidare i vecchi che lo volevano uomo…”, che aveva vissuto “… in qella casa dove non sorrideva nessuno…una casa di vecchi stanchi, antichi come le stagioni…”, quell’uomo “…imprevedibile, imprendibile, estroso e pieno di spine…tormentato dal passato…che fu allegro per brevi attimi…”, quell’uomo che “…disegnava il suo destino…che s’affacciò al bordo dell’abbisso e guardò il fondo…”, quell’uomo che “…aveva ottenute buone vittorie e tante sconfitte, uscendone agro, sfinito, pesto e nauseato…non era più l’uomo spaccone, arrogante e vanitoso…”.  Si erano amati, “…si erano annusati…s’abbeveravano un l’altro…erano buone le ore quando stavano assieme…camminavano molto, camminavano per nacondersi, evitare gli sguardi, avere libertà…gli occhi negli occhi. Quegli occhi che si amavano…stare assieme per sempre…ma per sempre non esiste”. Si amarono in quei boschi che lui amava tanto, fino a che l’uomo vecchio e stanco si seppellì nella Cuna dei morti, in un posto tranquillo, insieme alla cerva che “…accucciata accanto poggiò la testa sulle sue ginocchia…”; la donna, a molti chilometri di distanza “…stava sul divano…nella fissità della morte…circondata da sculture di legno..nella mano stringeva una figura piccolina, due amnti che si abbracciavano…” accanto al divano stava “…il riccio, morto anche lui…”.

In questo romanzo Mauro Corona racconta parte della sua vita, il protagonista lo ricalca molto. Mauro Corona è l’uomo che ama infinitamente la natura, ne ascolta il respiro, ne conosce la forza, ne conosce la distruzione…Parla, con suoi termini forti, da grande conoscitore della montagna e della sua vita; i suoi termini forti, schietti, a me non dispiacciono neanche un pò, perchè sono verità, danno l’esatta misura delle situazioni narrate; parla di quella terra “…di fughe,emigrazioni e ritorni, dove l’inverno soffoca ogni rumore, dove la neve seppellisce tempo e anni, dove i torrenti si fanno ghiaccio, dove i caprioli sentono la libertà finchà l’uomo…” Parla della malvagità dell’uomo che non si ferma davanti a niente, “…che avevano agito coscienti e precisi, uomini potenti avevano deciso di stravolgere tutto…”, e torna Erto e quella valle che “…rabbrividì, si spaventò, chiuse le braccia per proteggersi…l’acqua fu costretta ad ubbidire, si fece piegare, piegando a sua volta la natura…gli alberi non stiracchiavano più le braccia…laggiù era scomparso tutto…una montagna scivolò schiantandosi nell’acqua contenuta da un foglio di cemento…l’antica terra…venne cancellata in tre secondi…” C’è una descrizione più efficace di questa? Terribile verità. Parla della vita come una “…signora che passa veloce con in mano una cesta piena di roba…”, le sue similitudini le adoro. E c’è quell’amore che cerca di sopravvivere nella memoria che sfugge, quell’amore che è sopravvissuto alla lontananza, alle convenzioni, che fu medicina per le piaghe che la vita infligge. Ci sono considerazioni sull’infanzia che a volte viene rubata, uccisa, depredata della speranza, della gioia, della tenerezza. E ci sono tre mummie, “…donne disseccate…nell’intercapedine…”, qui torna il Corona tenebroso, un pò horror.
E’ un libro cupo, diverso dagli altri, anche lento, ma che contiene l’incitamento a vivere, sempre. Io l’ho trovato meno bello degli altri, almeno di quelli che ho letto, ma molto intenso, anche se malinconico; un libro dove Corona si mette a nudo senza paura di far capire chi veramente cela sotto quel volto rugoso, dove non ha paura di far conoscere la sua vita travagliata, forse una ricerca intima, esistenziale, scolpita come le sue sculture di legno. La sofferenza è palpabile in questo libro, ma sembra un grido di liberazione, scrivere non è forse anche questo?

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Ancora un ciao doloroso

Quanto dolore in questa giornata e poi un piccolo spiraglio di luce, perchè questa casa è strana, accade sempre qualcosa che mi sorprende.
Un dolore grande prendere una decisione che fa scivolare una vita nel sonno eterno, anche se quel sonno è la fine di ogni soffernza, una sofferenza atroce che anime pure come gli animali non meritano. Un dolore grande vedere quel compagno di vita adagiato e semi addormentato. Un dolore grande stringerlo l’ultima volta e appoggiare la mia fronte sulla sua mentre quegli occhi velati di sonno ti cercano ancora. Un dolore vedere mia figlia stringerlo e accarezzarlo e sussurargli chissà quali parole d’amore per l’ultima volta. Non vedrò mai più il tuo muso spuntare in quell’angolo strategico da dove dominavi il cancello, la porta d’ingresso, la finestra di Meli; un guardiano attento e protettivo
Ancora una volta dico ciao, perchè ancora incontrerò la potenza del salto, la forza magica di quegli occhi, lo scodinzolare di quella voluminosa coda, l’allungarsi di quella zampa che sempre tendeva per salutarti, chiamarti. Ancora vedrò la potenza di quella corsa vigorosa, ancora stringerò quel corpo massiccio e agile.
Cane speciale, dall’intuito e dal fiuto speciale, cane fedele fino all’ultimo, cane che ha amato mia figlia sopra ogni cosa, incondizionatamente.
Ciao Argo, il vuoto che lasci è grande, immenso, la felicità che ci hai donato è un bene prezioso. Non ho più lacrime da donarti .

E mentre Argo si addormentava tra le mie braccia, mio marito salvava una cucciolata che qualcuno ha deciso di far morire in modo disumano, e da quella cucciolata arriverà un raggio di sole che non scalderà nello stesso modo di Argo, ma scalderà…perchè ogni raggio di sole arriva con angolazioni diverse e illumina ogni volta una parte diversa di noi.
Questa casa è strana.

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Ciao Vento

VENTO - 4 2003VENTO - 2 2003Eri un batuffolo piccolo, morbido e bianco; eri in una cucciolata da sopprimere, ti abbiamo tirato fuori da quel carrello come se fossi un dono grande della vita. E lo sei stato.
VENTO E MELI - ANAGNI - 2 2007Quando Meli ti ha visto correre, così piccolo ma potente, ha esclamato “Il vento!”, e per me sei stato così:Vento.
Sei stao il vento che ha scherzato con le mie gambe, sei stato il vento che ha scosso il mio cuore, sei stato il vento che soffia lieve nelle notti stellate sulla coperta che ancora odora di me e di te, quella coperta in cui ora sei avvolto come un sudario, perchè tu possa sentire ancora il mio odore, perchè tu solo ne sei padrone….sei stato il vento del bosco, quel bosco che conosci al millimtero, dove abbiamo trovato angoli meravigliosi, dove hai rincorso le volpi mai prese, dove non hai mai varcato la linea immginaria, ma che tu intuivi, dove inizia il regno delle vipere, sei il vento di quel bosco dove avrei voluto scavarti una culla tra le radici degli alberi, tra il rosa e il lilla dei ciclamini, tra il fresco delle felci, perchè io lo so che tu lì saresti voluto stare, perchè tu sei il “selvaggio” quello libero, libero come il vento, ma non si può.VENTO - 3 2005
E ieri sera quando sono tornata ho sentito un soffio dietro di me, le fronde stormire, ma vento non ce n’era e ho detto “La vecchia signora ci viene a trovare” e mio marito dice “Non fare la strega”, ma io la strega la ho tra gli antenati e quel vento l’ho già sentito due volte; quando non ti ho visto arrivare ti sono venuta a cercare, eri accucciato sulle scale, luogo insolito per te e mentre ti accarezzavo ho sentito quel vento spostare le foglie accartocciate ma foglie accartocciate non ci sono ora, mi sono voltata e ho sentito il gelo sul viso e lungo la schiena, l’ho ignorato, non volevo pensare. Ti ho portato con me, siamo stati insieme fino alle due della notte, tu un pò mogio, io infreddolita come il marmo, poi ti sei alzato sei andatro a bere, mi hai scodinzolato e accarezzandoti ti ho detto che finalmente anche questa volta la crisi se ne era andata. Quegli occhi tuoi dolci e di velluto, che non mi abbandonavano mai, mi hanno ingannata, li hai usati a meraviglia per farti capire, sembravano due stelle lucenti, stelle senza vista ormai ma che sempre brillavano quando eri con meVENTO Questa mattina quando ho aperto la porta e tu non c’eri, perchè tu eri il primo ad arrivare e mi baciavi la mano, ho capito che qualcosa non quadrava e ti ho cercato nell’unico posto che avresti scelto, e non mi sbagliavo perchè io e te non avevamo bisogno di altro che guardarci e capirci; eri li, con la testa sulle zampe, avvolto nel sonno mortale, accucciato come quando dormivi; ti ho toccato, accarezzato, la mano cercava il tuo calore ma non c’era, non c’è più; quel pelo morbido e candido sembrava esserlo ancora di più.
Quel calore è nel mio cuore e nelle lacrime che scendono lente e inesorabili, quel calore sarà sempre mio anche se non lo abbraccierò più.
Foto1808Mi hai aspettato ogni giorno che ho trascorso in ospedale, lunghi periodi in cui non si è mai capito come tu fossi sopravvisuto a non bere, non mangiare, lunghi periodi in cui hai obbligato la mano di Meli o di Giancarlo a farti bere con la siringa, a infilarti un bocconcino di carne in bocca o nutrendoti con una mela al giorno, la cosa di cui eri più ghiotto…eppure sei sopravvisuto a tutte le mie assenze, quando tornavo era festa, riprendevi i chili, la forza, la gioia; perchè non mi hai aspettato ancora? Perchè mi hai illuso? Mi piace pensare alla leggenda, o forse non lo è, che dice che il cane si allontana dal padrone quando sa che deve andarsene per sempre, per non procurargli sofferenza o per non vederlo soffrire. Si, sarà così. Ma ora soffro e tanto perchè tu sei e sarai sempre il Vento che ha attraversato la mia vita lasciandomi dentro una brezza d’amore incondizionato.
VENTO E PENNY- 2003Sono sicura che ora corri libero nei prati del cielo insieme a Penelope.VENTO E PENNY - 12 10 2005
Ciao amico mio, un giorno ci rincontreremo, ne sono sicura. E questa notte sarà lunga, tanto, già sò che guardando fuori la tua sagoma bianca nel buio della notte, e di tutte le notti a venire, non ci sarà più. Ciao compagno dolce e rassicurante, ciao amico fedele. Ciao Vento.

VENTO - 2 2005

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I fantasmi di pietra – Mauro Corona

126In quella casa vive e lavora un fabbro, stà forgiando i stumenti da lavoro per arare, rastrellare, tagliare. Lìc’è il forno del pane, il suo profumo invade la strada. Ecco la letamaia dove è stato ritrovato il corpo del marito della donna che vive nella casa accanto. E lì ci sono i cessi pubblici dove possiamo vedere i culi delle donne che vanno a urinare. Quella è la stalla del delitto. In quella cucina c’è il camineto più grande di tutto il paese.
Quattro strade che tagliano il paese dove in ogni stagione si lavora secondo i ritmi della natura.
Peccato che il paese è un paese fantasma, le figure sono fotografie nella mente dell’autore, sono una fotografia che è rimasta tale dopo il 9 ottobre 1963.

Corona narra poeticamente la natura, la vita, le persone, le case che in questo paese, Erto, animavano la vita di tutti i giorni fino a quel maledetto giorno, quando il monte Toc franò nell’invaso del Vajont sollevando un’onda altissima, 200 metri di altezza, che sconvolse gli agglomerati montani di Erto e Cassio provocando più di 100 morti e fece scomparire il paese di Longarone portando via più di 1900 vite. Ci parla della saggezza antica di popolazioni abituate a sacrifici e che rispettavano e si adattavano alla natura che li circondava, una natura non sempre benevole, quella natura che si stà riprendendo i suoi spazi, quei spazi che l’uomo gli aveva tolto e che l’uomo gli ha ridato, ma a che prezzo?
Un libro anche intriso di metafore, malinconia, storie di epoche lontane; un libro dove ho potuto conoscere gli usi, la povertà, le leggende di quel paese di montagna.
Ho sorriso, mi sono incuriosita, mi sono immedesimata e mi sono comossa leggendolo. Per me un libro stupendo, da leggere con calma e in silenzio, per ascoltare il ritorno dei fantasmi che camminano in quelle quattro strade. Un libro dove la memoria ci ricorda che l’uomo può costruire con grande sacrificio ma può distruggere per grande superficialità.

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Storia di una ladra di libri

ladraFilm di Brian Percival.
In Germania, alla soglia della Seconda guerra mondiale, Liesel Meminger, ragazzina di 11 anni, vede morire suo fratello, viene allontanata dalla madre (costretta a lasciare la Germania per le sue idee politiche), viene adottata da Rosa e Hans Hubermann, viene mandata a scuola dove si rivelerà incapace di leggere. Liesel conserva un libro, “rubato” al becchino che ha seppelito il fratellino, pur sapendo di non poterlo leggere. In breve tempo impara le prime nozioni del leggere e dello scrivere, riesce ad amare la sua nuova famiglia che deciderà di nascondere in casa Max Vandenburg, giovane ebreo, figlio di un amico di Hans, sfuggito ai rastrellamenti tedeschi. Il ragazzo aiuterà Liesel a esternare con le parole i suoi sentimenti. La ragazzina gioca innocente con i nuovi compagni, ma la voglia di leggere sarà tanto grande che “ruberà” dei libri in casa del sindaco  per leggerli a Max, gravemente malato, perchè capisce che sono l’unica via d’uscita ad un mondo di repressione; grazie a quelle letture maturerà e conoscerà alti aspetti della vita. La guerra sconvolgerà la giovane ragazza con la morte di molti che vivevano accanto a lei.

 
Tratto dal romanzo “La bambina che salvava i libri” (che non ho letto) di Markus Zusak è un film bellissimo, doloroso, che  mi ha emozionato. Come molti film che trattano di nazismo e potere viene evidenziata la non cultura dei regimi, la repressione di questa che, si sa, non può che generare parole che inducono la cosienza a mettersi in gioco, che parlano di vita, che sviluppano l’immaginazione.
Il film ci mette davanti a un fatto tipico dei periodi di guerra: giovanissimi forzati a crescere per difendersi e affrontare la crudeltà di chi in questa follia si sente onnipotente, dove le debolezze si trasformano in forza. Un film dove c’è spazio anche per la speranza: quella di aiutare chi è perseguitato, quella di distrarre chi si nasconde per il bombardamento, nel bisogno di condividere l’amore. Un film che cattura, anche senza effetti speciali, perchè il vero effetto è l’insegnamento che c’è dentro, che non dobbiamo mai dimenticare, tralasciando l’aspetto della libertà che è fondamentale e credo ovvio, parliamo della cultura: insegna, libera, fa varcare i confini…Dovremmo sempre ricordarlo, come dice nel film l’ebreo Max Vandenburg (interpretato da Ben Schnetzer), “Le parole sono vita”.
Ho trovato originale la “voce narrante” che altri non è che la Morte, che si concede uno stop per seguire la vita di Liesel, quella morte che non di impossesserà della piccola per moltissimi anni, ma gli toglierà altro.
L’interpretazioni degli attori mi è piaciuta molto: Sophie Nélisse (Liesel) è magistrale, il suo volto vale mille Oscar; Geoffrey Rush (Hans Hubermann), molto indovinato il suo modo di interpretare questo padre adottivo che ama e ha sentimenti di libertà; Emily Watson (Rosa Hubermann) a cui avrei dato l’Oscar comer migliore attrice non protagonista, e che dire del giovanissimo Nico Liersch (Rudy Steiner), amico e innamorato di Liesel, che si tinge di nero per assomigliare a Jesse Owens; ma tutto il cast è stato all’altezza dei personaggi assegnati.
Molti hanno criticato la sceneggiatura, giudicata prevedibile, sinceramente trovo che non avesse bisogno di grandi effetti, come la regia, la storia è di per se ben presentata, credo che lo scopo sia stato proprio questo: centrare la storia sulla trasformazione che le guerre portano nei giovani, non far mancare la cultura, i libri, che sono uno dei modi fondamentali per non far passare la follia di regime. Un film da vedere.

 

 

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